Astronomia: Due buchi neri da record

Un gruppo di ricercatori guidati da Nicholas McConnell dell’Università di Berkeley (California) ha scoperto due buchi neri la cui massa è pari a quasi 10 miliardi di volte quella del Sole, sono gli oggetti più massicci individuati finora nell’Universo. La massa di questi due mostri cosmici è grosso modo pari a 2.500 volte quella del buco nero che si trova al centro della Via Lattea e rubano il primato che da circa 30 anni apparteneva a un loro “collega” di appena, si fa per dire, 6,3 miliardi di masse solari.

Due buchi neri da record
Nell’immagine di sfondo NGC 3842. Al suo centro è stato scoperto un buco nero supermassiccio di quasi 10 miliardi di masse solari. Il buco nero è circondato da stelle (rappresentate nell’illustrazione artistica al centro). Il buco nero ha dimensioni pari a 7 volte il diametro dell’orbita di Plutone. In basso a destra una rappresentazione del Sistema Solare. Pete Marenfeld

Uno di essi si trova nella regione centrale di NGC 3842 che, fra le appartenenti all’ammasso di galassie del Leone, è la più brillante e si trova approssimativamente a una distanza di 320 milioni di anni luce dalla Terrai. L’altro è ospitato nel nucleo di NGC 4889, la galassia più brillante fra quelle che formano un altro ammasso, quello della Chioma, lontano da noi circa 336 milioni di anni luce.
Queste due galassie, con questi ingombranti ospiti al loro centro, potrebbero essere esempi di quei quasar “spenti” di cui da tempo si cercano le tracce. I quasar sono un particolare tipo di galassie estremamente brillanti, caratteristiche dell’Universo primordiale: la loro luminosità è dovuta alla radiazione emessa dal gas che viene fagocitato dal buco nero centrale. A un certo punto il gas si esaurisce ed è così che al centro di queste galassie rimane un enorme buco nero, sazio e dormiente. La quantità di materia accumulata nei casi osservati, tuttavia, è davvero sorprendente: si ritiene anche che potrebbe essere il risultato della fusione di due o più buchi neri centrali appartenenti ad altrettante galassie che in passato si sono scontrate e fuse tra di loro.
Questa scoperta si rivela essere al tempo stesso una conferma e una sorpresa. Una conferma, in quanto ci si aspettava che esistessero buchi neri massicci in galassie giganti e quindi il problema era semplicemente trovarli. Una sorpresa, poiché sono più massicci di quanto ci si aspettasse.
Esiste infatti una correlazione che lega la massa del buco nero centrale ad alcuni parametri che caratterizzano la parte interna di una galassia. In questi casi la correlazione prevista non è rispettata: ad una massa estrema, non corrispondono valori altrettanto estremi dei parametri galattici. Questo indica che queste galassie potrebbero essersi formate in modo diverso rispetto alle altre o essere il risultato di una fusione.
I due buchi neri da record sono stati scoperti grazie alle potenzialità di tre super telescopi, il Gemini (8 metri di apertura) e il Keck (10 metri di apertura), entrambi all’osservatorio di Mauna Kea (Hawaii), e il Hobby-Eberly (9,2 metri di apertura) dell’osservatorio McDonald (Texas). Naturalmente, i buchi neri sono oggetti, che come dice la parola stessa, non sono osservabili direttamente, per cui l’attenzione è stata rivolta alle singole stelle della galassia ospite. Le stelle nelle vicinanze del buco nero effettuano orbite molto veloci che permettono di rivelare non solo la loro presenza ma anche la loro massa. Misurando i moti delle stelle che li circondano, in altre parole, è stato possibile misurare la massa dei buchi neri in questione.
Questa ricerca fa parte di un programma più ampio, volto allo studio delle relazioni fra le proprietà delle galassie e il loro buco nero centrale. Fonte – Mario Di Martino – focus.it

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