Alieni potrebbero vivere in pianeti differenti dal nostro

Per molto tempo, l’idea che solo pianeti simili alla Terra potevano ospitare la vita fu lo standard per gli astronomi, che andavano alla ricerca di vita aliena. Ora che sono già stati scoperti più di 700 pianeti extrasolari e, di quel numero, solo pochi sono inseriti nella cosiddetta “zona abitabile”, gli scienziati iniziano ad affermare che, limitando la ricerca di vita extraterrestre in pianeti simili alla Terra, si potrebbe per finire di escludere altre possibilità di vita aliena.
Per scienziati come Dirk Schulze-Makuch, un astrobiologo della Washington State University School of Earth e Environmental Sciences e Abel Mendez, esperto in modellazione presso la University of Puerto Rico, il modello di pianeti in grado di ospitare la vita dovrebbe essere sostituito da un criterio più ampio di ciò che costituisce la zona abitabile.

alieni potrebbero vivere in pianeti differenti

Il concetto di zona abitabile fu reso popolare dall’astronomo Michael Hart, negli anni 70 del secolo scorso. Secondo Hart, la Terra era l’unica casa possibile per la vita nella Galassia. La zona abitabile o zona “Riccioli d’Oro” è il posto in cui un pianeta ha una temperatura tale affinchè possa esistere acqua allo stato liquido sulla superficie.
“La prima domanda è se simili condizioni a quelle presenti sulla Terra possono essere trovate su altri mondi, dal momento che sappiamo empiricamente che queste condizioni potrebbero ospitare la vita”, afferma Schulze-Makuch. “La seconda domanda è se esistano le condizioni per esopianeti che suggeriscano la possibilità di altre forme di vita, note o meno note che siano”.
La vita come noi la conosciamo non può esistere senza acqua. Tuttavia, organismi denominati “estremofili”, che possono sopravvivere negli ambienti più ostili, hanno portato gli scienziati a ripensare la loro definizione di vita. La vita potrebbe, effettivamente, sopravvivere in altre parti della Galassia, che non dispongono di acqua.

Il nuovo indice che Schulze-Makuch e i suoi co-autori propongono è diviso in due differenti parti – un Earth Similarity Index (ESI) per categorizzare pianeti con caratteristiche più simili alla Terra e un Planetary Habitability Index (PHI) per descrivere una varietà di parametri chimici e fisici che conducano, teoricamente, alla vita in condizioni più o meno estreme.
La vita aliena potrebbe essere basata su elementi diversi dal carbonio e potrebbe, addirittura, non aver bisogno di un ambiente a base d’acqua. La vita potrebbe adattarsi a usare qualsiasi tipo di liquido. Sotto l’indice proposto, i pianeti potrebbero ottenere un basso tasso ESI, ma anche un maggior punteggio PHI. Ciò darà agli scienziati una visione più complessa di abitabilità planetaria.

Fonte –

No votes yet.
Please wait...

Prosegui con la lettura (usa il menu di navigazione).
* Nell'ultima pagina puoi trovare eventuali link del libro recensito.

loading...

LASCIA UN COMMENTO