Clifford Stone sulle razze aliene..

 

Il video che segue risale al 2006, ma è molto interessante e credo sarà apprezzato dalle persone che si interessano di ufologia anche solo a livello amatoriale.

E’ una video intervista da parte di Kerry Cassidy di Project Camelot a Clifford Stone, riguardo le razze aliene e le doti “sovrumane” anche se lui non lo ammette, che ha quest’uomo. Già, perché dovete sapere, per chi non lo conoscesse, che l’ex Sergente Clifford Stone lavorava in un reparto speciale dell’esercito, considerato al di sopra del top-secret. In pratica Clifford Stone era uno dei “7” uomini (secondo sue affermazioni) in grado di comunicare telepaticamente con razze aliene. Erano conosciuti come gli “ET. Interpreter”, coloro che facevano da tramite per comunicare con razze aliene. Ma il suo compito non era solo questo, infatti doveva anche recarsi sui cosiddetti UFO crash cercare di recuperare più elementi possibili ed eventuali corpi alieni.

Clifford Stone possiede questa dote fin da piccolo, egli infatti racconta che già in tenera età riusciva a mettersi in contatto con altri esseri, dopo qualche tempo riusci a “vedere” una di queste entità aliene che si presentò con il nome di Korona. Un essere che viveva in un sistema stellare distante circa 100 anni luce dalla Terra…

Per aiutare meglio a comprendere l’intervista, che potrebbe essere un po’ confusionaria, aggiungo che da quel che si capisce, all’ex Sergente Clifford Stone e tanti altri, soprattutto quelli che svolgevano il suo stesso lavoro, veniva fatto una specie di lavaggio del cervello per fargli ricordare solo il necessario e cancellare tutto il resto. Egli infatti, di parecchie sue avventure non ha ricordi chiarissimi e solo grazie alle varie letture di informazioni recuperate da colleghi unite alle sue, riesce ad avere un quadro della situazione più chiaro. Più avanti nella lettura, egli stesso nomina il titolo di un famoso film per fare l’esempio di alcuni trattamenti: “The Manchurian Candidate”..

Novembre 2006, Roswell, New Mexico [ Il canale che ospitava il video è stato chiuso, accontentatevi della traduzione 😉 ]

Quasi tutta l’intervista è tradotta parola per parola, tranne in alcuni casi dove si è cambiato qualcosa per rendere la lettura più scorrevole..

Inizio dell’intervista.

K: Clifford Stone, sono molto contenta di poterti intervistare oggi qui. Nutro un profondo rispetto per quello che hai fatto e per il tuo coraggio nel parlare di tutto questo. Non ti nascondo che averti dietro una telecamera è molto eccitante.

C: Grazie, Madam.

K: Se poi consideriamo che ci troviamo in un sito realmente misterioso.. Questo è il Museo di UFO di Roswell, ti dispiacerebbe dirci come sei finito a Roswell?

C: Certo, l’esercito degli Stati Uniti mi mandò qui… Sono in pensione.

K: Bene…

C: Quindi, essendo un militare in pensione, sono sempre soggetto a recuperare, e sono sempre soggetto alla possibilità che mi vengano chieste informazioni a titolo consultivo. Visto che sono andato in pensione come un sergente di prima classe.

K: Questo era il tuo titolo anteriore? Se non ho capito male la tua è stata una carriera di copertura. Esatto?

C:In realtà, avevo un mio compito reale nell’esercito. Era tutto reale, anche le missioni. Quello che tu intendi, accadeva solo quando veniva segnalato un incidente UFO e ci recavamo nelle immediate vicinanze. Posso dirvi che nel 1965, in Vietnam c’era un campo base nel quale hanno tentato di aprire il fuoco su un UFO. Accadde che all’improvviso le loro armi smisero di funzionare, andò via la corrente e tornò solo dopo che l’UFO si allontanò. Posso dirvi che sono stato quattro anni in Vietnam, si, erano quattro anni anche se nei rapporti c’è scritto 37 mesi, perché c’è da aggiungere tutto il periodo del TDY (performing temporary duty), o esecuzione di servizio temporaneo. quelli furono momenti in cui ero molto teso e impaurito, non avevi il potere di nulla.

K: A che età cominciasti?

C: Probabilmente 19 o 20 anni.

K: Ok.

C: Quando si parla di persone che fanno gli Interconnection (ET. Interpreter), bisognerebbe sapere che non esiste una scuola per questo. Erano cose che accadevano per caso nel corso della tua vita.. .. quando andai in pensione c’erano sette persone che facevano ancora parte di questo settore nell’esercito, solo sette in tutto l’esercito.

Ricordo che una volta mi trovai in una situazione dove mi portarono in un luogo dove avvenne un incidente, senza neanche sapere dove si trovava questo posto, so che atterrammo a Ben Hua, solo perché lo lessi da qualche parte guardando indietro.

K: Ben Hua?

C: Si, si trova in Vietnam.


K: Oh.

C: So che era questo il luogo (Ben Hua) perché ci ritornai. Beh, comunque, fu uno degli incidenti che accadde…

K: Si trattava di un incidente? O di una visita?

C: Vedemmo dell’entità.

K: Ok.

C: Il nostro lavoro era quello di cercare di estrarre i passeggeri, lo dovemmo tagliare, credo in 7 parti.

K: Ok. Era uno dei loro?

C: No, no, questo era un B-52…

K: Ok…

C: …che non si schiantò in un modo normale.

K: Era un viaggio nel tempo?

C: No, si trattava di un aereo che fu abbattuto, dove tutti furono assassinati, erano tutti morti in quel B-52.

K: Abbattuto dai visitatori?

C: Erano coinvolti in una missione di bombardamento, per quanto ne posso sapere, anche se non c’è mai stata data una conferma, erano diretti a Nord del Vietnam. Il danno riportato faceva presupporre un attacco antiaereo contro il B-52. Il danno era di questo tipo, questo era un cacciabombardiere convenzionale. Ma la cosa che ci ha incuriosito era che il mezzo aveva dei segni particolari, sembrava che andò contro una mano gigante che lo prese con forza per poi scagliarlo in mezzo alla giungla.

K: Oh…

C: Noi non sapevamo nulla, non te lo dicono. Quando salimmo con l’aereo negli Stati Uniti per andare in quel posto, ci venne detto che eravamo diretti in Florida.

Quando siamo atterrati a Oakland, sapevamo di non trovarci in Florida. ricordo che ci diedero un piccolo sacchetto di plastica. Dovevamo tagliare il logo della US Army, e l’etichetta con il nostro nome. Una cosa che non facevamo mai era toglierci le placche di identificazione. Una volta eliminato logo ed etichetta di riconoscimento, consegnavamo i sacchetti che venivano conservati da qualcuno a Ben Hua, fino al nostro ritorno. Dopo di che, ci portavano in una baracca in campagna dove al suo interno c’era un tavolo, una sedia un block-notes, e un paio di penne. Ci lasciavano li a scrivere i nostri pensieri …

K: Ok…

C: Ad ogni modo, tornando in questa baracca, questo era quello che mi aspettava, scrivere, e ancora scrivere. Così, il tempo passava e io mi annoiavo, cominciai a giocare con quello che avevo a disposizione, carta e penna. Andai fuori a fumare una sigaretta e portai con me quei pezzi di carta piegati in due dentro la tasca. Ricordo che quando si accorsero di quel gesto (dei pezzi di carta messi in tasca), un ragazzo che era sempre presente, chiamò il colonnello il quale si infuriò, mi tolse la sigaretta dalla bocca e mi disse:

“Che stai facendo qui fuori? Cos’è questo?”

“Potrebbero spararti solo per un pezzo di carta!”

Perché? Era considerata spazzatura classificata. Non potevamo prendere nulla, da quel posto non usciva nulla. Tutto quello che scrivevamo rimaneva in quel posto, fino a quando veniva un’incaricato speciale a prenderselo. Tutti i miei pensieri vennero messi in una valigetta e portati via dal messaggero speciale. Che tra l’altro provai anche a scrivergli, ma non ricevetti mai alcuna risposta, non mi fu permesso di rivederlo mai più.

K: Hmm…

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