Ibex: Quel vento ai confini del Sistema solare

Le recenti misure della composizione e delle proprietà delle particelle del vento interstellare condotte dalla piccola sonda della NASA stanno fornendo agli scienziati preziose informazioni per ricostruire la forma e l’estensione dell’eliosfera.

Un po’ come una barca in mezzo al mare, il nostro Sistema solare ‘naviga’ nello spazio interstellare, scontrandosi continuamente nel suo lunghissimo giro attorno al centro della nostra galassia – ci impiega infatti circa 250 milioni di anni per completarlo – con quello che gli scienziati chiamano il ‘vento interstellare’. A differenza di ciò che sperimentiamo sulla Terra però, il vento interstellare è composto da pochi atomi per metro cubo prodotti all’interno della Via Lattea, che si muovono con velocità di parecchie decine di chilometri al secondo.

Sonda Ibex – Nasa

Seppur così tenue, questo flusso di particelle gioca un ruolo primario nel modellare la forma e l’estensione dell’eliosfera, la bolla di gas ionizzato (plasma) emessa da Sole che avvolge interamente il nostro sistema planetario, proteggendolo come uno scudo magnetico dai raggi cosmici. Per studiare proprio quelle che sono le caratteristiche di questo vento e le sue interazioni con le estreme propaggini del Sistema solare, la NASA ha lanciato nel 2008 IBEX (Interstellar Boundary EXplorer), una piccola sonda delle dimensioni di una ruota di un autobus e del peso di poco più di 100 chili che orbita attorno al nostro pianeta. IBEX raccoglie e analizza con i suoi strumenti di bordo le particelle che compongono il vento interstellare, registrando la loro natura chimica, la loro velocità e la direzione di provenienza. Negli oltre due anni di attività, IBEX ha già realizzato due accurate mappe che tracciano la distribuzione e le caratteristiche del vento interstellare.

La missione procede ancora a pieno ritmo e gli ultimi risultati scientifici prodotti sono stati pubblicati in sei articoli nel numero di febbraio della rivista Astrophysical Journal Supplement Series. Tra questi c’è un’accurata misura del rapporto tra due delle specie chimiche che compongono il vento interstellare. In questo flusso di particelle, ogni 20 atomi di neon se ne contano 74 di ossigeno. Nel nostro Sistema solare il rapporto è più alto: 111 atomi di ossigeno ogni 20 di neon. Dunque nel nostro ambiente questo elemento chimico che è fondamentale per i processi alla base della vita sembra essere molto più abbondante di quanto presente nello spazio interstellare.

“Il nostro Sistema solare è differente rispetto allo spazio che lo circonda, e questo ci suggerisce due possibili spegazioni” commenta David McComas, Principal Investigator di IBEX. “O il nostro Sistema solare si è formato in una zona della Via Lattea più ricca di ossigeno e diversa da quella dove ci troviamo attualmente, oppure una grande quantità di ossigeno nello spazio interstellare è intrappolata in grani di polvere e cristalli di ghiaccio che, contrariamente ai singoli atomi, non possono viaggiare liberamente nello spazio”.

Un altro importante risultato raggiunto da IBEX è stato quello di fornire una nuova misura della velocità del vento interstellare. Rispetto a quanto rilevato dalla sonda Ulysses negli anni ’90 del secolo scorso, risulta che la pressione esercitata dal flusso di particelle galattiche sulla regione più esterna dell’eliosfera, quella che determina il limite del Sistema solare, sia più bassa di circa il 20 per cento rispetto a quanto finora stimato. Informazioni preziose che permetteranno agli scienziati di ricostruire con maggior precisione la forma e la dimensione dei confini estremi del nostro sistema planetario. Fonte – link

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