Rilevato gesso su Marte

Opportunity scopre il gesso su Marte

Il rover della NASA Opportunity sta compiendo il suo ottavo compleanno su Marte, e pensare che la sua missione doveva avere una durata di 3 mesi! Da allora ha percorso circa 33 km, una media di circa 4 km all’anno! Pensando alle condizioni estreme presenti sulla superficie marziana, dove il gradiente di temperatura tra notte e giorno è dell’ordine dei 100 gradi, non si può che afferamare che si tratta di uno dei più grandi successi tecnologici. Basti pensare che in questo periodo di tempo noi abbiamo cambiato la batteria della nostra auto almeno due volte, mentre quelle di Opportunity funzionano ancora egregiamente in condizioni ben diverse da quelle terrestri.

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Il bordo del cratere Endeavour ripreso dalla telecamera del rover Opportunity. Al centro la vena di gesso battezzata Homestake. NASA/JPL/Cornell

Il rover, nel corso del suo lento procedere, ha ripreso immagini di estremo dettaglio della superficie marziana, ha analizzato con il suo microscopio una grande quantità rocce di varia natura, ha scoperto meteoriti, e ci ha fornito un quadro di dettaglio della geologia della regione esplorata. Ma il risultato più importante è stato quello di portare prove sempre più evidenti della passata presenza di acqua allo stato liquido sul pianeta rosso. L’ultima di queste è stata la recente scoperta di un filone di gesso, un minerale che prova in modo inequivocabile come nel passato sia stata presente acqua liquida nel sottosuolo, in condizioni potenzialmente favorevoli ad ospitare forme di vita.

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La vena di gesso Homestake ripresa da breve distanza. E’ lunga circa 45 cm e larga quanto un dito. NASA/JPL/Cornell

Le tracce sono state individuate sul bordo del cratere da impatto Endeavour. La venatura studiata da Opportunity è lunga circa 45 cm e larga quanto un dito. Lo spettrometro montato sul braccio mobile del rover ha rinvenuto importanti quantità di calcio e zolfo, presenti in un rapporto simile a quello del solfato di calcio, un composto che può esistere in diverse forme a seconda della quantità di acqua legata alla struttura cristallina del minerale. Dalle prime analisi, risulta che la sostanza presente sulla superficie marziana sarebbe una forma idrata del composto, con ogni probabilità gesso. L’acqua avrebbe formato questo deposito dissolvendo il calcio contenuto nelle rocce vulcaniche. Il minerale si sarebbe poi combinato con lo zolfo (filtrato anch’esso dalle rocce, oppure portato dai gas vulcanici) e si sarebbe depositato sotto forma di solfato di calcio in una frattura del sottosuolo che col passare del tempo, a seguito dell’erosione, sarebbe arrivata a essere esposta sulla superficie del pianeta.

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Immagine della vena di gesso Homestake ripresa dal microscopio situato sul braccio mobile di Opportunity. NASA/JPL/Cornell

L’elevata concentrazione di solfato di calcio presente in questa venatura (battezzata con il nome di Homestake) si sarebbe formata in condizioni meno acide rispetto a quelle che avrebbero originato altri depositi di solfato scovati da Opportunity.
“Questa è l’osservazione più convincente della passata presenza di acqua su Marte finora raccolta in tutta la missione Opportunity”, così ha commentato il responsabile scientifico della missione, Steve Squyres, la notizia della scoperta di gesso su Marte. Il minerale infatti, formandosi a causa dell’evaporazione dell’acqua, sarebbe la prova sicura che sul pianeta rosso in passato il liquido c’è stato. Le prove dell’esistenza di acqua liquida sul pianeta rosso sono numerose, ma questa è sicuramente quella definitiva.
Un nuovo rover della NASA, Curiosity, da 15 giorni è in viaggio per Marte per studiare un’altra regione e verificare la presenza di acqua o altri elementi fondamentali per lo sviluppo di forme di vita

Fonte – Mario Di Martino (focus)

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