Phillip H. Krapf e la razza aliena rivelatrice

Krafp ha lavorato per trent’anni nel giornalismo come cronista, fotografo, redattore e redattore capo, di cui venticinque anni come responsabile della cronaca cittadina di Los Angeles Times ed è stato tra i vincitori del Premio Pulitzer nel 1992. La storia che ci racconta Phillip Krafp ha dell’incredibile in quanto asserisce di aver interagito “fisicamente” con una razza pacifica aliena mercoledì notte del 11 giugno 1997. L’uomo è vittima di un rapimento alieno, secondo la sua testimonianza si è svegliato alle 2:30 circa per via di una luce dal colore bluastro e in men che non si dica si ritrova a fluttuare sopra il letto, cosa che avrebbe dovuto spaventarlo, ma a quanto pare si sente rilassato e a suo agio. Dopo pochi minuti percepisce di trovarsi in un altro luogo, una grande stanza dove riesce ad intravedere 3 strane creature che hanno un’altezza di circa un metro e sessanta, due occhi scuri, corporatura esile, naso quasi inesistente, come le labbra e le orecchie a punta. Questi strani esseri avevano una pelle di colore grigio-verde e indossavano ampi abiti a tunica in vari colori pastello.

Phillip racconta che quel posto sembrava un ospedale dalla quantità di letti che ha visto, con tanto di persone (terrestri) alcune in piedi accanto al letto altre sdraiate in diverse posizioni, su un fianco, posizione supina, ecc. Pare che queste creature stessero svolgendo una sorta di controlli medici. L’uomo racconta di aver visto un uomo e una donna, lui di colore, lei di razza caucasica, impegnati in una conversazione con queste strane creature.

Insomma per farla breve, l’uomo instaura un’amicizia con questa razza aliena, in particolar modo con Gus (è il nome di uno di questi alieni). Phillip scoprirà che le vittime di rapimenti alieni sono migliaia e che ci sono delle varie ragioni per cui avvengono. Solitamente un rapimento dura poche ore e la persona viene riportata al suo posto prima che qualcuno possa notare la sua assenza.

Questa razza aliena si fa chiamare Verdoniani (linguaggio umanizzato) e sembra essere pacifica, nonostante i rapimenti, tra l’altro Philipp non viene sottoposto ad analisi mediche, lui come altri farebbe parte di un numero imprecisato di prescelti. Tra l’uomo e alcuni di questi alieni, come accennavo, nasce una sorta di amicizia collaborativa, per cui gli viene premesso di conoscere particolari sul passato e presente di tale razza.

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I Verdoniani

Il pianeta da cui provenivano era approssimativamente due volte e mezzo le dimensioni della Terra e si trovava in una galassia vicina – parlando in termini astronomici – a circa 14 milioni di anni luce dalla Terra. Poiché un anno luce è la distanza che la luce percorre in un anno a una velocità di circa 300.000 chilometri al secondo, quindi grossomodo nove trilioni e mezzo di chilometri, 14 anni luce equivalgono più o meno a 135 trilioni di chilometri. Moltiplicando questa cifra per un milione, 14 milioni di anni luce corrisponderanno a una distanza di 135 milioni di trilioni di chilometri. Ovvero 135 seguito da diciotto zeri, 135.000.000.000.000.000.000.

La loro atmosfera è simile a quella della Terra, solo con un contenuto di ossigeno leggermente superiore e con valori di temperatura paragonabili ai nostri in condizioni naturali, anche se essi possiedono un controllo assoluto sul tempo e sul clima e sono in grado di adattare entrambi, compresa la temperatura, in base alle loro esigenze. Il loro pianeta solare è leggermente più grande di quello della Terra, ma il pianeta Verde si trova anche in un’orbita un po’ più distante dalla sua, e ciò consente loro di ricevere la stessa quantità di calore e di luce che la Terra riceve dal suo sole.

Un anno trascorso sul pianeta Verde equivarrebbe a tre anni trascorsi sulla Terra ovvero pressappoco a 1.000 giorni terrestri. Un giorno del loro pianeta corrisponde tuttavia a circa 55 ore terrestri. Del sistema solare del Pianeta Verde fanno parte anche altri 17 pianeti. I Verdoniani hanno mosso i loro primi passi nello spazio 229 milioni di anni fa (tutti i riferimenti temporali qui citati – anni, ore, giorni – si rifanno a misure terrestri), anche se ci sono voluti parecchi milioni di anni prima di raggiungere l’attuale livello di tecnologia.

Naturalmente, sono in grado di viaggiare a una velocità di gran lunga superiore alla velocità della luce, ovvero, a giudicare dalle loro affermazioni, a una velocità un milione di volte superiore alle modalità “convenzionali” di viaggio, una cifra che mi ha lasciato allibito e che a tutta prima mi risultava difficile da accettare. Un milione di volte superiore alla velocità della luce significherebbe che sono in grado di coprire la distanza di 14 milioni di anni luce, che divide il loro mondo dal nostro, in 14 anni. Man mano che gli extraterrestri parlavano, diventavo via via più recettivo alle loro affermazioni. Mi fu spiegato che il loro viaggio non avviene in modo convenzionale, ovvero muovendosi all’interno di una distanza definita da un punto (A) a un punto (B), ma che essi si limitano a fissare la rotta per una destinazione specifica dell’universo, mettendo in moto i loro dispositivi e semplicemente scomparendo dal punto di partenza per riapparire immediatamente in quello di destinazione.

Apparentemente, essi possono ridurre considerevolmente i tempi sulle distanze “più lunghe” viaggiando attraverso tarlature, deformazioni spazio-temporali, e buchi neri. In altre parole i Verdoniani possono viaggiare da una parte all’altra dell’universo in modo straordinariamente rapido. Grazie alla loro tecnologia, la durata media della vita dei Verdoniani si aggira intorno alla straordinaria cifra di 20.000 anni. Naturalmente non è stato sempre così, perché, come tutte le forme viventi, anche la loro vita ha subito un’evoluzione partendo da una durata iniziale limitata ad alcune generazioni. Dopo milioni di anni di tentativi, hanno scoperto il segreto che consentiva loro di continuare a spingere la durata della vita oltre i limiti.

I mondi che in genere colonizzano non presentano alcuna traccia di forme di vita intelligenti. Infatti, la maggior parte dei pianeti è inizialmente disabitata e non consentirebbe alcuna forma di vita nello stato naturale in cui si trova. Tuttavia, i tecnici e gli scienziati verdoniani sono in grado di addomesticare persino il più ostile degli ambienti, spingendosi fino a mutare l’orbita di un pianeta per avvicinarlo al suo sole, qualora il pianeta fosse troppo freddo e, viceversa, allontanandolo da questo se fosse troppo caldo. A essere candidati alla colonizzazione sono i pianeti dotati degli elementi minimi atti a consentire forme di vita, e nei quali si sono sviluppate semplici forme viventi vegetali e animali. I tecnici vi penetrano, personalizzano l’atmosfera in base alle loro esigenze biologiche, riorganizzano la topografia e, se necessario, ne alterano tempo e clima. I Verdoniani danno quindi il via allo studio della compatibilità di tutte le forme viventi vegetali e animali indigene, e non si fanno scrupoli a eliminare quelle forme di vita che si rivelino d’ostacolo alla colonizzazione. Tuttavia, qualsiasi pianeta che comporti forme senzienti di vita indigena viene considerato vietato alla colonizzazione.

Al momento della scoperta di un pianeta che presenta forme di vita più avanzate, i Verdoniani trasferiscono alcune postazioni in quel particolare sistema solare, dando il via a un periodo di osservazione e di studio che varia da un periodo di molte settimane a diverse centinaia di anni.

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2 COMMENTI

  1. Woowww!! Molto interessantee!! Ciao, voglio subito avere questo libro ma su internet non lo trovo! su macrolibrarsi e su amazon.it non è disponibile! Dario, mi puoi fare sapere dove trovo “Il Contatto è cominciato”? devo averlo assolutamente!

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