Rapimenti alieni o abduction

Communion – Una Storia Vera

Questa è la storia del tentativo di un uomo di affrontare uno sconvolgente assalto dall’ignoto. È una storia vera, tanto vera che sono in grado di raccontarla nei minimi particolari. Secondo tutte le apparenze ho avuto un complesso incontro personale con esseri intelligenti non umani. Ma chi sono e da dove sono venuti? Esistono davvero gli oggetti volanti non identificati, gli UFO? E si tratta di folletti maligni, di demoni … o di visitatori alieni?

All’inizio ho creduto di essere sul punto di impazzire. Ma sono stato analizzato da tre psicologi e da tre psichiatri, sottoposto a una batteria di test e a un esame neurologico e tutto ha confermato che rientravo nella norma sotto ogni aspetto. Ho affrontato la macchina della verità con l’aiuto di un tecnico specializzato, con trent’anni di esperienza, e ho superato perfettamente la prova. Ero sempre rimasto estraneo all’intera faccenda degli UFO e degli extraterrestri; li avevo considerati un falso ignoto, facilmente spiegabile in termini di percezioni erronee o di allucinazioni. Che dovevo pensare allora?

I visitatori piombarono senza un attimo di esitazione nel bel mezzo della vita di uno scettico indifferente. In seguito scoprii che un gran numero di persone aveva avuto esperienze simili alla mia. La maggior parte di esse era mentalmente stabile. Non appartenevano ad alcun particolare gruppo di popolazione, ma costituivano un campione rappresentativo di tutta la società americana. Ho conosciuto, tra gli altri, uno scienziato, un poliziotto e un agente federale che avevano avuto degli incontri.

Nel mio caso c’erano stati testimoni e conseguenze fisiche difficili da ignorare. Quel che sta accadendo può significare che davvero dei visitatori alieni sono tra noi, oppure che la mente umana riesce a creare qualcosa di incredibilmente simile a una realtà fisica. Di qualunque cosa si tratti la scienza non è attualmente in grado di spiegarlo.

Per quanto mi riguarda, so che cosa si prova e ciò che appare quando si incontrano questi visitatori. Conosco il suono del loro linguaggio e l’aspetto e l’odore dei loro ambienti. So come agiscono e come si presentano. Forse conosco persino, almeno in parte, il motivo per cui sono qui e cosa vogliono da noi.

Pretesi incontri con esseri non umani non sono una novità; la loro storia risale a migliaia di anni fa. Ciò che vi è di nuovo, in quest’ultimo scorcio del XX secolo, è che gli incontri hanno assunto una frequenza mai sperimentata prima dal genere umano.

Quel che mi è accaduto è stato terrificante. Sembrava assolutamente reale. È rimasto nitido nella memoria come un normale ricordo. E quasi tutto era già nella mia mente prima ancora di sottopormi all’ipnosi per poter meglio ricostruire. Le persone rapite dai visitatori sono state spesso oggetto di derisione. Si è erroneamente affermato che i loro ricordi non sono altro che un effetto collaterale dell’ipnosi. Non è vero. Nella maggior parte dei casi tutto era cominciato con il racconto di quel che ricordavano e l’ipnosi aveva avuto luogo successivamente, nel tentativo di ampliare questi ricordi.

Deriderle è ripugnante quanto schernire le vittime di violenza carnale. Non sappiamo quel che accade a queste persone, ma di qualunque cosa si tratti provoca in loro la stessa reazione di un grosso trauma personale. E la società le respinge, guidata da vociferami «ridimensionatori» di professione, le cui segrete paure sembrano sigillare loro la mente. Altri scienziati, più responsabili, si preoccupano molto legittimamente che la ricerca seria di una risposta all’enigma rappresentato dagli UFO e da possibili visitatori alieni possa trascinare la scienza nello studio di un falso ignoto.

Comunque, per lo meno da un punto di vista comportamentale, tutto questo non può essere considerato più a lungo un falso ignoto. Qualcosa sta accadendo e chi è dotato di una buona preparazione intellettuale non deve rifuggirne. Piuttosto, l’ignoto può essere affrontato con uno schietto, aperto desiderio di conoscenza. In questo caso accade qualcosa di strano: l’ignoto si trasforma. L’enigmatica presenza della mente umana ci ammicca di rimando dal buio ed è un piccolo passo verso la vera comprensione.

Ho sofferto di questa esperienza. Altri ne hanno sofferto e ne stanno soffrendo ancora. È essenziale che si arrivi a offrire un aiuto concreto a coloro che l’hanno subita. La derisione deve finire. Mi vergogno di dire che io stesso ne sono stato colpevole in passato, per lo meno col pensiero. Fino a quando non arrivarono gli UFO, stavo dalla parte degli scettici.

Rapimenti alieni (abduction)

Whitley Strieber è uno scrittore di romanzi thriller e horror, che denuncia una esperienza autobiografica nel mondo dei rapimenti alieni. L’uomo avrebbe avuto numerosi contatti ed episodi di abduction da parte di entità extraterrestri. Nel suo celebre libro dal titolo Communion – Una storia vera, racconta quanto gli accadde il 27 dicembre del 1985 mentre si trovava con la famiglia nel suo cottage isolato nel bosco in una zona settentrionale di New York.

Ciò che ricorda l’uomo, prima di sottoporsi ad ipnosi, è che durante la notte sente degli strani rumori in casa (tra l’altro dotata di antifurto) che lo incuriosiscono, nonostante rimanga sul suo letto seduto. Dopo qualche minuto vedrà la sagoma di un essere alto poco più di un metro, si sentirà come ipnotizzato per cui non riuscirà a reagire, nonostante sia cosciente, subito dopo si troverà nudo all’interno di una piccola stanza circolare dove gli faranno visita altri esseri. L’uomo ricorda di aver vissuto attimi di terrore, questi strani esseri hanno grossomodo le fattezze degli alieni Grigi, con piccole differenze, hanno i soliti occhioni scuri a mandorla, una bocca appena visibile e la testa allungata.

Whitley ha avuto come l’impressione che in mezzo a queste creature ce ne fosse almeno una di sesso femminile. Ad ogni modo, questi alieni avevano il pieno controllo su di lui, gli permettevano di osservare l’ambiente circostante, ma non riusciva a mettere a fuoco le immagini dei volti di questi ultimi. Ricorda di aver urlato, e che questi comunicavano con lui. Quel che gli fecero fu scioccante; dapprima gli mostrarono una sorta di scatola metallica con all’interno un ago finissimo di colore nero il quale poi introdussero nella sua testa, poi gli venne mostrato uno strano oggetto triangolare che gli fu inserito nel retto come per prelevare qualcosa dal suo interno, inoltre, uno di loro gli fece un’incisione sul dito indice. Grossomodo questi sono i particolari che gli sono rimasti in memoria, ricordi che affiorano definitivamente solo dopo qualche giorno.

Al risveglio racconta di aver provato una strana sensazione di disagio e di aver impressa l’immagine di una civetta che lo fissava attraverso la finestra (come nel film del 2009 – Il Quarto Tipo). Sperava di aver visto davvero una civetta, ma sentiva che qualcosa non quadrava, qualcos’altro doveva essere accaduto quella notte. Lo raccontò anche alla moglie, ma la storia della civetta sembrava non reggere perché non trovarono tracce sulla neve, fuori dalla loro casa.

Nei giorni seguenti il suo comportamento sembra cambiare in peggio, probabilmente per via dei piccoli dolori fisici che gli si presentano; non riesce a stare seduto, nota un’infiammazione sull’indice della mano destra come se si fosse infilata una piccola scheggia (di cui non c’è traccia), sente un piccolo fastidio dietro l’orecchio destro dove noterà la presenza di una piccola crosticina, e un leggero mal di testa. Inizialmente questi sintomi li reputa influenzali, tuttavia grazie a questi ultimi gli torna in mente la strana esperienza vissuta quella notte, riesce a mettere a fuoco, almeno in parte, certi ricordi.

Più avanti, conosce un suo vicino di isolato (Budd Hopkins) grazie al quale comprende di non essere stato l’unico ad aver vissuto un’esperienza tanto strana e assurda.

Hopkins cominciò ad investigare sulle esperienze di tempo mancante e arrivò alla conclusione che questi casi erano dovuti a rapimenti alieni. Alla fine degli anni ottanta, Hopkins era già divenuto uno dei più noti studiosi di ufologia, ottenendo un livello di attenzione che non aveva quasi precedenti in questo campo. Nel 1989 egli ha costituito l’Intruders Foundation, un’organizzazione senza scopo di lucro per pubblicizzare le sue ricerche e fornire supporto alle persone vittime di rapimenti alieni. Ha scritto parecchi libri popolari sui rapimenti alieni, tra cui Missing Time. Nel 1992 il film Intruders fu basato sulle ricerche di Hopking e rappresentò scene di rapimenti alieni. Nel 1996 Hopkins ha pubblicato il libro Witnessed, in cui ha descritto un classico caso di rapimento alieno avvenuto nel 1989 a New York vicino il ponte di Brooklyn.

Sarà lo stesso Hopkins che lo metterà in contatto con il dottor Donald Klein del New York State Psychiatric Institute, che diventerà il suo ipnotista. Ma prima che questo accada, un giorno per caso scopre che anche il suo bimbo è vittima di un rapimento alieno. Il padre lo scopre ponendogli delle domande non troppo dirette, poiché gli viene suggerito (telefonicamente) da Hopkins di provare a farsi raccontare ciò che sognava. Quindi il bambino parlerà di piccoli dottori che lo portano via sopra una barella per visitarlo, e saranno gli stessi a suggerigli di non preoccuparsi perché non avrebbe sentito alcun dolore. Questo episodio se da un lato è preoccupante, dall’altro cancella ogni dubbio da parte del padre, su quanto gli era accaduto. Nel suo libro si legge che ha sofferto parecchio per questa faccenda, pensava di essere diventato pazzo e più volte arrivò a rischiare di suicidarsi, tutto perché non riusciva a credere che quanto gli era successo fosse stato reale/possibile.

Per cui, anche grazie al racconto ingenuo di un bambino, il padre capisce di essere mentalmente sano…

Accadde poi uno strano episodio (dopo la sua esperienza del rapimento alieno, e prima di aver sentito la storia del figlio). Un giorno invita una coppia di amici nel loro cottage in campagna i quali si fermarono a dormire. Quella notte praticamente tutti videro una particolare luce intensa. L’amico dichiara di essere stato svegliato pensando fosse già mattina inoltrata, tanto era potente quella luce, poi però osservando l’ora si rese conto che erano solo le 04:30 quindi riprese a dormire come se nulla fosse. La moglie dell’amico disse di essere stata svegliata da un botto, e di aver sentito dei piccoli rumori simili alle zampette di un gatto. Dalla discussione salta fuori il ricordo di un cristallo e di alcune persone che sono scese da un’astronave, dei visitatori. La storia è al quanto strana, tanto da far supporre a quest’ultima di averlo sognato.

Prima che questo accadesse, non credevo affatto agli UFO. E avrei riso in faccia a chiunque avesse preteso di avere avuto un contatto con loro. Altri tempi.

Non sono un candidato alla conversione a una nuova religione che implichi la fede in benevolenti fratelli spaziali, o negli oggetti volanti non identificati, vascelli di santi – o di peccatori – intergalattici.

Eppure quest’esperienza è capitata a me e, in gran parte, è rimasta impressa non a livello inconscio, ma nella normale memoria. Se ci troviamo di fronte a un nuovo complesso di convinzioni in procinto di venir fissate in dogma religioso, allora, nel mio caso, il modo in cui tale religione si sta manifestando, proprio all’interno di una mente assolutamente priva di qualsiasi devozione per essa, fa pensare che la vera fede potrebbe essere un processo biologico totalmente incompreso, capace di scaturire occasionalmente da qualche straordinaria e insospettata struttura del cervello, assai più concreta dell’inconscio collettivo di Jung.

Perciò, anche se le esperienze di visitatori alieni sono un fenomeno essenzialmente mentale, riderne o respingerle come forma riconosciuta di comportamento abnorme, quando è ovvio che non si tratta di questo, è in effetti un rimanere in silenzio di fronte alla presenza del nuovo.

Se la mia è una reale esperienza di visitatori, si colloca fra le più intense ed estese fin qui riportate e spero sarà utile nel caso che essi tornino a manifestarsi. Se si tratta di una esperienza di qualcos’altro, allora vi avverto: questo «qualcos’altro» è una forza dentro di noi, forse un potere fondamentale dello spirito e faremmo meglio a cercare di capirlo prima che prenda il sopravvento sugli sforzi obiettivi per tenerlo sotto controllo.

Dopo le prime sedute ipnotiche riesce a ricordare qualche dettaglio, come quell’essere femminile che ha una pelle di color marroncino molto simile alla pelle di un divano, testa, e occhi grandi. Questa creatura cerca di distrarlo da quello che gli viene fatto da altri esseri che si trovano intorno a lui. Lo scrittore sostiene che quando parla nota che le sue labbra sono flosce. Non è sicuro di ciò che vede (tramite l’ipnosi) e sostiene che dal modo in cui si muove (estremamente rigido) gli ricorda un insetto.

Grazie alle sedute di ipnosi regressiva che seguiranno, Whitley scoprirà che già nel 1957 mentre si trovava a bordo di un treno con il padre e la sorella, mentre andavano a Madison, nel Wisconsin, per andare a trovare gli zii e i loro figli, accade qualcosa di anomalo. Ricorda di aver visto quello strano essere di sesso femminile che interagiva con tutti loro, e un gruppo di soldati. Vede suo padre terrorizzato e la sorella svenuta, poi ricorda che fu un brutto viaggio perché stettero tutti male. Da quel momento Whitley comprende che l’interazione con questi esseri alieni inizia già dalla sua infanzia, probabilmente a circa 12 anni.

Se veramente i visitatori sono qui, si potrebbe dire che stiano orchestrando con molta cura il nostro prendere coscienza di loro. È quasi come se fossero arrivati qui per la prima volta alla fine degli anni Quaranta, oppure avessero deciso di cominciare allora a manifestarsi alla nostra consapevolezza. Sembra che i rapimenti di persone siano cominciati quasi immediatamente ma, fino alla metà degli anni Sessanta, pochi ricordavano o lo avevano riferito. Forse però, già dall’inizio, il loro coinvolgimento nella nostra vita era stato piuttosto profondo. Molti di coloro che sono stati rapiti hanno raccontato esperienze verificatesi assai presto nell’infanzia: alcune risalivano a periodi che precedevano di molto i primi avvistamenti di dischi volami, dopo la seconda guerra mondiale. In un primo tempo i dischi furono avvistati a distanza, negli anni Quaranta e Cinquanta. Poi cominciarono ad apparire sempre più vicini. All’inizio degli anni Sessanta furono riferiti numerosi incontri con entità e qualche caso di rapimento. Oggi, a metà degli anni Ottanta, io e altre persone – per lo più indipendentemente gli uni dagli altri – abbiamo comincialo a scoprire la loro presenza nella nostra vita.

Anche se non ci sono state prove tangibili dell’esistenza dei visitatori, il modo con cui apparentemente sono affiorati alla nostra coscienza presenta nel complesso, a mio avviso, le caratteristiche proprie di un disegno.

Non c’era nulla di umano in lui, tranne il fatto che aveva due braccia, due gambe e una testa. Data la loro generale riluttanza a manifestarsi in modo aperto e ovvio, si può avanzare l’ipotesi che stiano sperimentando su di noi qualche forma di influenza, o persino di controllo, che presenti però da parte nostra almeno una parvenza di adesione.

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So benissimo che gli appassionati conosceranno, e di sicuro avranno già letto questo libro: Communion – Una storia vera (tra l’altro hanno fatto anche il film “ispirato” a questa storia – 1989), ma so anche che molte persone si avvicinano solo ora al fenomeno e credo che libri come questo possono tornare utili. L’unica nota negativa è che non si trovano facilmente perché sono fuori produzione. Con un po’ di fortuna si può trovare usato.

Inserisco qualche titolo di Roberto Pinotti:

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