Himalaya: le montagne che toccano il cielo

Con le sue poderose montagne disposte ad arco, l’Himalaya è la catena di montagne più imponente della Terra. Situata nella parte centro-meridionale dell’Asia, la catena costituisce una barriera quasi insormontabile per i monsoni, i venti periodici che da giugno a settembre soffiano dall’Oceano Indiano verso nord, in direzione della terraferma.

Grazie a questi venti, che scaricano gran parte della loro umidità sul versante meridionale della catena, provocando piogge abbondanti, si sviluppa una ricca vegetazione fino ai 2000 metri di altitudine. Più in alto fino ai 5000 metri, crescono abeti, larici, tassi e betulle, fino a salire sempre più su e trovare solo muschi e licheni.

L’Himalaya e le altre grandi catene montuose dell’Asia centrale a esso collegate – il Karakoran e l’Hindukush – hanno sempre esercitato un grande fascino su viaggiatori, studiosi, pellegrini ed esploratori. Nel Seicento e nel Settecento numerosi missionari europei cercarono di raggiungere il Tibet dall’India, risalendo le gole del fiume Gange; alcuni di essi fondarono monasteri e diedero vita a stabili comunità cristiane, che strinsero rapporti con la cultura buddhista tibetana.

Posta tra l’India e la Cina, l’area himalayana è un grande mosaico etnico e culturale. Ciò è dipeso in gran parte dalla conformazione del territorio che, ostacolando le comunicazioni tra le valli interne, ha favorito il consolidarsi di una esterna varietà di lingue, religioni e tradizioni locali. Nelle vallate himalayane si trovano dunque popolazioni molto diverse tra loro, ciascuna delle quali ha elaborato un proprio sistema di adattamento all’ambiente.

Tra i principali gruppi etnici vi sono i tibetani, che sono i più numerosi, a seguire, i kashmiri, di religione musulmana, i newar, che popolano la vallata di Katmandu, e gli sherpa che vivono nel Nepal orientale.

montagne himalaya

Gli sherpa, il popolo delle guide

Il nome “sherpa” è usato spesso come sinonimo di “portatore d’altitudine” nelle spedizioni alpinistiche. La fama di questo popolo infatti è legata alla partecipazione di molti sherpa alle storiche scalate delle più alte vette asiatiche. Questo popolo si occupa di varie mansioni, da quelle di cucina e di manutenzione dei campi base, a quella più difficile e pericolosa, di portatore vero e proprio, che trasporta carichi (combustibile, bombole di ossigeno, viveri, acqua) dal campo base fino a quello d’altitudine, e che aiuta a riscendere gli alpinisti in caso di emergenza, talvolta salvando loro la vita. Tuttavia, con il passare del tempo le tradizioni himalayane sono cambiate, adesso sono in prevalenza gli yak e gli indiani delle zone basse a trasportare i materiali nelle spedizioni alpinistiche, mentre molti sherpa preferiscono guidare escursioni turistiche nelle vallate.

Un delicato ambiente a rischio

Il paesaggio himalayano è ancora uno dei più naturali del mondo. Il succedersi delle spedizioni alpinistiche e l’arrivo di un sempre maggior numero di turisti stanno però creando problemi ambientali. Sulle pareti delle montagne più famose, come il K2 e l’Everest, è facile trovare scritte e corde lasciate dagli scalatori, mentre i sentieri battuti dai trakker sono invasi in vari punti di rifiuti.

Per la costruzione di alberghi e capanne per turisti, per il riscaldamento degli ambienti e la cucina occorrono quantità crescenti di legname e legna da ardere. Secondo alcune stime, un gruppo medio di escursionisti utilizza, in due settimane, tanta legna da ardere quanto una famiglia nepalese in sei mesi. Così vasti tratti di boschi vengono distrutti: non solo per procurarsi legname da vendere ai turisti, ma anche per ricavare nuovi spazi utili per l’agricoltura e l’allevamento. In questo modo, negli ultimi decenni il Nepal ha perso oltre un quarto del suo patrimonio boschivo.

Per ridurre i danni ambientali provocati dal turismo, alcuni paesi himalayani hanno stabilito un tetto massimo annuo di visitatori e hanno istituito aree protette. Il Nepal, per esempio, ha creato il Parco nazionale dell’Everest e quello dell’Annapurna.

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