ISIS in Europa e in Italia

L’ISIS IN EUROPA E IN ITALIA

Si esaltano guardando i video, leggendo i documenti, partecipando alle riunioni nelle moschee, ma anche incontrandosi segretamente nelle palestre, negli appartamenti, in squallidi scantinati. Si arruolano perché hanno un sentimento di rivalsa nei confronti dell’Occidente e ritengono che il jihadismo sia l’unica strada possibile per dare un senso alla propria esistenza. Sono giovani, immigrati di seconda o di terza generazione cresciuti nei Paesi europei che arrivano a disprezzare nonostante i genitori ne abbiano fatto la propria patria. Tra loro ci sono molte donne, anche ragazzine di appena sedici anni fuggite dalla famiglia per mettersi a disposizione del Califfato, sposando un combattente o entrando in una brigata. Tutti determinati a fare nuovi proseliti, convincere altri a unirsi alla loro battaglia nel nome di Allah.

Nicolas aveva trentanni, viveva a Tolosa, è morto in Siria. La madre ha raccontato la sua storia alla Cnn. Ha ricordato di quando si è convertito all’islam nel 2010 e tre anni dopo «con la scusa di un viaggio in Thailandia organizzato con alcuni amici, è partito con il fratellastro Jean Daniele di ventidue anni e sono arrivati in Siria». Il più piccolo è morto poco dopo in un combattimento. Nicolas ha contattato la madre, voleva spiegarle di essere convinto della propria scelta «perché il mio posto è qui, a lottare contro Bashar al-Assad» assicurarle che se gli fosse successo qualcosa lei sarebbe stata avvertita. È accaduto il 2 gennaio del 2014, quando la donna ha ricevuto un sms sul cellulare: «Tuo figlio ha commesso un attentato suicida in un villaggio nei pressi di Homs (Siria) occupato dal nemico. Che possa essere accettato da Dio come un martire».

Martire: è questo il loro obiettivo, la molla che li spinge a entrare in azione. Un video diffuso dopo la morte di un attentatore suicida a Kobane indica la via: «Combattete i nemici di Allah servitori della croce, ebrei, apostati e i loro eserciti, tagliate le loro gole con le vostre spade, fate scoppiare le loro teste con il vostro piombo, fate esplodere i vostri corpi con le vostre cinture e i vostri ordigni e non dimenticate le autobombe che sono le più efficaci e temibili. E le migliori azioni saranno premiate con il paradiso». Molti lo hanno già fatto, altri lofaranno. La minaccia che schiaccia l’Europa, il pericolo che mette in allerta gli apparati di sicurezza è proprio il ritorno dei combattenti, la loro determinazione a mettere in pratica nel Vecchio Continente ciò che hanno imparato a fare nei teatri di guerra. E poco importa che l’addestramento non sia stato perfetto, che nell’attacco si facciano degli errori. L’importante è «uccidere gli infedeli, entrare in azione dove e come si può» e quindi «investire, sparare, decapitare» perché «la jihad è un dovere».

Un rapporto dell’intelligence britannica evidenzia come «combattenti stranieri europei che si sono recati nelle zone di conflitto potranno rappresentare, al loro ritorno, una minaccia crescente per tutti gli Stati europei. Con l’acquisizione di competenze, di contatti e di una maggiore determinazione a compiere attentati all’interno dell’Unione europea potranno, costituendo o finanziando cellule estremiste, fornire non solo un sostegno logistico e ideologico ma, divenendo i leader locali della comunità, incoraggiare altri a intraprendere la jihad».

Nel 2009 i carabinieri del Ros hanno individuato e arrestato alcuni tunisini, accusandoli di aver costituito una cellula di sostegno ai terro risti. Uno di loro si è pentito e ha svelato le modalità dei viaggi dei foreign fighters di Al Qaeda che, nonostante siano trascorsi sei anni, continuano a essere utilizzate per l’arruolamento dei combattenti stranieri dell’Isis, per i trasferimenti e l’addestramento. Questo è uno stralcio del suo verbale.

Domanda: Senta, e invece il fatto di decidere di andare in terre lontane per dedicarsi alla jihad? Come avviene materialmente, quando e come si decide di partire?

Risposta: Quando uno, per esempio, lavora e lascia il lavoro e lascia anche la casa e lascia tutto. Questo è un segno di essere molto disponibili. Quando uno abbandona la fidanzata e poi ritira tutti i suoi soldi dalla banca. Questi sono due gesti per mostrare di essere molto disponibili. Io non ho fatto esempi così a caso, ho fatto esempi di persone che conosco che hanno fatto questi gesti. Quindi, è chiaro che questa persona ha intenzione di andare nella terra per l’addestramento. Frequentando la moschea si conoscono le persone che, diciamo, ti aiutano che conoscono le vie, si mettono in contatto, cioè, una catena.

Domanda: Quindi, bisogna essere in qualche modo indirizzati o uno può farlo anche da solo?

Risposta: No, no, no, da solo non potrai mai arrivare ai campi di addestramento. È un giro di, non di burocrazia, di… qualcuno deve essere raccomandato! Raccomandato devi essere. Da solo non potrai mai arrivare.

Domanda: Qualcuno deve garantire sulla tua buona fede?

Risposta: Sì, garantire, una persona come si dice, raccomandata, raccomandata da qualcuno. E questo qualcuno deve avere visto e toccato le prove. Soldi, 5.000 euro, per i fratelli ho rubato cinque passaporti, ho mollato la fidanzata, tutti i miei jeans sono strappati e come vedi sono sporco.

Domanda: Quindi questa raccomandazione è come un premio a un percorso già fatto?

Risposta: Ti fanno vedere la strada, non è così semplice. Cioè devi avere tanta pazienza, sacrificio e vedono se sopporti.

Domanda: Può essere una cosa che richiede anche molto tempo?

Risposta: Sì, puoi essere bloccato qui a Roma per mesi, che non puoi viaggiare perché la strada è un po’ calda, si dice così. Peshawar. C’erano due linee che arrivano poi allo stesso punto. Roma-Peshawar diretti Milano-Francoforte e Francoforte-Peshawar. Lì non viaggi e fai Milano-Roma e poi direttamente, no. Cerano delle case qui nei posti, diciamo, tranquilli dove rimangono qui per diversi giorni per far crescere la barba, i capelli. Ti fanno imparare come camminare, perché tu devi viaggiare come un pakistano, non un marocchino, non hanno niente in comune un pakistano e un tunisino. Un egiziano potrebbe spacciarsi.

Domanda: Ma uno che è sprovvisto di permesso di soggiorno, di passaporto, come fa se eventualmente c’è una via per andare nelle zone di conflitto a raggiungerli?

Risposta: Con documenti falsi. Non puoi viaggiare con i tuoi documenti. Con i tuoi documenti puoi fare, per esempio, Roma – Francoforte. Vai con i tuoi documenti, ma lì nascondi i tuoi e vai con altri documenti falsi, che ti servono per andare lì e poi tornare. Addirittura tornano nella scadenza dei loro documenti. Tornano in Italia due settimane o venti giorni, tutte queste cooperative, che cerano, ti davano i contratti di lavoro, le buste paga, come se tu fossi in regola, lavori in Italia che in realtà eri lì in Afghanistan, rinnovi il permesso di soggiorno e tutto e poi torni. E questo succede, succedeva, è successo atanti qui in Italia. Cera il barbiere, il parrucchiere, tutto che ti fanno assomigliare al pakistano, non puoi partire con un aspetto così.

Le stime aggiornate ai primi mesi del 2015 parlano di almeno 3.000 stranieri che si sono uniti alle milizie di Abu Bakr al-Baghdadi. In realtà, potrebbero essere molti di più. Quelli residenti in Italia o comunque legati in qualche modo al nostro Paese sono una settantina, almeno dieci sono già rientrati. Cinque sono di nazionalità italiana, uno è sicuramente morto. Si chiamava Giuliano Delnevo, aveva ventitré anni, era nato a Genova e nel 2008 si era convertito all’islam. È rimasto vittima di un combattimento in Siria, in una località vicino ad Aleppo nel 2013. Giampiero, emiliano di trentacinque anni, non è invece riuscito a raggiungere il campo di battaglia. Lo hanno arrestato in Iraq, risulta ancora detenuto. Libero e probabilmente ancora in Siria è invece Anas El Abboubi, ventun anni, marocchino naturalizzato italiano, che a Brescia fonda la filiale italiana del movimento ultraradicale islamico «Sharia4» creato in Belgio nel 2010 dal predicatore filo-jihadista Omar Bakri.

Molto più complessa appare la storia di Maria. È nata a Torre del Greco, in provincia di Napoli, ha ventisette anni. È maggiorenne da poco quando si trasferisce a Milano e sposa un marocchino. Lui la spinge a studiare il Corano, la convince a convertirsi. In realtà, trova la strada già spianata: da tempo i genitori e la sorella di Maria hanno abbandonato il cattolicesimo per diventare seguaci di Maometto. Lei cambia il suo nome in Fatima, segue alla lettera le scritture sacre, poi va oltre, comincia a fare proselitismo nella comunità milanese, si sposta anche in Toscana. Alla fine decide di partire per la Siria. Le sue tracce si perdono a Istanbul, nella città diventata tappa principale di chi vuole poi unirsi al Califfato.

Gli analisti francesi hanno individuato i «modelli» di viaggiatori e su questo gli apparati di sicurezza stanno adesso rimodulando l’attività di prevenzione. Gli studi su chi è già partito, soprattutto su coloro che sono rientrati in patria, consentono di individuare tre gruppi. Nel primo sono inseriti «i “born-again”, islamisti che hanno spesso avuto un passato delinquenziale, per i quali il conflitto siriano costituisce la “realizzazione di una ricerca ideologica”, così come l’opportunità di beneficiare di un’esperienza di combattimento; poi ci sono i “giovani”, in cerca di un riconoscimento, per cui la partenza per la Siria sembra essere un mezzo per prendere parte a una azione concreta e sonoapparentemente caratterizzati da una fissazione con il mondo virtuale; infine i “veterani”, già condannati per atti di terrorismo oppure che sono già stati in altri teatri e hanno acquisito una conoscenza religiosa relativamente avanzata e sembrano essere altamente indottrinati, quindi utilizzano la propria esperienza come “acceleratore” per altri aspiranti combattenti quando questi ultimi entrano in contatto con loro in Siria».

Grande attenzione viene dedicata dai responsabili degli apparati di sicurezza «ai convogli di organizzazioni umanitarie autorizzate, che forniscono aiuti ai campi profughi in Turchia ma, in realtà, vengono utilizzati per raggiungere la Siria da individui noti per la loro visione radicale. Persone che inizialmente hanno un genuino interesse a partecipare ad attività umanitarie, ma alla fine decidono di unirsi alla lotta». Nell’ultima relazione al Parlamento i Servizi Segreti italiani si soffermano sul pericolo rappresentato da chi si è addestrato in zone di guerra, specificando come «la condivisione del know-how operativo acquisito sul campo, unitamente alla rafforzata rete di conoscenze e contatti, potrebbe accentuare in prospettiva il pericolo rappresentato da quella indefinibile percentuale di reduci che, sulla spinta di una forte motivazione ideologica e, in qualche caso, di shock emotivi subiti in combattimento, intendano concretizzare disegni offensivi in suolo occidentale, autonomamente ovvero su input di organizzazioni terroristiche operanti nei teatri di jihad». E sottolineano che «i foreign fighters di matrice europea presentano il profilo tatticamente più redditizio grazie all’elevata capacità di mimetizzazione, alla facilità di spostamento all’interno dello spazio Schengen, agli utili contatti di base in Europa che possano fungere da trait d’union con i gruppi armati attivi nelle aree di crisi». Sul territorio italiano «la minaccia deve essere valutata non solo per gli sporadici casi nazionali, ma anche e soprattutto tenendo presente l’eventualità di un ripiegamento sul nostro territorio di estremisti partiti per la Siria da altri Paesi europei, anche in ragione delle relazioni sviluppate sul campo tra militanti di varia nazionalità».

Ogni minima anomalia nel comportamento, cambio di abitudini, può rappresentare un segnale di allarme. Non a caso l’ultimo report stilato dai carabinieri del Ros, condividendo le informazioni internazionali, individua una serie di atteggiamenti ritenuti «indicatori preventivi» per chi vuole trasferirsi per mettersi al servizio del Califfo: «Segnalare lo smarrimento dei documenti di identità o del passaporto per sostituirli prima della partenza e non far conoscere al personale di controllo dellefrontiere i viaggi precedenti; delegare un parente a operare sui propri conti bancari; lasciare bollette non pagate, ma saldare le multe in sospeso; vendere l’autovettura o le apparecchiature elettroniche; redigere un testamento; aver viaggiato verso altre aree di conflitto in precedenza (per esempio Pakistan o Somalia); aver già soggiornato in Siria per motivi di studio; aver già viaggiato in Egitto per studiare; avere familiari che li denunciano come persone scomparse; avere familiari che vengono coinvolti in incidenti violenti con persone accusate di reclutare i loro figli; esprimere il desiderio di viaggiare per fini di svago in Turchia; dichiarare che si sta andando a visitare amici o parenti in Turchia; cambiare l’aspetto fisico in modo da non attirare l’attenzione su se stessi (per esempio, radersi la barba)».

L’inchiesta della magistratura di Brescia che ha individuato una «cellula» attiva tra l’Italia e l’Albania ha confermato come i Balcani siano una delle zone dove il fondamentalismo può contare su «appoggi» sicuri. Ma ha soprattutto confermato la determinazione di alcuni giovani a unirsi ai combattenti. Anas El Abboubi è un ventenne che ha lasciato Vobarno, paese in provincia di Brescia dove viveva con i genitori marocchini, per andare in Siria. Il 9 gennaio 2014 parla al telefono con il padre e con la madre.

Abdelkerim: Pronto, come stai figliolo?

Anas: Tutto bene grazie ad Allah.

Abdelkerim: Siamo preoccupati per te, stai bene?

Anas: Bene, grazie ad Allah e voi?

Abdelkerim: Bene, grazie ad Allah. Vi siete spostati?

Anas: Sono di guardia in un posto, non so dove, non mi interessa sapere… ci stanno inseguendo, noi non gli abbiamo fatto nulla, siamo venuti per sostenere la causa di Allah e sostenere anche il popolo siriano e non gli vogliamo fare del male. Ci hanno attaccati di notte e hanno distrutto i nostri blocchi. Sono ladri, sappiamo che bevono e fumano.

Habiba: Stai attento figliolo e prenditi cura di te, chiedo ad Allah di proteggerti da ogni male.

di Fiorenza Sarzanini

Tratto da: Che cos’è l’ISIS: Nuova edizione

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