Marte: un ambiente abitabile alle falde del vulcano Arsia Mons

Il vulcano marziano Arsia Mons potrebbe essere stato uno dei più recenti luoghi abitabili ancora presenti sul pianeta rosso, secondo un recente articolo di ricercatori dell’Università Brown. La ricerca mostra che le eruzioni vulcaniche sotto una lastra di ghiaccio glaciale avrebbero creato notevoli quantità di acqua allo stato liquido sulla superficie di Marte, si parla di circa 210 milioni di anni fa, dove secondo gli esperti sul nostro pianeta si muovevano gli enormi dinosauri.

Il calore prodotto da un vulcano in eruzione sotto un immenso ghiacciaio avrebbe creato grandi laghi di acqua liquida su Marte in un passato relativamente recente. E dove c’è acqua, c’è anche la possibilità di vita. Un recente articolo di ricercatori dell’Università Brown calcola quanta acqua possa essere stata presente nei pressi del vulcano Arsia Mons, e per quanto tempo.

Quasi due volte più alto come l’Everest, Arsia Mons è il terzo vulcano più alto su Marte ed è una delle più grandi montagne del sistema solare. Questa nuova analisi delle formazioni circostanti nei pressi di Arsia Mons dimostra che le eruzioni lungo il fianco nord-ovest del vulcano avvennero quando un ghiacciaio copriva la stessa regione, circa 210 milioni di anni fa. Il calore emesso da queste eruzioni avrebbe sciolto enormi quantità di ghiaccio formando laghi proglaciali (si originano per la fusione di un ghiacciaio), corpi d’acqua che si formano all’interno dei ghiacciai come bolle liquide in un cubo di ghiaccio mezzo congelato.

I laghi coperti di ghiaccio alle falde di Arsia Mons avrebbero contenuto centinaia di chilometri cubi di acqua di disgelo, secondo i calcoli di Kat Scanlon, uno studente laureato alla Brown che ha guidato il lavoro. E dove c’è acqua, c’è la possibilità di un ambiente abitabile.

vulcano arsia mons marte
Vulcano Arsia Mons, Marte.
Fonte (NASA/Goddard Space Flight Center/Arizona State University/Brown University)

“Questo è interessante perché è la prova dell’esistenza più recente di una grossa quantità d’acqua liquida su Marte”, afferma Scanlon.

Anche se 210 milioni anni fa, potrebbe non sembrare così recente, il sito di Arsia Mons è molto più giovane rispetto agli ambienti abitabili che hanno incuriosito altri rover su Marte. Tutti gli altri siti sono probabilmente più vecchi di circa 2,5 miliardi di anni. Il fatto che il sito di Arsia Mons è relativamente giovane lo rende un bersaglio interessante per una possibile futura esplorazione.

In questi luoghi potrebbero esserci ancora tracce di vita passata ed è per questo che Arsia Mons potrebbe essere il prossimo luogo da esplorare, secondo Scanlon.

Un documento che descrive il lavoro di Scanlon è pubblicata sulla rivista Icarus.

Gli scienziati hanno ipotizzato già dal 1970 che il fianco nord ovest di Arsia Mons poteva essere coperto dal ghiaccio glaciale. Questo punto di vista spinge ad indagare su quel luogo. Il geologi Jim Head di Brown e David Marchant della Boston University, hanno dimostrato che il terreno intorno Arsia Mons sembra sorprendentemente simile alle valli dell’Antartide. I solchi lasciati dalle rocce e i cumuli di macerie che si sono depositati ai bordi di un ghiacciaio. Questi resti denotano la presenza di quello che fu un tempo ghiaccio glaciale.


L’idea del ghiacciaio ha ottenuto un’ulteriore spinta grazie a modelli climatici sviluppati di recente per Marte i quali tengono conto dei cambiamenti dovuti all’inclinazione dell’asse del pianeta. I modelli suggeriscono che durante i periodi di maggiore inclinazione, il ghiaccio che ora si trova ai poli avrebbe migrato verso l’equatore. Questi indicherebbero che tali montagne e/o vulcani come Ascraeus Mons, Pavonis Mons e Arsia Mons si trovavano a medie latitudini, luoghi favorevoli per la formazione di ghiaccio glaciale circa 210 milioni di anni fa.

La ricerca si è dimostrata ancora più interessante grazie alla collaborazione dei ricercatori i quali hanno trovato parecchie prove che testimoniano un’attività vulcanica, con tanto di colate laviche, nello stesso periodo dell’esistenza del ghiaccio glaciale.

Utilizzando i dati provenienti da Mars Reconnaissance Orbiter della NASA, Scanlon ha trovato tracce di formazioni laviche, simili a quelle che si formano sulla Terra quando scoppia la lava sul fondo di un oceano. Sono stati anche trovati tipi di creste e cumuli che si formano sulla Terra quando una colata lavica è vincolato dal ghiaccio glaciale. La pressione dello strato di ghiaccio limita il flusso di lava e l’acqua di fusione glaciale raffredda la lava che erutta in frammenti di vetro vulcanico, formando cumuli e creste con fianchi ripidi e cime piatte.

Utilizzando la termodinamica di base, si è potuto quindi calcolare la quantità d’acqua. Secondo le analisi si formarono due dei depositi che avrebbero creato laghi contenenti circa 40 chilometri cubi di acqua ognuno che corrisponde a quasi un terzo del volume del lago Tahoe. Un’altra delle formazioni avrebbero creato circa 20 chilometri cubi di acqua.

Secondo i calcoli degli esperti i laghi avrebbero potuto persistere per centinaia o addirittura qualche migliaio di anni.

Secondo alcuni ricercatori vi è la possibilità che qualche ghiaccio glaciale possa essere ancora presente sul pianeta rosso. Alcuni dei resti di ghiaccio glaciali potrebbero essere sepolti sotto roccia e detriti. Da un punto di vista scientifico questo è interessante, perché probabilmente ci sono residui di minuscole bolle che contengono la chimica dell’atmosfera di Marte di centinaia di milioni di anni fa.

Questa è la prova che quando vivevano i dinosauri sul nostro pianeta, esisteva una qualche civiltà marziana? Ma certo che no! E’ ovvio che gli scienziati parlano sempre e comunque di microorganismi.  😉

Università Brown

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