Il primo fratello del Sole

Si sente spesso e volentieri parlare della scoperta di super-Terre o pianeti simili alla Terra, poco tempo fa è stato localizzato l’ultimo “Kepler 186f”, ma questa volta si tratta di una stella, ossia, un fratello del Sole.

Gli astronomi hanno identificato il primo “fratello” del Sole, una stella che quasi certamente si è formata dalla stessa nube di gas e polvere della nostra cara stella.

Un team di ricercatori guidato dall’Università del Texas, Austin, dall’astronomo Ivan Ramirez, ha identificato il primo “fratello” del Sole. I metodi utilizzati da Ramirez aiuteranno altri astronomi a scovare altri “fratelli solari”, tale lavoro è utile per la comprensione di come e dove il nostro Sole si sia formato. La scoperta sarà pubblicata nella rivista The Astrophysical Journal, a giugno.

“Vogliamo sapere dove siamo nati”, afferma Ramirez. “Se riusciamo a capire in quale parte della galassia si sia formato il Sole, saremo in grado di vincolare le condizioni nel Sistema Solare primordiale, e questo potrebbe aiutarci a capire perché siamo qui.”

L’astronomo sostiene (giustamente) che dove è presente una stella simile o uguale al nostro sole, è possibile che vi siano altri pianeti che ospitano la vita per come la conosciamo, anche se da “uomo di scienza” sostiene che le possibilità siano piccole, ma non pari a zero.fratello del sole hd 162826Il fratello del Sole, HD 162826 non è visibile ad occhio nudo, ma può essere visto con un binocolo a bassa potenza vicino alla stella luminosa Vega nel cielo notturno. (Ivan Ramirez/Tim Jones/McDonald Observatory)

La nascita di queste stelle potrebbe aver scatenato un serie di collisioni che avrebbero espulso pezzi di pianeti che successivamente potrebbero aver viaggiato tra sistemi solari, e forse responsabili della vita primitiva sulla Terra. Oppure, frammenti della Terra avrebbero potuto trasportare vita a pianeti in orbita attorno fratelli solari. Per questo la sua scoperta è importante: “Si potrebbe sostenere che i fratelli solari siano candidati chiave nella ricerca di vita extraterrestre”, afferma Ramirez.

Il fratello solare identificato dal team dell’astronomo è stato denominato HD 162826, una stella 15 per cento più massiccia del Sole, che si trova a 110 anni luce di distanza nella costellazione di Ercole. La stella non è visibile ad occhio nudo, ma può essere facilmente visibile con un binocolo a bassa potenza, non lontano dalla luminosa stella Vega.

Il team ha identificato HD 162826 come un fratello del Sole, analizzando i dati di altri 30 possibili candidati trovati dai diversi gruppi di tutto il mondo in cerca di fratelli solari. Il team di Ramirez ha studiato 23 di queste stelle in profondità con la Harlan J. Smith Telescope, al McDonald Observatory, e le restanti stelle (visibili solo dall’emisfero meridionale) con Clay Magellan Telescope, a Las Campanas Observatory, in Cile. Per tutte queste osservazioni è stata utilizzata la spettroscopia ad alta risoluzione.

La fortuna ha premiato il team di Ramirez. Questa stella è stata studiata dal team del McDonald Observatory Planet Search. Ci sono voluti 15 anni di osservazioni per poter arrivare a tali conclusioni. Grazie agli studi eseguiti nella University of Texas, da Michael Endl e William Cochran, insieme ai calcoli di Rob Wittenmyer della University of New South Wales, si è potuta escludere la possibilità che un pianeta gioviano orbiti vicino alla stella, diversamente gli esperti credono che sia più probabile che esistano piccoli pianeti terrestri.

Ramirez è convinto che HD 162826 non sia l’unico fratello solare, ma che probabilmente ve ne sono molti altri ancora da scoprire.

L’idea, secondo Ramirez, è che il Sole sia nato in un cluster contenente mille o centomila stelle, più di 4,5 miliardi di anni fa. Le stelle possono essere state scagliate in varie zone della Via Lattea. Alcune, come HD 162826, sono ancora nelle vicinanze, mentre Altre sono molto più lontane e difficili da trovare.

I dati in arrivo da Gaia è “non si limiteranno ad essere limitati al quartiere solare”, afferma Ramirez, Gaia fornirà le distanze accurate e moti propri, per un miliardo di stelle, permettendo agli astronomi di scovare i fratelli solari fino al centro della nostra galassia. “Il numero di stelle che possiamo studiare aumenterà di un fattore pari a 10.000”, conclude Ramirez.

Infine, secondo Ramirez, non è necessario investire un sacco di tempo per analizzare ogni dettaglio presente in ogni stella, ma è più utile concentrarsi su determinati elementi chimici fondamentali.

Questi elementi sono quelli che variano notevolmente tra le stelle che altrimenti avrebbero composizioni chimiche molto simili. Tali elementi chimici altamente variano a seconda della zona in cui si sono formati nella galassia. Il team di Ramirez considera elementi chimici importanti, il bario e l’ittrio.

Rintracciando stelle molto simili al Sole la ricerca di pianeti extrasolari terrestri in grado di ospitare la vita per come la conosciamo si ristringe.

Il materiale per questo articolo è stato pubblicato su utexas.

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