La creazione del debito spiegata in maniera chiara

Per comprendere il “meccanismo del credito” verso gli Stati, dobbiamo, innanzitutto, chiarire che il denaro – l’euro nel nostro caso, il dollaro nel caso americano – è un bene privato in quanto emesso da una banca di fatto privata. Ogni singolo euro che si trova nelle nostre tasche – ma non solo – appartiene solo all’istituto che lo ha emesso: in sostanza la sovranità monetaria appartiene alle banche, non ai popoli. Se voi prendete qualsiasi banconota in euro per esempio, noterete immediatamente la sigla BCE in diverse lingue: questa è un’importante premessa per capire la proprietà alla fonte del denaro.

debito pubblico bancheLa BCE – la Banca Centrale Europea – è una società per azioni completamente indipendente e “staccata” dalle normative europee ed ha il compito – ed è questa la beffa – di tutelare la politica monetaria e di conseguenza la politica economica dell’Unione Europea composta da Stati “pubblici”. La BCE è posseduta dalle Banche centrali di ciascun Paese dell’area euro – anche se in percentuali diverse – più alcune Banche centrali di Paesi estranei alla moneta unica e che a loro volta coniano le rispettive monete. Insomma, in quest’ultimo caso si assiste anche ad un terribile conflitto di interessi. Più precisamente, restando in area euro e non solo, abbiamo per la BCE le percentuali di azionariato e di capitali, indicate a seguire.

La BCE ha incrementato il proprio capitale sottoscritto da 5,76 a 10,76 miliardi di euro con effetto dal 29 dicembre 2010. Si è deciso che le BCN dei Paesi dell’area euro avrebbero versato i conseguenti apporti di capitale aggiuntivi in tre rate annuali. La prima e la seconda rata sono state corrisposte rispettivamente il 29 dicembre 2010 e il 28 dicembre 2011, mentre l’ultima sarà versata alla fine del 2012. Con la seconda rata, l’ammontare del capitale versato alla BCE dalle BCN dei Paesi area euro è pari a 6.363.107.289,36 euro.

Tutte le Banche centrali della zona euro dividono sia gli utili che le perdite derivanti dalla gestione della BCE. Oltre a queste, però, ci sono altre banche fuori dalla zona euro che insieme detengono quasi il 30% dell’azionariato della BCE e che a loro volta, come dicevo, sono intente a coniare le loro monete nazionali. Questi istituti non partecipano alla distribuzione degli utili né ripianano le perdite, ma guadagnano solo ed esclusivamente in funzione della loro quota societaria posseduta.

Dato che i soldi restano pezzi di carta e metallo – nonostante l’enorme valore che la società attuale, malata e drogata, attribuisce loro – gli unici costi della Banca Centrale Europea e di questa compagine di Banche private centrali per emettere gli “euro” sono quelli inerenti la tipografia e il conio delle monete. Una volta stampati e battuti, questi soldi nei fatti vengono venduti agli Stati non a prezzo di costo – o di realizzazione come ci si potrebbe aspettare – ma in base al valore nominale che è stampato sulla banconota stessa.

Ad esempio, una banconota da 100 euro viene venduta a 100 euro nonostante costi di fatto alla BCE solo 0,03 centesimi circa e il tutto, per giunta, maggiorato da un tasso di interesse che si chiama ironicamente “tasso di sconto”. L’enorme differenza – il divario – che c’è tra il valore intrinseco – ovvero il costo effettivo delle monete e banconote, nel caso sopra: 0,03 centesimi, appunto – e il valore effettivo stampato sulla moneta viene chiamato comunemente – e giustamente – Signoraggio Bancario.

Stiamo parlando di profitti ENORMI, spropositati e maledettamente ingiusti se non illeciti che la Banca in questione, anzi le varie Banche centrali, lucrano in quanto sono le uniche deputate a creare e prestare denaro agli Stati.

Facciamo un esempio ancora più concreto: se una banconota da 100 euro costa alla BCE solo 0,03 centesimi, il Signoraggio su ciascuna banconota si otterrà sommando il valore nominale della banconota (100 euro) più il tasso di sconto o interesse (1,5%) – valore quest’ultimo preso come media dal 2002, anno di battesimo dell’euro corrente – detraendo, infine, il valore intrinseco o costo effettivo (0,03).

Dunque: 100€ + 1,5€ – 0,03€ = 101,47€ Si tenga presente che il tasso di sconto dipende esclusivamente dalla BCE e non è né sindacabile, né contestabile.

Per le monete, invece, ci sono piccole, ma non sostanziali varianti: generalmente, ogni monetina di metallo costa 15 centesimi, dunque la BCE ci “perde” per piccole monete come quella da 1 centesimo, 2 centesimi, 5 centesimi e 10 centesimi. Ma a partire dai 20 centesimi – e per le pezzature maggiori come 50 centesimi, 1 euro e 2 euro – c’è già un crescente margine. Resta da dire, però, che le monetine di piccola pezzatura sono presenti in circolazione in quantità davvero modesta rispetto alle banconote, e quindi il problema resta “relativo”. Ma le sorprese non finiscono qui: che succederebbe se in tutto il Mondo solo il 3% della moneta è reale mentre l’altro 97%… è virtuale? Semplice, accadrebbe che sulla moneta virtuale il costo intrinseco – quindi di fabbricazione, il famoso 0,03 centesimi – sarà del tutto nullo, mentre la vendita delle banconote virtuali agli Stati sarà effettuata sempre con lo stesso criterio, vale a dire sommando al valore nominale il tasso di sconto o interesse.

Quando uno Stato chiede soldi alla BCE – come nel caso europeo – riceve in cambio la stragrande maggioranza delle volte soldi virtuali. Lo Stato debitore di turno si impegna per lo stesso valore verso di lei e verso tutto il mondo finanziario e bancario emettendo titoli di debito – i nostri BOT, CCT ecc. – che la BCE prende semplicemente in pegno e si riserva di “piazzare” sul mercato dei titoli con un ulteriore interesse a vantaggio degli Stati che acquistano e che è pagato sempre dallo Stato debitore. In pratica, tutti questi titoli di debito sono garanzie di pagamento, vere e proprie “cambiali” che gli Stati emettono per i soldi che hanno ricevuto dalla Banca Centrale Europea. Ed è qui che entrano in gioco le ormai famose agenzie di rating: queste non fanno altro che dare valutazioni della solvibilità degli Stati – emettendo giudizi sintetizzabili in lettere alfabetiche, proprio come se fossimo a scuola – e ciò in base alle politiche ed alla credibilità del Paese in valutazione”. Si noti che ogni evento, sia economico, che politico, che sociale, viene analizzato minuziosamente e dunque il mercato dei titoli di qualunque Paese sale e scende proprio come se fossimo sulle montagne russe.

I giudizi di queste agenzie, anch’esse private, influiscono molto sul mercato e sulle compravendite dei titoli di debito, e sono determinanti soprattutto per i tassi di interesse che lo Stato fisserà per remunerare i suoi futuri creditori alle aste dei titoli: più il giudizio sarà negativo, più il tasso di interesse dei titoli crescerà per “allettare” i creditori, più sarà positivo, più il tasso di interesse scenderà in quanto i titoli sono “maggiormente sicuri e affidabili”. Si tenga presente che le aste per piazzare” i titoli dei Paesi si tengono continuamente e questo perché continuamente scadono e vanno rinnovati i “pezzi di debito”!

Ma non finisce qui: le pagelle di queste agenzie di rating, nel concreto, fanno sì che alcuni fondi non possano più acquistare i titoli dello Stato “svalutato” e dunque ciò significa non solo perdita di credibilità, ma anche di capitale per lo Stato e le imprese del paese in oggetto. È chiaro che se un Paese ha difficoltà strutturali come il nostro e ha un debito pubblico tra i più alti del mondo, le agenzie di rating si scatenano fino a provocare delle vere e proprie tempeste finanziarie! Ed è anche chiaro che essendo americane hanno un occhio di riguardo per tutto ciò che è “americano”.

Rating: 5.0. From 1 vote.
Please wait...

Prosegui con la lettura (usa il menu di navigazione).
* Nell'ultima pagina puoi trovare eventuali link del libro recensito.

1
2
3
loading...

LASCIA UN COMMENTO