Kepler-438b e Kepler-442b fanno parte di questi ultimi pianeti scoperti dal telescopio spaziale

Il 2015 è appena cominciato e sono già stati scoperti otto nuovi pianeti extrasolari potenzialmente abitabili, poiché si trovano ad una distanza dalla loro stella dove potrebbe tranquillamente esistere l’acqua allo stato liquido sulla superficie del pianeta. Inoltre tra questi 8 pianeti, 2 sono più simili alla Terra di qualunque altro esopianeta scoperto fino ad oggi.

Il telescopio spaziale Kepler sta facendo un gran lavoro nonostante tutti i piccoli inconvenienti tecnici a cui è andato incontro. E così, in occasione della riunione invernale annuale della American Astronomical Society a Seattle (6 gennaio) il resoconto del lavoro del telescopio spaziale è di oltre 1.000 esopianeti e più di 4.000 pianeti candidati.

Kepler iniziò la sua missione a caccia di pianeti nel 2009. E, nonostante i problemi riscontrati nel 2013 a causa del mal funzionamento di due delle quattro ruote (grazie alle quali il telescopio poteva ruotare mantenendo una posizione fissa) gli scienziati sono ancora impegnati ad analizzare tutti i dati raccolti dal telescopio spaziale.

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Secondo Guillermo Torres del Centro Harvard-Smithsonian per l’Astrofisica (CFA), la maggior parte di questi pianeti con buona probabilità sono rocciosi come la Terra.

Ma i pianeti a cui si è prestata maggior attenzione, perché molto simili alla Terra, sono due; Kepler-438b e Kepler-442b. Entrambi orbitano attorno a nane rosse un po’ più fredde del nostro Sole, e mentre Kepler-438b impiega 35 giorni per compiere un giro attorno alla sua stella madre, Kepler-442b completa un’orbita ogni 112 giorni.

esopianeti-kepler-gennaio-2015

Con un diametro di appena il 12% più grande della Terra, Kepler-438b ha una probabilità del 70% di essere roccioso, secondo i calcoli del team. Kepler-442b è circa un terzo più grande della Terra, ma le probabilità scendono al 60%.

Come ben sappiamo, un pianeta per rientrare nella zona abitabile si deve trovare pressappoco nella stessa zona della Terra, ovvero, ad una distanza tale da permettere la luce solare di mantenere allo stato liquido l’acqua sulla superficie planetaria. Troppo vicino (alla propria stella) l’acqua evaporerebbe, troppo distante, si congelerebbe. Se cerchiamo quindi una vita simile alla nostra le caratteristiche basilari devono essere queste, chimica a parte. Naturalmente è molto importante riuscire ad identificare la tipologia della stella madre poiché (detto in parole povere) se è più calda (del Sole) la distanza dei pianeti dalla zona abitabile potrebbe allungarsi, mentre se fosse più fredda si avvicinerebbe. Comprenderete che quindi non è un compito semplice determinare fino a che punto possa essere abitabile un pianeta (se cerchiamo la vita come sulla Terra in base alle nostre conoscenze e/o teorie). Ad ogni modo, nell’universo (o se vogliamo nella nostra galassia) non mancano di certo sistemi solari con altrettanti pianeti, e scovarne di nuovi è solo questione di tempo.


“Per i nostri calcoli abbiamo scelto di adottare i più ampi limiti possibili che possono plausibilmente portare a condizioni adatte per la vita”, afferma Torres.

Kepler-438b riceve circa il 40 per cento di luce in più rispetto la Terra. Di conseguenza, il team calcola un 70% di probabilità che si trovi nella zona abitabile della sua stella.

Kepler-442b riceve circa due terzi di luce in più della Terra. Gli scienziati quindi attribuiscono una probabilità del 97% che si trovi nella zona abitabile.

“Non possiamo sapere con certezza se tutti i pianeti appena scoperti si trovino veramente nella zona abitabile”, spiega David Kipping secondo autore del TUF. “Tutto quello che possiamo dire è che promettono bene.”

Prima di questa “scoperta”, i due pianeti considerati i maggior candidati per essere simili alla Terra erano Kepler-186F, che è 1.1 volte più grande della Terra, e Kepler-62f, che è 1.4 volte le dimensioni della Terra.

La scoperta di questi pianeti è stata possibile grazie ad un software chiamato BLENDER, grazie al quale è stato possibile determinare statisticamente tali pianeti. BLENDER è stato sviluppato da Torres e il collega Francois Fressin, e gira sul supercomputer Pleiadi della NASA. Questo è lo stesso metodo utilizzato precedentemente per convalidare alcuni dei reperti più iconici di Keplero, tra cui i primi due pianeti di dimensioni simili alla Terra intorno ad una stella simile al Sole, e il primo esopianeta più piccolo di Mercurio.

Il supercomputer Pleiadi costruito nel 2008 debutta come il terzo computer più potente del mondo a 487 teraflop. Si tratta di un petascale supercomputer ospitato presso la NASA Advanced Supercomputing (NAS) impianto a NASA Ames Research Center situato a Moffett Field, vicino a Mountain View, California. È mantenuto da NASA e partner Silicon Graphics (SGI) e Intel. Nel giugno del 2013 si classifica diciannovesimo computer più veloce al mondo nella TOP500 con un LINPACK punteggio di 1,24 petaflop (1,24 quadrilioni virgola mobile di operazioni al secondo) e una prestazione di picco di 1,79 petaflop. L’obiettivo finale della partnership tra NASA e SGI è quello di raggiungere una prestazione di picco di supercalcolo di 10 petaflop, o 10 quadrilioni di operazioni in virgola mobile al secondo, al fine di “incrementare le capacità di calcolo per la ricerca, [e] la modellazione e la simulazione di lavoro presso il NASA Advanced Supercomputing (NAS).”

Come per molte alte scoperte del telescopio spaziale Kepler, i pianeti appena rilevati sono molto distanti. Kepler-438b si trova 470 anni luce dalla Terra, mentre Kepler-442b dista circa 1.100 anni luce.

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