Il Mondo Secondo Monsanto, di Marie-Monique Robin

L’opera di Marie-Monique Robin ha suscitato in me una serie di interrogativi, che sono poi diventati motivo di vera e propria angoscia, riassumibile in una sola domanda: com’è possibile? Come ha fatto la Monsanto, azienda emblematica dell’agrochimica mondiale, a commettere errori così gravi e a immettere sul mercato prodotti tanto nocivi per la salute umana e per l’ambiente? Come ha fatto ad andare avanti come se niente fosse, sempre più consapevole della propria influenza (e della propria fortuna), con una storia punteggiata di eventi così drammatici? Com’è riuscita a dissimulare tranquillamente i fatti e a tradire il mondo intero?

E come ha fatto a mantenere intatte le proprie attività nonostante le pesanti condanne giudiziarie che l’hanno colpita e i divieti posti su alcuni suoi prodotti, dopo avere causato danni irreversibili?

Questo libro svela una realtà che fa male agli occhi e stringe il cuore, quella di un’azienda arrogante che sfrutta con disinvoltura il dolore delle vittime e la distruzione degli ecosistemi. Una pagina dopo l’altra, il mistero si svela. Si vede prosperare un’impresa la cui storia «costituisce un modello di aberrazione in cui si e impantanata la società industriale». Si stenta a crederci, ma la dimostrazione e chiara e fa capire da dove la Monsanto tragga la propria potenza, come le sue menzogne abbiano avuto la meglio sulla verità e perché molti suoi prodotti, presentati come miracolosi, si siano spesso rivelati un incubo. Nel momento in cui l’azienda nordamericana mostra un’ambizione ancora più «totalizzante» che in passato – imponendo gli organismi geneticamente modificati (OGM) ai contadini e ai consumatori di tutto il mondo questo libro autorizza a domandarsi, finché e ancora possibile, se possiamo permettere alla Monsanto di tenere in pugno (e in provetta) il futuro dell’umanità e di imporre un nuovo ordine agricolo mondiale.

Non sono solito credere alla teoria del complotto, e non penso che l’operato delle aziende sia sistematicamente machiavellico. Ammettiamo pure che i benefici relativi al progresso scientifico implichino il disordine come base dell’ordine. Ma qui non c’è nessun ordine! Nonostante l’immagine di benefattrice dell’umanità rivendicata dall’azienda e gli inevitabili imprevisti della ricerca scientifica, il bilancio e deprimente.

Facciamo due calcoli. Come ha potuto la Monsanto diventare uno dei principali imperi industriali del mondo? Niente meno che con la produzione su larga scala di alcuni dei prodotti più pericolosi dell’era moderna: i PCB, o piraleni, liquidi refrigeranti e lubrificanti la cui nocività e devastante per la salute umana e per la catena alimentare, e ormai banditi dopo la constatazione del loro potere contaminante; la diossina, di cui bastano pochi grammi per avvelenare un’intera città e la cui produzione, che parte da un erbicida dell’azienda nordamericana (quello che sarà alla base del tristemente famoso agente arancio, il defogliante irrorato sulle foreste e sui villaggi vietnamiti, grazie al quale la Monsanto otterrà con il Pentagono il contratto più redditizio della sua storia), sarà vietata; gli ormoni della crescita bovina – primo banco di prova degli OGM il cui obiettivo e far produrre all’animale ben oltre le proprie capacità naturali malgrado le conseguenze dimostrate sulla salute umana; il diserbante Round-up, presentato in una serie di spot pubblicitari come «biodegradabile e amico dell’ambiente», affermazioni smentite da analisi effettuate sia negli Stati Uniti, sia in Europa.

Come giornalisti abbiamo seri dubbi riguardo a certi metodi di questa azienda, soprattutto su quelli autoritari adottati nei confronti degli agricoltori. Il libro di Marie-Monique Robin non solo li conferma, ma ne mostra un lato nascosto difficile da contestare: sono infatti quelli di una società che ha come unico motore il denaro – cosa non certo stupefacente – ma, dato ancora più inquietante, la cui attività si fonda sulla pretesa di agire solo di testa propria; un’impresa esperta nello scovare sotterfugi e nel perseverare nei propri metodi con ogni mezzo, convinta di sapere meglio di chiunque altro che cosa sia buono per l’umanità, appropriandosi così del Pianeta per farne un terreno di gioco e di profitto. Nella logica della Monsanto non e chiaro che cosa prevalga, se l’accecamento commerciale, l’orgoglio scientifico o il puro e semplice cinismo.

L’inchiesta della Robin e molto accurata: i fatti sono innegabili, le testimonianze numerose e varie, i documenti vengono svelati e gli archivi aperti. Il suo libro non e un pamphlet pieno di chiacchiere e fantasie. E un tremendo spaccato della realtà. Infatti, per molti anni di commercializzazione dei prodotti, siano questi PCB, erbicidi alla diossina, ormoni della crescita bovina o il Round-up, la Monsanto ha sempre saputo della loro nocività. I documenti portati alla luce da questo libro non lasciano dubbi. L’azienda ha l’abitudine di affermare pubblicamente il contrario delle conoscenze di cui dispone al proprio interno. Ma adesso, grazie a quest’opera, anche noi sappiamo ciò che la Monsanto ha sempre saputo!

Perché l’azienda sapeva delle conseguenze tossiche dei suoi prodotti.

Eppure ha taciuto. E l’hanno lasciata fare…

Ora la multinazionale torna alla carica e dice che le sementi OGM, di cui e il principale produttore, hanno lo scopo di «aiutare i contadini del mondo a produrre alimenti più sani, riducendo l’effetto dell’agricoltura sull’ambiente». L’azienda afferma di essere cambiata e di non avere più l’atteggiamento irresponsabile del passato. Noi non abbiamo la competenza scientifica per giudicare la tossicità di alcune molecole o i rischi delle manipolazioni genetiche, ma sappiamo che la comunità scientifica e fortemente divisa sugli effetti della transgenesi, e che il feedback sugli OGM coltivati non ne dimostra ne l’innocuità per la salute e l’ambiente, ne la capacità di intensificare la produzione alimentare per vincere la fame nel mondo. Il bilancio tracciato da Marie-Monique Robin riguardo a Messico, Argentina, Paraguày, Stati Uniti, Canada e India e desolante.

Sappiamo anche che le semine del mais 810 della Monsanto, l’unico coltivato in Francia a scopo commerciale, sono state saggiamente sospese dal governo nel gennaio 2008, dopo che un’autorità interna ha sollevato interrogativi inquietanti sulla base di nuovi dati scientifici. Più in generale sappiamo, come qualunque cittadino del mondo con un briciolo di buonsenso, che e necessario porre un freno quando la logica industriale e commerciale supera i limiti delle precauzioni più elementari.

libro il mondo secondo monsanto

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2 COMMENTI

  1. caro Guglielmo,lascia stare gli alieni…………………….è il modello la vera causa,i valori del modello industriale,in cui la 1 industria è quella delle droghe-mors tua vita mea è il motto del modello- fare soldi…………….perché il trucco c’è ma non si vede che poco prima della fine…….conosci l’ecologia profonda ? dagli un’occhiata e ladscia perdere gli alieni……che non c’entrano. LA VERITA’ è che è stata una serie di crimen c/ l’umanità e la Vita- HORROR
    megassociazioni a delinquere – apri l’occhio,ragazzo, e la mente.

  2. qui il discorso e molto più complesso più difficile pero allo stesso tempo analizzandolo non diventa impossibile e chiaro che Monsanto ha vissuto e gli estato permesso di produrre quelle sostanze nocive perché a qualcuno conveniva ma a chi? questo e il problema pensate un po se ha qualcuno venisse in mente di azzerare la cocacola i miei studi mi hanno fatto rilevare che il fatturato emesso e ancora inferiore non ditemi che come sostanza gli americani non abbiano prodotto quasi un veleno giusto? uso quasi per rispetto il punto sono i fatturati conta solo il denaro e basta bisogna comprendere questo e il denaro che fa girare tutto e cosi ora dire come avrei sentito dire e credetemi e stato rilevato da alcune fonti che la Monsanto fosse in mano a forze aliene che volevano alterare il sistema bio ecologico in poche parole farlo saltare da super esperto me ne sto occupando e credetemi trovero verità spiegazione e logica fidatevi |ange50337@gmail.com GUGLIELMO

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