Detriti spaziali cadono continuamente sul pianeta

La prima notizia nota al grande pubblico risale al 1997, quando una cittadina dell’Oklaohma, Lottie Williams, mentre passeggiava con amici nel parco di Tulsa, vede uno strano bagliore nel cielo.

Sembrava una stella cadente, ma era molto più grande e luminosa. Dopo qualche minuto la donna avverte un leggero colpo sulla spalla, che poi racconterà di aver avuto la sensazione di essere stata colpita da una lattina vuota. Ma si trattò di un oggetto dall’aspetto metallico, la quale subito la donna pensò facesse parte di una stella cadente. Tuttavia, la donna si rivolse ad un circolo locale di astrofili dove scoprì che a colpirla sulla spalla, non fu un piccolo frammento di meteorite, ma bensì un frammento del razzo della NASA Delta II, che proprio quella notte precipitò sulla Terra disintegrandosi nell’atmosfera cospargendo di detriti incandescenti almeno cinque Stati, dal Kansas al Missouri.

In realtà la spazzatura spaziale cade spesso e volentieri sul nostro pianeta. Nel 1979 fu dichiarata massima allerta per la caduta improvvisa del laboratorio spaziale statunitense Skylab, del peso di circa 77 tonnellate. Ovviamente i controllori della NASA cercarono di farlo finire nell’oceano, ma non andò nel verso giusto, anche se fortunatamente non vi furono feriti, il laboratorio precipitò in Australia, a sud-est di Perth. I suoi frammenti sono tuttora conservati in un museo allestito appositamente nella città.

Nel 1991 accadde un evento simile. I responsabili dell’agenzia spaziale dell’allora Unione Sovietica, nel tentativo di far precipitare nell’Atlantico la Salyut 7/Kosmos 1686, una stazione spaziale di 36 tonnellate, fallì e i frammenti caddero sulla città argentina Capitan Bermudez. Gli abitanti furono testimoni di uno spettacolo a cielo aperto, che per fortuna si concluse senza alcuna vittima.

Nel 2001 fu affrontato il problema della distruzione della vecchia Mit, si trattava di un oggetto enorme lungo 33 metri per 135 tonnellate. I tecnici, dopo aver eseguito i loro calcoli, decisero di pilotarne la caduta azionando i retrorazzi della navicella Progress che le era rimasta agganciata. Andò bene anche questa volta, i frammenti precipitarono nel Pacifico al largo del Cile, senza conseguenze.

detriti spaziali

Anche se non se né sente quasi mai parlare, dall’inizio dell’era sono caduti sulla Terra almeno 20 mila pezzi di satelliti: ogni settimana se ne schianta uno pesante una tonnellata, e frammenti di decine di centimetri ne cadono parecchi. Tuttavia, anche se la cifra di questi oggetti è destinata ad aumentare, pare che sia estremamente difficile essere colpiti da uno di questi frammenti. I calcoli degli esperti lo danno a uno su un miliardo.

Ma il problema più grave riguarda l’enorme quantità di oggetti “morti” che continuano a vagare intorno alla Terra. Un consulente della NASA, Donald Kessler, dichiarò che il volume dei rifiuti spaziali che orbitano intorno alla Terra è diventato tanto elevato da farli entrare in collisione fra loro. Quindi accade che ogni qualvolta due oggetti con diametro di pochi centimetri a qualche decimetro si urtano, si creano nuvole di schegge lanciate in tutte le direzioni. La velocità degli oggetti in orbita è di circa 16 km al secondo, ciò significa che ogni frammento ha il potenziale per produrre ulteriori impatti, innescando una reazione a catena che porterebbe a un aumento esponenziale dei detriti fino a rendere impossibile per decenni l’impiego di nuovi satelliti, quindi l’esplorazione spaziale.

Tuttavia, sono già stati studiati alcuni rimedi per controllare la “nostra” spazzatura spaziale, come ad esempio il sistema Gold: un pallone grande come un campo di calcio capace di legarsi ai detriti più grandi, aumentandone la resistenza aerodinamica e trascinandoli all’interno dell’atmosfera, dove la pressione li disintegrerebbe. O ancora l’Electrodynamic debris eliminator, pensato dalla Darpa, l’agenzia governativa del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Si tratta di 200 reti giganti, che dovrebbero essere in grado di raccogliere i detriti per poi gettarli in un’orbita più bassa e farli finire negli oceani terrestri.

I russi contano di investire 2 miliardi di dollari per costruire delle capienti navette spaziali in grado di ripulire l’orbita terrestre in 15 anni.

Il triste primato assegnato per la produzione di detriti spaziali, dovuti a frammenti di veicoli spaziali va alla Cina, seguita da Stati Uniti e Russia.

Quindi se guardi in cielo e vedi una strana luce che si muove a gran velocità bruciando nell’atmosfera, potrebbe non trattarsi di un frammento di meteorite, ma semplicemente di spazzatura spaziale.

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