Il caso del camionista rapito in Virginia

Siamo alla fine degli anni ’70 e in un giorno qualunque il camionista Harry Joe Turner si trova a bordo del suo mezzo per una consegna che comprende un tragitto di circa 130 chilometri, da Winchester a Fredericksburg (in Virginia). È sera e Harry mentre percorre i primi chilometri si rende conto che la strada è stranamente deserta. Poco male, se non fosse che a un certo punto osserva lo specchietto retrovisore è nota quella luce molto potente…

L’articolo viene pubblicato dal The Richmond Virginia Times-Dispatch (settembre 1979).

Inizialmente il camionista non ricorda nulla. Un altro caso di “missing time”. Harry sostiene di essersi svegliato davanti al magazzino della consegna/ritiro (non è specificato), in piedi fuori dal camion. Si sente un po’ frastornato quindi decide di salire a bordo, e una volta seduto inizia a guardarsi attorno. Da qui cominciano una serie di stranezze…

Harry si rende conto di aver percorso pochissimi chilometri, circa 17 miglia (poco più di 27 km). Basterebbe questo per rendere la storia del testimone allucinante, ma c’è molto di più come potrai leggere nel corso di questo articolo.

Intanto, se quello che sostiene il camionista corrisponde a verità, significa che ad un certo punto qualcuno o qualcosa, lo ha teletrasportato da un capo all’altro per oltre 100 km. Che si tratti di una sorta di anomalia terrestre, simile al Triangolo delle Bermuda o di rapimento alieno, fin qui non è molto chiaro. Tra le due ipotesi preferisco la prima, in fondo sono diversi i fisici che sostengono strane teorie come quella del multiverso e vite parallele. Argomenti che fino a qualche decennio fa erano considerati dalla comunità scientifica pura follia, oggi vengono presi in considerazione per nuovi studi e/o approfondimenti. Uno di questi scienziati è Max Tegmark il quale sostiene nel suo libro – L’universo matematico:

 La teoria quantistica più semplice dal punto di vista matematico contiene qualcosa di più fondamentale del nostro spazio tridimensionale e delle particelle al suo interno: stiamo parlando della funzione d’onda e del luogo a infinite dimensioni in cui essa vive, lo spazio di Hilbert.

  • In questa teoria, le particelle possono essere create o distrutte e possono trovarsi in più stati contemporaneamente, ma è esistita, esiste e sempre esisterà una sola funzione d’onda il cui moto nello spazio di Hilbert obbedisce all’equazione di Schrödinger.
  • La teoria, in cui vige il potere assoluto dell’equazione di Schrödinger, prevede l’esistenza di universi paralleli in cui viviamo innumerevoli variazioni della nostra vita.
  • L’esistenza di infiniti universi paralleli, inoltre, implica che la casualità quantistica è un’illusione causata dalla nostra clonazione quantistica.
  • L’apparente casualità non ha nulla di quantistico poiché si verifica anche se la clonazione è di tipo classico.
  • La stessa teoria prevede inoltre un effetto censorio noto come decoerenza, che ci nasconde gran parte della stranezza simulando il collasso della funzione d’onda.
  • Nel nostro cervello la decoerenza avviene di continuo, il che dovrebbe sfatare il mito della «coscienza quantistica».

Max Tegmark (Stoccolma, 1967), svedese di nascita e americano d’adozione, è uno dei più noti e discussi fisici teorici viventi. Autore o coautore di oltre duecento articoli specialistici, molti dei quali sono considerati fondamentali e vengono citati a distanza di anni, Tegmark ha ottenuto il Ph.D. presso l’Università della California a Berkeley. Da qui si è trasferito al Max-Planck-Institut für Physik di Monaco di Baviera, per poi tornare negli Stati Uniti, prima all’Institute for Advanced Study di Princeton e in seguito all’Università della Pennsylvania. Dal 2004 insegna stabilmente al MIT di Boston. Può vantare numerosi riconoscimenti, tra i quali la «scoperta dell’anno 2003» secondo la prestigiosa rivista «Science», per il suo contributo sui cluster di galassie. Tegmark scrive per «Scientific American», «BBC News» e «Science». L’Universo matematico è il suo primo, attesissimo, libro per il grande pubblico.

Ho citato questo signore perché di tanto in tanto leggo qualche pagina del libro sopra citato. In realtà sono diversi gli scienziati che teorizzano sull’esistenza del multiverso e vite parallele. Personalmente non sono molto interessato a certe teorie, in fondo che importanza ha se esistono altri universi o cloni di noi stessi in altri mondi? Di fatto non lo sapremo mai, ne avremmo occasione di conoscere uno dei nostri probabili cloni (ammesso che ci interessi), dato che si troverebbero sempre troppo distanti dalla nostra portata. Centinaia, forse migliaia di anni luce, per cui che senso ha tutto questo?

Tuttavia, se la faccenda dei cloni fosse reale questo spiegherebbe alcune “anomalie” considerate e/o spiegate come fenomeni paranormali. Il ricordo di altre vite, per esempio. Non amo parlare dei fatti miei, ma se voglio trattare, anche senza troppi approfondimenti certi argomenti, non posso quasi farne a meno. Forse dovrei inventarmi personaggi (usanza di “molti” scrittori, come ben sappiamo), ma questa cosa non fa per me. Insomma per farla breve (ci proverò), in passato mi è capitato di “sognare” la morte, o comunque momenti abbastanza drammatici di me stesso in altre epoche. Non solo avevo un aspetto diverso, ma in alcuni casi parlavo in altre lingue, a me sconosciute.

So che tutto questo può sembrare assurdo, soprattutto per coloro che sono convinti di non sognare.

Non entrerò nei dettagli, ma posso aggiungere un paio di aneddoti. La prima volta che feci un sogno del genere ero un ragazzino. Quella volta sognai di essere un adulto e qualcuno mi sparava dritto al cuore, in quell’istante accadde qualcosa di strano. Mi rendo conto che il sangue che fuoriesce dalla ferita torna dentro il corpo, e il buco che mi ha procurato il proiettile si chiude come se non fosse mai successo. Un sogno parecchio strano…

Cosa pensare poi dei famosi sogni ricorrenti? Ad esempio ho in memoria un ricordo (di un sogno ricorrente, appunto) che non ha molto senso. Ho l’immagine di me stesso da bambino accanto a qualcuno che forse mi tiene per mano osservando quella che sembra un’enorme nave bianca da crociera. È buio e si vedono le luci fuoriuscire dagli oblò. La cosa strana è che non sono mai stato portato da bambino, per giunta di sera, in un porto, tantomeno ho intrapreso un viaggio/crociera a bordo di una nave. Eppure sembra un mio ricordo. Non vedo me stesso, ma capisco di essere un bambino e sento (non vedo) la presenza di qualcuno accanto a me.

Forse i ricordi di altre vite e/o i sogni ricorrenti, appartengono ai nostri doppioni che si trovano in altri mondi/universi? Qualcuno asserisce che in realtà tutto è collegato, una sorta di sinapsi universale. Ad ogni modo qualcosa non torna, perché questi scienziati (non tutti ovviamente) parlano di “cloni”. Ma, almeno nel mio caso, ho visto me stesso sempre sotto altre fisionomie e corporature, in alcuni casi non ero neppure umano (umanoide sì, ma non di questo mondo).

Se proprio devo credere a qualcosa preferisco pensare a ricordi di altre vite, piuttosto che di memorie aliene o di cloni di me stesso che vivono in mondi/universi paralleli. È ovvio che esistono fenomeni incomprensibili, ne sono anche stato testimone in prima persona. Però sono convinto che ognuno di noi a suo modo è speciale, non riesco a considerarmi una sorta di macchina più o meno intelligente collegata in serie, a stella o in parallelo. Io credo, e voglio pensare, che ognuno di noi sia unico con tutti i suoi pregi/difetti.

La faccenda del camionista

Ora, se quello che racconta Harry Joe Turner è reale può significare che in quel momento è stato vittima di uno stargate, più precisamente, ha attraversato una “porta temporale”.

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