Osservare la fotosintesi clorofilliana dallo Spazio

Gli scienziati della NASA hanno studiato un nuovo modo, utilizzando i satelliti, per osservare il processo naturale che permette a tutti gli esseri umani e non, di respirare, la fotosintesi clorofilliana.

La fotosintesi clorofilliana è quel processo chimico grazie al quale le piante verdi e altri organismi producono sostanze organiche, come i carboidrati, partendo dall’anidride carbonica atmosferica e dall’acqua metabolica, grazie alla luce solare. Da quest’ultima vengono convertite sei molecole di CO² e sei molecole di H²O in una molecola di glucosio, zucchero fondamentale per la vita della pianta. Questo processo permette una reazione. Le piante producono sei molecole di ossigeno che liberano nell’atmosfera attraverso gli stomi che si trovano nella foglia (piccoli buchi). [wikipedia]

fotosintesi

Le piante, i polmoni del nostro pianeta, crescono e prosperano attraverso la fotosintesi, un processo che converte la luce solare in energia. Durante la fotosintesi, le piante emettono quella che viene chiamata fluorescenza, una luce invisibile ad occhio nudo, ma rilevabile dai satelliti in orbita centinaia di chilometri sopra la Terra. Gli scienziati della NASA hanno ora stabilito un metodo per trasformare questi dati in mappe satellitari globali del sottile fenomeno in modo più dettagliato rispetto al passato.

Le piante sane utilizzano l’energia della luce solare per la fotosintesi, e ri-emettono un pò di quella luce, debole ma misurabile. Con questa tecnica gli scienziati sono in grado di capire se i polmoni del nostro pianeta lavorano bene o sono malati.

In breve, un’abbondante fluorescenza indica che la fotosintesi è attiva e ben funzionante, mentre la bassa o nessuna fluorescenza può significare che la pianta è stressata o sta morendo. Le mappe del fenomeno offrono agli scienziati uno sguardo diretto sulla salute delle piante.

Queste nuove mappe, prodotte da Joanna Joiner della NASA, Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland, e colleghi, hanno migliorato la visione del processo, dal 2011.

Le misure globali migliorate potrebbero essere utili per gli agricoltori interessati alle prime indicazioni di stress delle colture, e agli ecologisti che cercano di capire meglio la vegetazione globale, e dei processi del ciclo del carbonio.

“Per la prima volta, siamo in grado di mappare a livello globale i cambiamenti in fluorescenza nel corso di un solo mese”, afferma Joiner. “Questo ci permette di utilizzare la fluorescenza per osservare, ad esempio, la variazione della lunghezza della stagione di crescita.”

Le mappe sono state possibili grazie allo sviluppo di un nuovo modo per identificare quei segnali di fluorescenza molto deboli raccolti dal Global Ozone Monitoring Instrument 2 (GOME-2) e lo strumento MetOp-A, un satellite meteorologico europeo.

Per maggiori informazioni: http://www.nasa.gov/content/goddard/seeing-photosynthesis-from-space-nasa-scientists-use-satellites-to-measure-plant-health/#.UfOWQOGLelM

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