Stan Romanek contattista ufo rapito dagli alieni

“In un primo momento pensai fosse un bambino, ma poi girò la testa e mi guardò… i suoi occhi non erano umani”

Stan Romanek è un cittadino del Colorado, i cui incontri con gli extraterrestri sono considerati tra i più documentati. Egli è in possesso di video, di numerose fotografie e di prove fisiche del suo vissuto. Dal 27 dicembre 2000, sostiene di aver avuto più di cento esperienze individuali di Interazioni con ET.

Libro Stan Romanek
Il suo libro

In basso uno dei suoi video poi analizzati da gente competente, i quali non hanno avuto spiegazioni logiche da dare. Sono presenti anche altre video su youtube.

Romanek ha, in passato, prodotto fotografie di cicatrici sul suo corpo, dovute – stando al testimone – ai suoi rapitori. Egli ha anche esibito fotografie di segni di combustione nel cortile dell’appartamento in cui abita nonché di un U.F.O. mentre decolla. Il contattato ha anche elaborato strane equazioni, la cui autenticità ha causato infuocate controversie. Nel 2003, quando l’uomo viveva in Nebraska, installò una videocamera per riprendere quello che egli pensava fosse un voyeur. Grande fu la sua sorpresa, allorché si accorse che il video mostrava presumibilmente la testa di un furtivo extraterrestre in atto di sbirciare attraverso la finestra di casa. Il giornalista e amico Maurizio Baiata, durante il suo soggiorno negli Stati Uniti, ha conosciuto Stan e ha avuto l’occasione di poterlo intervistare.

Maurizio Baiata: Qual è il tuo primo pensiero quando ti svegli al mattino?

Stan Romanek: Questo è uno punti dolenti del fenomeno. Mi sveglio e il pensiero delle mie esperienze mi ossessiona letteralmente. È un tipo di disturbo da stress post traumatico. Un tempo credevo che fosse a causa della mia incredulità nei confronti di qualcosa troppo difficile da gestire. Oggi però a volte mi dico che (loro) mi hanno fatto qualcosa e che dietro tutto questo esiste una ragione, che ho una missione da compiere. Questo io sento.

M.B.: Stan, quando si parla di una “missione” è facile per un “non credente”, o un debunker dire “questo poveretto è fuori di testa”…

S.R. Già. Possono dirlo perché non hanno mai avuto un’esperienza. E capisco esattamente da dove arriva il giudizio, perché anche io sono stato un ultra scettico. Capisco la loro mentalità. Ammettiamolo. La gente ha questa idea della realtà. Vivono nel loro piccolo mondo, una piccola bolla che pensano sia la realtà e se qualcosa cambia squilibra la loro sicurezza e questo li spaventa un po’. Allora cosa fanno? Io cosa potevo fare? Avevo due possibilità, o accettare la cosa, oppure gettarmi dalla finestra.

M.B.: Ricordi quando hai iniziato ad avere esperienze?

S.R.: Oggi a 47 anni oggi capisco cosa mi succede, ma avevo cinque anni quando tutto è cominciato e per un bambino due più due non fa quattro. Erano esperienze per me prive di senso. Per tutta la mia infanzia ho il ricordo di una donna bellissima che mi guarda… aveva occhi stranissimi e appariva ovunque io vivessi con la mia famiglia. Sono nato a Denver e sono cresciuto in ambiente militare, nell’Aronautica. Ci siamo trasferiti nel North Dakota e quella donna era lì. E anche in Wyoming e ancora, quando mio padre era di stanza nella base Peterson dell’Air Force (centro Norad, N.d.R.), nella Cheyenne Mountain in Colorado. Avevo 10 anni quando finalmente abbiamo fatto ritorno a Denver e lei era lì di nuovo. Comunque, ho avuto un’infanzia abbastanza normale…

M.B.: Ho notato che ami moltissimo tua moglie…

S.R.: Oh sì, sarei assolutamente perso senza Lisa! Sono uno dei rari casi in cui una moglie accetta quello che sta succedendo e non mi ha lasciato. In molti casi il partner non accetta la situazione e se ne va. E ci si ritrova da soli. Ho conosciuto mia moglie su Internet, lei viveva in Nebraska e io in Colorado. Ho fatto di tutto perché venisse a trovarmi, dopo un rapporto a lunga distanza.

M.B.: Ti è mai sembrato che dubitasse di te e pensasse: “Con questo ragazzo potrei cacciarmi nei guai”?

S.R.: No. Fin dall’inizio, il mio più grande problema era personale, cioè credere che quello che mi accadeva era reale. Mia moglie in questo mi ha sempre aiutato. Avevo video e prove fotografiche, prove evidenti che ho continuato a produrre di fronte a centinaia, migliaia di persone. Cosa altro puoi dire, quando un UFO emette un raggio luminoso che inonda il tuo furgone nel mezzo di un incrocio stradale, all’ora di punta in una grande città e davanti a un sacco di gente? Ho dovuto convincermi che questo era reale. Ero io a dovermi convincere, mia moglie lo è stata più di me dal primo momento.

M.B.: Mi dicevi che sei cresciuto in un quartiere difficile di Denver…

S.R.: Eravamo gli unici ragazzi bianchi in un quartiere di etnia prevalentemente ispanica, a sud-ovest di Denver che pullulava di gangs e ho dovuto imparare a lottare, per sopravvivere.


M.B.: I tuoi fratelli sono stati di aiuto in quel periodo difficile della tua adolescenza?

S.R.: No, perché erano molto più grandi e non c’era un vero rapporto fra di noi.

M.B:: Ti sei sentito abbandonato da loro?

S.R.: Ho sempre sentito di non appartenere a nessun ambiente. Punto.

M.B.: È sempre così.

S.R.: Tipico di qualsiasi scenario di rapimento. Io sono diverso, almeno presumo. Mi sono sempre chiesto se… beh, se “loro” non hanno fatto un errore a mettermi qui.

M.B.: Se dovessi rispondere a un test di 20 domande tese a rilevare la condizione di potenziale addotto, idealmente dove ti collocheresti?

S.R.: Oh, risponderei affermativamente a tutte le domande e in effetti l’ho fatto. Però aggiungerei altre domande, ad esempio: “Qual è il tuo gruppo sanguigno, soffri di qualche malattia misteriosa, sei nato e cresciuto in ambiente militare, sei dislessico”? Sono sicuro che molti addotti hanno genitori con un background militare.

M.B: Sei Rh negativo?

S.R.: Penso di esserlo stato. So che ho avuto un problema alla nascita, perché mi fecero una trasfusione a causa di alcune incompatibilità del sangue.

M.B. Nella storia della tua famiglia altri hanno avuto esperienze simili?

S.R.: L’ho capito nel 2000 dopo la mia esperienza principale, quando ho saputo che mia sorella era un’experiencer. E quando circa un paio di anni fa mio fratello mi ha detto che lo era anche lui, ci sono rimasto di stucco.

M.B. Cosa hai provato quando hai visto la prima volta la copertina del libro di Whitley Strieber “Communion”?

S.R.: Ho pensato che non era simile a nulla che avessi visto prima. Mi colpirono gli occhi. Nella mia prima esperienza di rapimento all’inizio gli esseri non mi apparvero come i tipici Grigi. Ma vedi, non mi piace il termine “abduction”, “rapimento”. Davvero. Anche se mi presero contro la mia volontà, la mia prima esperienza fu quasi gentile. Andai fuori di testa perché non credevo in queste cose. Fecero in modo che non provassi alcun dolore, cercarono di calmarmi mentre mi stava assalendo il panico. Non corrispondevano a ciò che si sente in giro. Riuscii a vederli e fotografarli. Cercai persino di inseguirne uno nel mio giardino. A me non sembravano grigi, più un marrone pallido, con una sfumatura blu.

M.B.: Parlando delle loro caratteristiche fisiche, in effetti hai girato un video in cui un alieno appare dietro il vetro di una finestra. (www.youtube.com/watch?v=1Snck4fMP_A) Mi diede l’impressione di una figura mono-dimensionale, non tri-dimensionale. Non sto suggerendo che si tratta di un ologramma o di un’immagine proiettata, ma…

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