Pianeti extrasolari vagabondano nello spazio

Un’infinità di pianeti vagabondi

Vi ricordate il post “Esopianeti dappertutto”, in cui si parlava di un grandissimo numero di pianeti in orbita attorno ad altre stelle? Ebbene, adesso, sulla base di osservazioni effettuate con la stessa tecnica che ha portato a questa conclusione (microlensing), è stato stimato che devono esistere una miriade di pianeti non legati ad alcuna stella che vagano nello spazio interstellare.

A questa conclusione è giunto un gruppo di ricercatori del Kavli Institute for Particle Astrophysics and Cosmology (KIPAC), un laboratorio dell’Università di Stanford (California).

Rappresentazione artistica di un pianeta vagante nello spazio interstellare.

Una stima, si badi bene, che non implica improbabili sistemi solari con migliaia e migliaia di mondi in orbita l’uno attorno all’altro. Al contrario, i protagonisti di quest’esplosione demografica non orbitano attorno a delle stelle, ma vagabondano negli enormi spazi interstellari della nostra Galassia. Si tratterebbe di pianeti orfani della stella madre, milioni di miliardi di mondi – alcuni più piccoli di Plutone, altri più grandi di Giove – che errano in solitudine. Secondo queste stime, dovrebbero esistere 100.000 volte più pianeti vagabondi che stelle. Se si considera che la Via Lattea è formata da circa 300 miliardi di stelle, questo numero può essere considerato a ragione “astronomico”. Si tratta comunque di numeri consistenti con quello che sappiamo sulla nostra Galassia, e quindi questi valori sono plausibili.
A rendere ancor più suggestiva la conclusione della ricerca, i cui risultati sono stati sottoposti per la pubblicazione alla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (MNRAS), è la possibilità che alcuni di questi mondi, pur senza una stella che li riscaldi, possano comunque ospitare qualche forma di vita. Se, infatti, ce ne sono di grandi al punto da essere circondati da un’atmosfera abbastanza spessa, potrebbero aver intrappolato calore a sufficienza per consentire l’esistenza di forme di vita batterica. Calore generato internamente, per esempio attraverso il decadimento radioattivo di isotopi instabili.
Ma come si è potuti giungere ad un valore così elevato, quando fino a oggi si riteneva che di pianeti nomadi potessero essercene, in media, due soltanto per ogni stella di “sequenza principale” (stelle che, come il Sole, stanno bruciando nel loro nucleo l’idrogeno)?
La stima del numero dei pianeti nomadi presenti nella nostra Galassia è stata fatta sulla base della recente scoperta, mediante la tecnica del microlensing, di circa 10 di questi oggetti in una piccola regione in direzione del nucleo della Via Lattea. Estrapolando questo numero e tenendo conto delle caratteristiche della Galassia, risulterebbe che per ogni stella normale di sequenza principale (le più numerose), dovrebbero esistere circa 700 pianeti nomadi con la massa della Terra e fino a 100.000 con quella di Plutone.
Naturalmente, adesso sarà importante confermare questa ipotesi ed organizzare delle campagne osservative di lungo termine (mediante la tecnica del microlensing), dedicate alla scoperta di questi strani oggetti, in modo da determinare in maniera molto più precisa il loro numero. A questo riguardo, in un prossimo futuro saranno disponibili dei potentissimi mezzi, come la missione spaziale astrometrica dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) Gaia, l’osservatorio spaziale WFIRST (Wide-Field Infrared Survey Telescope) e il supertelescopio a grandissimo campo da 8,40 metri di apertura LSST (Large Synoptic Survey Telescope) sulle Ande cilene.
Se questa ipotesi si rilevasse vera, i pianeti vagabondi potrebbero spiegare in buona parte il mistero della “materia oscura” presente nella nostra Galassia. Fonte – Mario di Martino di Focus

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