Tre super-Terre si aggiungono alla lista dei pianeti extrasolari scoperti.

Nell’ultimo decennio la scoperta di pianeti extrasolari situati in quella zona definita dagli scienziati astronomi abitabile è aumentato in modo esponenziale, ci basta dare uno sguardo ai dati registrati dal Telescopio Spaziale Kepler dal quale gli scienziati astronomi analizzano dati senza sosta. Questo perché affermare di aver scoperto un pianeta non è poi la stessa cosa che dimostrarlo. C’è un duro lavoro dietro tutto questo, tant’è che la NASA lavora con molti studenti universitari perché i dati da analizzare sono davvero tanti. Tuttavia, come ben sappiamo se abbiamo un minimo d’interesse verso l’astronomia, ad oggi i pianeti confermati sono circa 1.070 su un totale di circa 3.602.

In sintesi abbiamo fra i pianeti non confermati; 4 pianeti simili a Mercurio, 132 mini-Terre, 521 Terre, 1648 super-Terre, 850 Nettuniani, 349 Gioviani. Questi, almeno per ora secondo gli esperti, si trovano in una zona non abitabile, quindi troppo calda dove l’acqua sarebbe inesistente.

Nella zona abitabile abbiamo 2 Terre, 32 super-Terre, 27 Nettuniani e 31 Gioviani.

Nella zona non abitabile fredda abbiamo 3 super-Terre, 1 Nettuiano e 1 Gioviano. Quelli appena descritti sono dati risalenti a Gennaio 2014.

Per quelli confermati visitare il link.

Tre nuovi pianeti si aggiungono alla lunga lista di Kepler

Tre nuovi pianeti abitabili classificati come super-Terre fanno parte di un gruppo di otto nuovi pianeti scoperti in orbita attorno a stelle vicine, nane rosse. Un nuovo studio (anche se non è la prima volta che viene fatta questa affermazione) identifica che praticamente tutte le nane rosse, che costituiscono almeno i tre quarti delle stelle nell’Universo, hanno pianeti in orbita intorno loro. La ricerca suggerisce anche che i pianeti che si trovano nella zona abitabile (dove l’acqua liquida potrebbe esistere quindi è possibile che vi sia un qualche forma di vita per come noi la conosciamo), come nel caso dei tre nuovi pianeti (super-Terra), sono almeno un quarto delle nane rosse. In sostanza un numero inimmaginabile, si parla di cifre che superano di molto il miliardo, ma ovviamente non abbiamo ancora una tecnologia di tale portata che possa confermare direttamente queste teorie basate su calcoli matematici.

tre pianeti extrasolari zona abitabile

Questi nuovi risultati sono stati ottenuti dall’analisi dei dati provenienti da HARPS (High Accuracy Radial Velocity Planet Searcher) e UVES (Ultraviolet e Visual Echelle Spectrograph), gestito dalla European Southern Observatory in Cile. Combinando i dati, il team è stato in grado di rilevare i segnali che non erano abbastanza forti per essere osservati chiaramente dagli strumenti singolarmente

Il dottor Mikko Tuomi, presso l’Università di Centro di Hertfordshire for Astrophysics Research e autore principale dello studio, ha dichiarato: “Stavamo guardando i dati di UVES, quando abbiamo notato una certa variabilità che non poteva essere spiegata con rumore casuale. Così, combinando i dati con quelli di HARPS, siamo riusciti a individuare questi tre nuovi pianeti candidati. ”

“Stiamo sondando chiaramente una popolazione ricca di pianeti di piccola massa, e possiamo facilmente aspettarci di trovarne molti di più nel prossimo futuro – anche intorno a stelle molto più vicine al Sole”.

Per trovare le prove dell’esistenza di questi pianeti, gli astronomi hanno misurato la quantità dell’oscillazione di una stella nello spazio in quanto è influenzata dalla gravità di un pianeta. In pratica, semplificando, anche se un pianeta è invisibile per quanto sia lontano, si può analizzare l’oscillazione della stella madre, questo avviene per via dell’attrazione gravitazionale di un pianeta. In questo gli scienziati sono in grado di notare un piccolo movimento irregolare della stella, che denota appunto, la presenza di almeno un pianeta.

Il team ha utilizzato tecniche di analisi innovative comprimendo i segnali planetari dei dati. In particolare, hanno applicato la regola di Bayes ‘di probabilità condizionate che consente di rispondere alla domanda “Qual è la probabilità che una determinata stella dispone di pianeti in orbita sulla base dei dati disponibili?” Questo approccio, insieme ad una tecnica che permette ai ricercatori di filtrare il rumore in eccesso nelle misure, rendono le rilevazioni possibili.

Il professor Hugh Jones, dell’Università di Hertfordshire, commenta: “Questo risultato rea in qualche modo atteso, nel senso che gli studi riguardanti le nane rosse distanti, grazie alla missione Kepler indicano una presenza di un numero significativo di piccoli pianeti. Questa è quindi una piacevole conferma dello studio proveniente dal risultato di un campione di stelle tra le più brillanti della loro classe. ”

I nuovi pianeti sono stati scoperti intorno a stelle che si trovano tra i 15 e gli 80 anni luce di distanza e hanno periodi orbitali che variano tra due settimane e nove anni. Questo significa che orbitano attorno alle loro stelle a distanze che variano da 0,05 a 4 volte la distanza Terra-Sole – quindi 149 milioni di km.

Fonti: University of Hertfordshire e Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

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2 COMMENTI

  1. occorrebbe che ogni persona del pianeta terra che lavora o che ha un reddito oltre coloro che hanno piu possibilità si versasse una quota minima da duecento euro–ad un massimo ogni persona il cui totale dell’incasso la scienza della nasa potrebbe utilizzare tali fondi per anticipare i tempi nel ideare mezzi cosmici oltre la velocita della luce—allora si che saremo apposto– ma…. che si prende questa iniziativa—- distinti saluti antonio

  2. fantastico è apprendere i successi di keplero.– e lo studio dei vostri dati.. è fantastico è eccezzionale adesso ci vuole solo un mezzo con il cervello umano alla velocita oltre la luce– come fanno i mezzi non identificabili che varcono il nostro cielo..ma solamente che i popoli di altre destinazioni sono avanti da noi oltre duemila anni—–saluti auguri antonio

    Già, ma sono convinto che quel che ci viene rivelato sia solo una misera parte della realtà, per quanto mi riguarda potrebbero anche esistere di già dei velivoli artificiali in grado di spostarsi alla velocità della luce. Anche se non credo sia possibile che una persona a bordo di un mezzo del genere riesca a sopravvivere ad una tale forza, sarebbe più probabile a questo punto la famosa teoria della relatività generale di Einstein sulla curvatura dello spazio-tempo. In alternativa bisognerebbe utilizzare questi sconosciuti denominati buchi neri, e forse chissà ne esistono di altri tipi, Se esiste comunque un umano terrestre (governo o chiunque sia a capo di un progetto del genere) che conosce questo segreto lo terrà per se. Come fanno da sempre per le malattie definite incurabili. Sono 50 anni che accumulano denaro avranno raggiunto cifre allucinanti mi domando dove finiscano questi soldi visto che non ne hanno mai abbastanza.. ma dai..
    Grazie del commento Antonio..

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