Esseri di altre dimensioni interagiscono con gli umani

Per gli scienziati è difficile spiegare in maniera soddisfacente, cosa unisce l’universo fisico alla realtà del mondo vivente. Si è tentato di spiegarlo con la teoria del tutto è “UNO”.

Questa teoria suppone che il cosmo è costituito da un unione di campi continui e forze che comprendono informazioni tramite un’energia.

Josè Ignacio Carmona Sànchez

Esseri di altre dimensioni interagiscono con gli umani

Gli Indù chiamano il tutto in questo modo “Akasha Chronicle”, un termine sanscrito che esprime una memoria cosmica in cui tutti gli eventi sembrano essere registrati nell’universo come su un gigantesco disco rigido. Un’ipotesi asserita da alcuni studiosi di fisica nucleare come William Crookes e scienziati del calibro di premi Nobel come Sir Oliver Lodge.

Scienziati di livello intellettuale come Roger Penrose, sostengono che, mentre i segnali neurali possono comportarsi come eventi spiegabili in termini della fisica classica, le connessioni tra i neuroni sono controllati ad un livello più profondo, utilizzando un campo della meccanica quantistica che noi esseri umani sperimentiamo come “coscienza”.I nostri neuroni potrebbero accendersi e spegnersi come interruttori integrati in un sistema generale del computer.

Possiamo interagire?

Studiando gli usi e costumi di molte popolazioni indigene, si vantano dei fenomeni che sconcertano antropologi ed etnologi, come ad esempio la comunicazione a distanza o l’utilizzo dei sogni per trovare le punte delle frecce perse nella fitta foresta. A questo proposito, i ricercatori presso l’Istituto Internazionale Metafisico situato a Parigi, affermano che le nostre abilità psichiche potrebbero essere state bloccate con l’evoluzione e che, in realtà queste abilità fanno parte del nostro sistema primitivo.

Sembra che questo fenomeno sia registrato nelle persone che vivono tutt’oggi nei villaggi, per queste persone i sogni sono sempre stati uno strumento utile, ben lontani dall’essere considerati una facoltà del sonno, come negli esseri umani moderni. Per loro è normale essere veggenti. D’altra parte, matematici come Adriàn Dobos parlano di “ psitroni, portatori d’una fortunata informazione indifferente allo spazio-tempo, e teorizza sulla capacità di questa particolarità che interagisce con i neuroni del cervello, senza interferire con gli organi sensoriali.

Potrebbero, nella stessa maniera, proiettarsi nella nostra realtà quotidiana informazioni pervenute da altri universi o dimensioni sconosciute per gli scienziati?


A questo proposito, cito un caso raccontato da un testimone anziano di un popolo di Toledo a San Martin de Montalban, che raccontava senza provare nessuna paura un fatto che gli è accaduto da bambino.

L’uomo raccontava che si trovava a dormire con la sua famiglia vicino il granaio, era un usanza a quei tempi, e durante la notte intorno le 2 del mattino, improvvisamente sentii il suo asino che si agitava lamentandosi. I suoi genitori conoscevano bene i propri animali e non gli era mai capitato di sentire una delle sue bestie così imbizzarrite. Così, tutta la famiglia si alzò di colpo preoccupata, e afferrando un fucile uscirono fuori. Rimasero sconcertati quando videro ad una cinquantina di metri dal loro granaio, una strana figura che camminava indifferente su una stradina nelle vicinanze, nella direzione dove una volta era situato il popolo che fu costretto a “traslocare” per un’epidemia, dalle proprie abitazioni.

Ma la cosa che incuriosiva era la descrizione di questo essere, secondo le parole del testimone, era di un’altezza tra i 2 e 3 metri e aveva una forma antropomorfa, un corpo trans-lucido e una testa di animale.

Questo caso me né ha fatto venire in mente un altro surreale, di una gigantesca creatura vista dal popolo cantabro di Escalante. Quello che mi ha fatto più incuriosire dell’intera faccenda, è la tranquillità di come mi venne raccontata l’intera storia, era come se fosse stata per loro una cosa normale.

Esseri di altre dimensioni interagiscono con gli umani

Le dimensioni del secolo XXI°.

Scienziati moderni come Roger Penrose parlano dell’esistenza di undici dimensioni, e che solo quattro di queste formano il mondo come lo conosciamo “spazio tridimensionale più il tempo”. E’ quindi possibile speculare con una moltitudine di forme di vita inimmaginabili, molte di loro sconosciute e per tanto, interpretate in maniera quasi assurda per una mente abituata a interagire, associare e completare le informazioni con modelli conosciuti prodotti dal nostro apprendimento.

Henri Bergson afferma che percepiamo virtualmente molte più cose di quelle che percepiamo ordinariamente, e che è la nostra mente che nasconde alla nostra coscienza tutto quello che non ritiene di interesse pratico per la nostra sopravvivenza. Secondo Bergson, la nostra coscienza associata alla vita non sparisce con la morte, ma semplicemente si interrompe con l’abbandono del corpo materiale.

Leibniz si spinge oltre, e definisce queste “unità” di informazione, senza nessun complesso spirituale. Resta da dimostrare se siamo in grado di sviluppare nuove competenze relative a questo ipotetico mondo in cui le informazioni rimangono latenti nel caos, ma sembra molto probabile che l’origine degli eventi etichettati come “psichici”, abbiano le loro spiegazioni in interazioni stravaganti con quello che ci circonda, sicuramente più sentite dalle persone più emotive. Quello che non sappiamo è se questi “spiriti” o “esseri impossibili” siano una sorte di “larve” quantico-energetiche, o sono entità autonome e coscienti.

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