Alieni Siriani cosa sappiamo di questa civilta’

Civiltà extraterrestri – SIRIANI (Risveglio Edizioni: Federico Bellini e Ambra Guerrucci dal libro “Le Razze Aliene”)

Sirio nella Mitologia Terrestre

Sirio da sempre ha attirato l’attenzione dei popoli più diversi in tutte le culture della Terra, tanto da vantare oltre 50 nomi diversi. Il nome proprio più diffuso di questa stella è quello derivante dal latino, Sīrius (italianizzato in Sirio), che a sua volta deriva dal greco antico Σείριος (Seirios, con significato di “ardente”), sebbene i Greci sembra abbiano importato a loro volta questo nome dall’epoca greca arcaica. In arabo è nota come al-shira, ossia “Il Capo”, da cui deriva il nome alternativo Aschere, addirittura nel libro sacro dell’Islam, il Corano, Allah (Dio) viene definito il “Signore di Sirio”. In sanscrito la stella era nota col nome di Mrgavyadha (Cacciatore di Cervi) o Lubdhaka (Cacciatore), in Scandinavia era nota come Lokabrenna (La Torcia di Loki), mentre in Giappone il nome della stella è Aoboshi, la “Stella Blu”. Molte culture storiche hanno dato a Sirio dei forti significati simbolici, in particolare legati ai Cani, in effetti, è spesso chiamata con l’appellativo “Stella del Cane”, ossia la stella più luminosa della Costellazione del Cane Maggiore, in quanto legata sin dall’antichità al mito di Orione e al suo cane da caccia. L’eccessiva colorazione di questa stella, spesso, poteva essere messa in relazione con l’avvento di disastri naturali o di periodi particolarmente secchi (specie ai giorni di inizio estate, “estate dies caniculares” dei Romani in riferimento alla stella Canicula o “piccolo cane”), perché in questo contesto ci si riferiva al tempo lontano in cui Sirio sorgeva durante i giorni della canicola, vale a dire durante il periodo in cui si instaurava piuttosto regolarmente la stagione della massima calura annua, tra la fine di luglio e la fine di agosto. Tale riferimento si è manifestato anche in altre culture del Mondo, anche distanti e non comunicanti tra loro: “stella del cane celestiale” in cinese, giapponese, coreano; “faccia di cane” tra i Piedi Neri, popolazione indigena dell’America del Nord, ma anche la “Stella Lupo o Coyote” nei popoli indigeni del Nebraska, “Cane della Luna” tra gli Inuit dell’Alaska, etc. I Cherokee, invece, appaiavano Sirio ad Antares e le consideravano come due cani da guardia alle estremità di quello che chiamavano “Il Percorso delle Anime”.

siriani

La Storia dei Dogon

Nel 1931 un antropologo francese, il dottor Marcel Griaule, si recò a scopo di studio presso la tribù dei Dogon, popolazione che vive in una landa desertica del Mali, in prossimità del confine con il Burkina Faso. Quello tra lo studioso francese e questo popolo, fu un incontro che affascinò il ricercatore e al tempo stesso lo lasciò sconcertato, in quanto venne a conoscenza di una mitologia intricata e complessa collegata a determinate costellazioni del cielo. I Dogon, infatti, celebrano ogni cinquantanni la “Festa del Sigui”, una cerimonia che in sostanza intende esprimere il desiderio di rinnovamento del Mondo. Il momento preciso dell’inizio viene segnato da Po Tolo, la stella del “Sigui”. Il Po è una graminacea dai chicchi piccolissimi, che i Dogon coltivano come cereale, è Digitaria exilis e sotto il nome di Digitaria, il piccolo Po è entrato nella letteratura per indicare “la stella invisibile”. Questa Digitaria, come raccontano i Dogon, compirebbe una rivoluzione completa intorno al luminosissimo Sirio, una volta ogni cinquantanni e, inoltre, sarebbe sempre invisibile. Inoltre la tradizione Dogon, tramanda un’altra notizia ancora, secondo la quale, questa Digitaria sarebbe la stella più pesante e che determina la posizione di Sirio mentre gli gira intorno percorrendo la propria orbita. Ma le conoscenze dei Dogon si spingono ben oltre, perché sanno, da tempo incalcolabile, che Sirio B non è affatto l’unico accompagnatore del luminosissimo Sirio A. I loro miti, infatti, parlano della stelle Emme Ya, il sorgo femmina più grande della stella detta Digitaria, ma con una densità di quattro volte minore, che percorre anch’essa, nell’arco di cinquantanni e nella stessa direzione di Sirio B, un’orbita più lunga. Inoltre Emme Ya sarebbe addirittura accompagnata da un satellite che essi chiamano “Stella delle Donne”, e parlano inoltre di un terzo accompagnatore di Sirio, cui hanno dato il nome di Calzolaio. Il Calzolaio si troverebbe a una distanza maggiore di Sirio e di tutti gli altri suoi pianeti, e percorrerebbe un orbita in senso opposto a tutti gli altri. Le indicazioni relative a Emme Ya e al Calzolaio non sono ad oggi verificabili, perché non disponiamo tecnicamente degli strumenti astronomici in grado di localizzare gli eventuali satelliti di una stella lontana da noi otto anni luce e mezzo. L’analisi del moto orbitale della coppia Sirio A-B, però, ha più volte lasciato sospettare la presenza di una debole sorgente perturbativa incognita, un terzo corpo definibile come Sirio C.

I Nommo e gli Oannes

Dei tanti misteri che circondano questo popolo si è già ampiamente discusso, quello che però ci interessa particolarmente ai fini dello sviluppo delle ipotesi contenute in questo libro, è la loro complessa cosmogonia, basata sulla fede in un dio creatore, Amma, e in una creazione prodotta dai movimenti dell’Uovo del Mondo. In base a queste credenze, i “Nommo”, gli otto progenitori dei Dogon, portarono sulla Terra una cesta con dentro l’argilla necessaria per costruire i depositi di grano dei loro villaggi. Questa immagine, che a prima vista appare abbastanza semplice e priva di particolare significato, nasconde in realtà una conoscenza assai profonda dell’Universo e dei corpi celesti in esso contenuti. Il granaio rappresenta l’Universo, le sue scale simboleggiano sia le coppie di maschi e femmine che generarono i Dogon, sia le varie stelle e costellazioni. Tutto, quindi, ebbe quindi inizio da una “cesta”, ovvero un contenitore che trasportava la vita. Il Nommo era una creatura metà uomo e metà anfibio, proveniente da Sirio, che atterrò nella terra della Volpe, un territorio a nord-est di Bandiagara, nella regione di Mopti. Il nome Nommo deriva da una parola Dogon che tradotta letteralmente significa “far bene”, ma spesso questo essere viene ricordato come “Il Maestro dell’Acqua”, l’Ammonitore o il Distruttore. Ogotemmeli, sacerdote dei Dogon, sentenziò: “L’energia vitale della Terra è l’acqua… questa energia è contenuta perfino nella pietra, perché l’umidità è dappertutto… Nommo scese sulla Terra, portando fibre di piante che già crescevano nei campi celesti… Dopo che ebbe creato la Terra, le piante e gli animali, Nommo creò la prima coppia umana, dalla quale nacquero poi gli otto antenati degli uomini. Questi proavi vissero infinitamente a lungo.” Il fatto che in Egitto e soprattutto in Mesopotamia, siano state rinvenute curiose raffigurazioni e bizzarre statuine di creature anfibie, quali, ad esempio, il mostruoso istruttore Oannes babilonese ed i mitici Dagon e Atargatis dei Filistei, nonché testi in cui tali ibridi uomo-pesce sono i protagonisti di leggende e tradizioni, induce a ritenere che gli antenati dei Dogon, i Garamanti, abbiano acquisito le conoscenze astro-cosmogoniche, che in futuro avrebbero reso così famosi i loro discendenti, a seguito degli scambi culturali con le popolazioni dell’antico Egitto e della terra del Tigri e dell’Eufrate, popolazioni che avrebbero interagito nella notte dei tempi con una civiltà proveniente dal sistema stellare di Sirio.

Sirio e la Costellazione del Cane

loading...

Altri articoli che potrebbero interessarti ...dello stesso autore

Mostra i commenti (2)