Astronomia: Novità dal centro della nostra Galassia

C’è vita al centro della Galassia

Scoperte grazie alle osservazioni nell’infrarosso del telescopio Gemini 13 nuove bande di assorbimento nella luce emessa da stelle che si trovano nelle regioni centrali della Via Lattea. Ancora incognita la natura degli elementi o dei composti che le hanno prodotte, ma per il team che ha condotto lo studio potrebbero essere amminoacidi, i ‘mattoni’ della vita.

La luce delle stelle trasporta con sé una serie di informazioni importantissime che gli astrofisici hanno imparato a decifrare grazie alla spettroscopia. Scomponendo la radiazione si possono indagare le caratteristiche dell’oggetto celeste che l’ha prodotta, come ad esempio la sua temperatura o la composizione chimica. Ma nel suo viaggio fino a noi, la luce delle stelle può incontrare gas e materia, interagendo con essi ed evidenziando nel suo spettro i ‘segni’ di questi incontri. Così, analizzando con il telescopio Gemini la luce proveniente dalle stelle presenti nel centro della nostra Galassia, la Via Lattea, un gruppo di ricercatori ha individuato nei loro spettri 13 nuove bande di assorbimento (Diffuse Interstellar Bands, DIB). Queste bande sono state individuate nell’infrarosso e sono quelle ad oggi con la maggiore lunghezza d’onda nota.

centro della galassia

Ben 500 sono infatti ad oggi le DIB già note e le prime sono state scoperte 90 anni fa. Ma cosa produce queste particolari tracce sugli spettri delle stelle? “Nessuna delle bande interstellari diffuse è stata finora identificata con sicurezza con un elemento o una molecola specifica” dice Thomas Geballe, dell’Osservatorio Gemini, primo autore dell’articolo sulla scoperta pubblicato online sul sito della rivista Nature . “Questa è oggi una delle più grandi sfide nel nostro lavoro”. Una sfida che, almeno per ora, gli astrofisici dovranno cercare di vincere solo con le proprie forze. Ad oggi infatti, nessuno è stato in grado di riprodurre in laboratorio le DIB a causa della difficoltà di simulare le temperature e pressioni del gas nello spazio interstellare e nelle molteplici combinazioni della sua composizione chimica.

Tuttavia qualche idea, anche ragionevolmente attendibile, i ricercatori del team ce l’hanno. Ed è estremamente affascinante. “Le più recenti teorie ipotizzano che queste DIB potrebbero essere prodotte sia da catene molecolari di carbonio e idrogeno oppure da complesse catene di amminoacidi, ma non vi è ancora la certezza di ciò” dice Paco Najarro del Dipartimento di Astrofisica presso il centro di Astrobiologia di Madrid, che ha collaborato alla scoperta. Se questa teoria venisse confermata, da simili nubi interstellari ricche di amminoacidi potrebbero essere letteralmente ‘piovuti’ sui pianeti che popolano la zona centrale della nostra Galassia i ‘semi’ primordiali portatori della vita. Fonte – Media Inaf

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