La Salute dalla Farmacia del Signore

Tumori: Il parroco Kneipp fa notare nei suoi scritti che la Coda cavallina arresta la crescita di qualsiasi tumore, benigno o maligno che sia, sciogliendolo poi lentamente. Ho avuto l’occasione di sincerarmene personalmente. Perché richiamano così poca attenzione le opere scritte del parroco Kneipp? Quanti moribondi troverebbero in esse una via di salvezza, quanto dolore verrebbe risparmiato a parenti e congiunti.

Ho potuto osservare che gli impacchi di Coda cavallina al vapore sono i più efficaci contro i tumori. Un setaccio riempito di due buone manciate di Coda cavallina viene posato sopra una pentola con acqua bollente (si può impiegare anche una pentola a pressione). La Coda cavallina vaporizzata, ammorbidita e calda viene spalmata su una pezza di lino ed applicata sulla zona del tumore, dell’ulcera, della cisti, dell’adenoma, del melanoma, del papilloma o dell’ematoma. Nelle malattie molto gravi si comincia con le applicazioni sin dalla mattina a letto, lasciandole per due ore sulla parte malata. Il pomeriggio si ripete l’applicazione, sempre stando a letto, e di notte si ripete ancora una volta. Bisogna sudare e mantenersi caldi e ben coperti. La stessa porzione di Coda cavallina può essere utilizzata tre o quattro volte. A mezzogiorno si applica per quattro ore un impacco di Erbe Svedesi.

La zona deve essere precedentemente spalmata con strutto di maiale o pomata di Calendula; poi applicarvi un grosso fiocco di cotone idrofilo per mantenere la temperatura, coprire con un foglio di plastica e fasciare in ultimo con un panno di lana. Con questo impacco addosso il malato può muoversi nella propria casa o rimanere seduto. Una volta tolto, bisogna spolverare la pelle con del talco onde evitare il prurito.

coda cavallina
Coda cavallina

Su tumori e ulcere formatisi sull’epidermide si applica la poltiglia di foglie fresche di Piantaggine maggiore o lanceolata e Panace (vedi «Malattia delle ghiandole linfatiche»). Procedendo in questo modo regolarmente e senza intervalli si potrà registrare un miglioramento sin dal quinto giorno dopo l’inizio del trattamento e ottenere dei risultati ottimali dopo dieci o quindici giorni. Spalmando il succo fresco dell’Acetosella (lavarne le foglie ed estrarne ancora bagnate il succo con la centrifuga automatica) sulle parti malate si otterranno ugualmente dei buoni risultati. Per l’uso interno si beve di mattina, mezz’ora prima di colazione e di sera, mezz’ora prima di cena, una tazza di tisana di Coda cavallina, e durante tutta la giornata un litro e mezzo o due di tisana di un miscuglio di 300 g di Calendula, 100 g di Achillea e 100 g di Ortica ben amalgamate. A tale tisana si aggiungono, ove possibile, sei volte al giorno (sempre a distanza di un’ora) da tre a cinque gocce di Acetosella per tazza.

Mi scrive una signora dalla Baviera: «Le comunicai recentemente del nostro vicino, un uomo di 48 anni, padre di quattro bambini, dimesso dall’ospedale disperato e gravemente malato di tumore alla testa con manifestazioni paralitiche. Un lato del viso era già paralizzato e, a causa della paralisi, un occhio rimaneva completamente chiuso. I medici avevano previsto che egli non avrebbe mai più aperto quest’occhio. Lei potrà immaginare quanto fossimo lieti allorché dopo pochi giorni durante i quali applicavamo le erbe secondo i suoi consigli della ‘Farmacia del Signore’ l’occhio cominciò a riaprirsi e l’uomo a sentirsi meglio. Quando il medico di famiglia venne a visitarlo e vide l’occhio riaperto constatando anche un miglioramento generale del malato, dovette sedersi per la grande sorpresa. Disse che non aveva mai prima visto una cosa del genere.»

Il signor Joachim M. di B./Algovia, scrive in data 25 giugno 1979 alla redazione di un giornale tedesco:

«In merito agli attacchi della stampa tedesca contro la signora Treben ed il suo manuale “La Salute dalla Farmacia del Signore” desidero comunicarvi il caso della mia bambina: Daniela, nata il 4 agosto 1973, era seguita da noi con molta diligenza; l’accompagnavamo dal medico per compiere tutti gli esami preventivi; andavamo dal medico anche per ogni benché minimo sintomo di malattia, ma malgrado tutto ciò nessun medico era stato in grado di riconoscere in tempo la minaccia mortale se non quando fu troppo tardi. La cosa fu riconosciuta soltanto verso i primi di agosto del 1978. Fino a quel momento era stata molto vivace. Da quel momento cominciò a deperire di giorno in giorno, diventava sempre più apatica ed era costantemente stanca. Dopo altri consulti medici che non portarono ad una diagnosi precisa, facemmo ricoverare la nostra bimba in una clinica pediatrica di Augsburg.

Dopo una lunga serie di esami durata giorni e giorni e quasi eccessivi per le forze fisiche della bambina, ci comunicarono che ella soffriva di un tumore incurabile di fronte al quale la medicina moderna era impotente. Le probabilità di guarigione erano ritenute del due – cinque percento per non toglierci ogni speranza. Si andava avanti con raggi e Cortisone per ridurre il tumore al punto da poterlo eventualmente operare.

Ai primi di settembre del 1978 si tentò infatti l’intervento chirurgico, però dovette essere interrotto nella fase iniziale perché la bimba, malgrado tutte le trasfusioni, correva il rischio di morire dissanguata. Il tumore si era diffuso in tutta la zona addominale provocando aderenze tutto intorno agli organi più importanti quali il fegato, la colecisti, la milza, i reni nonché l’aorta e le arterie degli arti inferiori, un fatto che ci spiegava anche perché la bimba si rifiutava di camminare. Ora cominciava il vero calvario della piccola. Fu sottoposta a continui raggi e iniezioni di Cortisone. Lei non può immaginare ciò che significa questo per i genitori. Per sette settimane siamo rimasti vicini al letto della nostra bambina ad Augsburg cercando di ridere e scherzare in sua presenza. Ciò costò degli sforzi psichici immensi, perché dovemmo assistere al costante deperimento della nostra figlioletta. A causa dei raggi e del Cortisone non riusciva a mangiare quasi più niente. Una settimana dopo l’operazione si ammalò per giunta di itterizia che continuava a peggiorare. Inizialmente i medici credevano che fosse causata dalle trasfusioni di sangue.

Dopo nuovi e ripetuti esami estenuanti fu stabilito che il tumore aveva interrotto il deflusso della bile; fu suggerito un altro intervento per costruire un bypass artificiale. Alla mia domanda se quest’operazione era proprio necessaria mi si rispose con la contro-domanda se io desideravo lasciar morire mia figlia per insufficienza epatica. Sarebbe stato un tentativo cui la bambina non sarebbe sopravvissuta. Ma a quell’epoca erano in corso dei lavori di ristrutturazione della sala operatoria. Non ostante l’urgenza dell’intervento, il medico curante ritenne preferibile attendere quei dieci giorni fino a che la sala operatoria non fosse perfettamente agibile in quanto erano necessarie condizioni ottimali. Dietro le nostre insistenze ottenemmo il permesso di portare a casa la bimba per la durata di questi dieci giorni, visto che in quel frattempo non si poteva fare altro. Era la fine del settembre 1978. Non desideravo altro. Avevo saputo da un amico dell’esistenza della signora Maria Treben e le avevo telefonato. Mi consigliava di servirmi delle erbe secondo le modalità descritte nel manuale “La Salute dalla Farmacia del Signore” nel capitolo intitolato “Tumori (maligni)”. Nella nostra disperazione non sapevamo più che fare e quindi non potevamo a nostro avviso nemmeno peggiorare nulla, anzi, potevamo solo migliorare. Come venimmo a sapere più tardi, le probabilità di sopravvivenza della nostra piccola giungevano soltanto fino a Natale.

Al telefono la signora Treben ci disse che un miglioramento si sarebbe constatato dopo cinque giorni dall’inizio della cura. Il grande miracolo si verificò.

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