La sonda Cassini rivela l’esistenza di oltre 100 geyser sulla luna Encelado (Saturno).

Questa notizia ci conferma l’esistenza di un’enorme oceano sotto il ghiaccio di Encelado, una delle lune del gigante Saturno.

Per parecchi anni (quasi sette) le telecamere della sonda Cassini hanno esaminato in particolar modo una zona del terreno polare della piccola luna, un bacino geologico unico dove sono presenti 4 fratture importanti dalle quali fuoriescono minuscole particelle di ghiaccio e vapore acqueo che formano i geyser, tra l’altro il primo geyser avvistato in quella zona risale a quasi 10 anni fa.

geyser-enceladoQuesto grafico (vedi immagine sopra) mostra un modello 3-D di Encelado con 98 geyser che sboccano dalle 4 fratture principali della piccola luna saturniana. Fonte: NASA / JPL-Caltech / Space Science Institute

Gli scienziati, analizzando la mappatura di Encelado (che riguarda quella zona) hanno stabilito che sono presenti 101 geyser coincidenti con piccoli punti caldi.

Il primo avvistamento dei geyser risale al 2005, da quel momento gli scienziati hanno cominciato a teorizzare cosa producesse questi fenomeni. Da subito hanno pensato che la potente forza di gravita di Saturno creava lo sfregamento delle placche di ghiaccio di Encelado. Il continuo sfregamento crea delle fratture generando calore da attrito che trasforma il ghiaccio in geyser per effetto dei vapori e liquidi.

Per determinare le posizioni in superficie dei geyser, i ricercatori hanno impiegato lo stesso processo di triangolazione storicamente utilizzato per rilevare le caratteristiche geologiche della Terra. Quando i ricercatori hanno confrontato le posizioni dei geyser con le mappe a bassa risoluzione di emissione termica, divenne evidente che la maggiore attività dei geyser coincideva con la massima radiazione termica. Tuttavia, queste correlazioni non erano sufficienti a rispondere alla domanda: “Che cosa produce cosa?”

La risposta a questo mistero è stata ottenuta confrontando i risultati dello studio geologico con i dati ad alta risoluzione raccolti nel 2010 dai sofisticati strumenti di Cassini.

La sonda Cassini pesa oltre 2 tonnellate ed è dotata di 12 differenti strumenti scientifici, due registratori digitali di dati, due computer primari e 50 computer secondari. La sua strumentazione di bordo comprende camere per immagini operanti sia in luce visibile, che nell’infrarosso e nell’ultravioletto. La sonda possiede inoltre alcuni spettrografi utili per lo studio della temperatura e della composizione chimica della superficie di Saturno, della sua atmosfera, nonché dei suoi celebri anelli. Altri strumenti, infine, permettono di analizzare le proprietà e il comportamento del gas ionizzato all’interno della magnetosfera del pianeta e di risalire, quindi, alle sue caratteristiche e all’intensità del campo magnetico.

I geyser individuati sono molto vicini a delle piccole macchie calde (analizzando la mappatura) di poche decine di metri di diametro, troppo piccole per essere prodotte da un riscaldamento per attrito, ma della dimensione giusta per essere il risultato della condensazione del vapore su le pareti in prossimità della superficie delle fratture.

Quando siamo entrati in possesso di questi risultati, abbiamo capito subito che il calore non è la causa dei geyser, ma viceversa”, afferma Carolyn Porco, leader del team di imaging di Cassini dallo Space Science Institute di Boulder, Colorado, e autore principale del primo articolo. “E ci ha anche rivelato che i geyser non sono un fenomeno che si sviluppa in prossimità della superficie, ma ha radici molto più profonde.”

Grazie alla recente analisi dei dati della sonda Cassini, i ricercatori hanno concluso che l’unica fonte plausibile del materiale costituente i geyser è il mare ormai noto che è presente sotto la superficie ghiacciata. Hanno anche constatato che le fratture che si sono create in superficie possono rimanere perte, se riempite con acqua liquida.

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 Per approfondimenti: ciclops

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