EVIDENZE TECNOLOGICHE “ALIENE” NEL NOSTRO PASSATO REMOTO.
(Sunto del trattato storico-scientifico dei F.lli FIEBAG: “Custode della Reliquia” – Armenia 2007)
di: Marco La Rosa

“E’ facile, o per lo meno convenzionale, etichettare le tradizioni antiche come miti o leggende; questa opinione è un luogo comune dell’ambiente accademico e non consente di andare lontano e di afferrare il loro significato. Uno spirito avido di sapere si dedica alla decifrazione della struttura di un mito, cercando di risalire alle sue origini. Se il mito esiste, com’è potuto nascere? Così come esiste una logica nei giudizi umani, esiste anche una logica nell’immaginazione umana. La capacità di immaginare dello spirito umano non può concepire cose che non siano già presenti nella realtà. Ogni prodotto della nostra immaginazione deriva sempre da qualcosa di esistente o che abbiamo motivo di credere che esista”.
Berthold Laufer –1928–

E’ ancora fresco in tutte le nostre menti il clamore suscitato dal bestseller di Dan Brown: “Il Codice Da Vinci”. Il settimanale tedesco der Speigel ha definito il tema della ricerca del Santo Graal una “droga da mistero” per un pubblico avido di leggende. Il Vaticano si è schierato contro il libro di Brown, ed in particolare il Card. Tarcisio Bertone ha intimato ai fedeli: “Non leggetelo e soprattutto non compratelo!”. Per fortuna (dico io ) l’appello è rimasto inascoltato, oltre 25 milioni le copie vendute nel mondo in un solo anno. Le teorie del “complotto” sono più persuasive della censura ecclesiastica. I vertici della Chiesa non hanno comunque perso il vizio: “L’uomo che sa quale è il suo posto nell’Universo e che quindi conosce, è un pericolo”. IL Graal di Dan Brown è il “Sang Real”, la discendenza reale di Gesù attraverso la Maddalena. Tenendo ben presente che il Graal sembra poter racchiudere in sé innumerevoli concetti metafisici o, all’estremo opposto, necessità materiali, partiamo alla ricerca dei veri significati occulti di questo “oggetto” che si presenta circondato da un’aura magica.

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IL GRAAL NEL MEDIOEVO
Quando si sfoglia un libro di leggende, conservato dai tempi dell’adolescenza nell’angolo più remoto e polveroso della libreria, le tradizioni al suo interno sono trasmesse per la maggior parte in prosa. In origine però le canzoni medioevali furono scritte quasi sempre in versi. Qui leggeremo le interpretazioni del testo in prosa, ripassando alcuni punti chiave. Il PARZIVAL di Wolfram von Eschenbach è costituito da sedici libri pubblicati tra il 1195 e il 1210. L’azione si svolge su due piani: da un lato si racconta la storia di Galvano un cavaliere di Artù, dall’altro la ricerca del Santo Graal da parte di Parzival. Ma von Eschembach non fu l’unico poeta medioevale a scrivere su Perceval e il Graal. Il più significativo tra i numerosi artisti fu indubbiamente Chrétien de Troyes, l’autore di Perceval o il racconto del Graal, un poema epico rimasto purtroppo incompiuto. Sia Wolfram che Chrétien iniziarono la stesura delle loro opere quasi in contemporanea, i racconti sono molto simili anche se presentano tratti distintivi che non staremo qui a sviscerare per ovvi motivi di tempo. È comunque palese che ogni singolo autore, ha creato la propria versione attingendo da leggende che evidentemente erano già note.

ETIMOLOGIA DELLA PAROLA GRAAL
Che cosa è il Graal? Qual è il significato di questa parola? Etimologicamente la si può ricondurre solo a gradalis, ciotola larga e poco profonda, viene anche chiamata graalz nel linguaggio popolare perché è gradita, grata ai commensali. Per quanto riguarda il Sang Real, sangue reale, l’interpretazione rimanda al tardo medioevo, quando il Graal erà già visto come il calice dell’ultima cena. Altre fonti derivano Graal da grès, “pietra”. Ciò può sembrare strano ma in realtà non lo è affatto se pensiamo a come Wolfram von Eschembach nomina il Graal: lapsit exillis. Che cosa sa il poeta a proposito del Graal e di una pietra? Leggiamo i versi 469,2-8 del Perceval:

Voglio parlarvi di che cosa essi vivono:
vivono di una pietra,
di purissima natura.
Se non la conoscete,
allora deve essere qui nominata.
Si chiama lapsit exillis.
La pietra viene anche chiamata il Graal.

Lapsit è sicuramente una storpiatura della parola lapis, “pietra”. Frequenti sono infatti tali storpiature nel poema. Altra possibile interpretazione è lapis elisir, la “pietra filosofale”, che trova una corrispondenza nel potere taumaturgico del Graal. Lapis exili, potrebbe voler dire “pietra dell’esilio”; lapis ex coelis o lapis de coelis, rispettivamente la “pietra dal cielo” e la “pietra del cielo” oppure, un’abbreviazione dell’espressione lapis lapsus ex illis stellis, che si può tradurre “pietra caduta da quelle stelle”.
Leggiamo infatti dal Parzival di Wolfram (454,1-30):

Il pagano Flegetanis
Ne parlava con timore
Vide negli astri con i suoi occhi
Il più arcano dei misteri.
Parlò di un oggetto che si chiamava Graal,
il cui nome aveva letto tale quale nelle stelle:
“Lo lasciò sulla terra una schiera,
che poi volò di nuovo in alto tra le stelle,
poiché la sua purezza la riportò indietro, a casa.
Da allora né hanno cura i cristiani casti e puri.
Chi è chiamato dal Graal è uomo di valore”.

L’IPOTESI PALEO SETI
“Sono giunto alla conclusione che la teoria degli antichi astronauti è sufficientemente conforme a una premessa scientifica. Anzi, questa teoria getta più luce rispetto ad altre sul materiale protostorico raccolto finora. Abbiamo tra le mani uno strumento insolito, che però ci consente di distinguere un filo rosso nell’intricato labirinto dell’evoluzione umana sul nostro pianeta.”
Luis E. Navia, Professore di filosofia, Università di New York.

Non è necessario che mi dilunghi più di tanto sul concetto dei “culti del cargo”. Sapete tutti che una prova tangibile di tali culti è il desiderio di ricevere in regalo le mercanzie (per essere precisi il “carico”, in inglese “cargo”) trasportate dai rappresentanti di una civiltà tecnologicamente superiore. L’indigeno descrive gli strumenti moderni con concetti ripresi dal proprio linguaggio “primitivo” (cioè un gergo con lessico limitato, soprattutto per quanto riguarda i termini tecnici), identificandoli con oggetti che gli sono familiari. Un aereo diventa così un “grande uccello” o un “uccello tonante”. Questo per fare solo un esempio. I libri di Von Daniken e Kolosimo né sono pieni e li avrete sicuramente letti. Nulla è conclusivo ma sicuramente affatto trascurabile.
Anche la Bibbia contiene innumerevoli passi che lasciano per lo meno perplessi: L’astronave del Signore nel libro di Ezechiele per esempio (vedi fig), ma anche e soprattutto il miracolo della manna per il popolo di Israele. In Esodo cap. 16 leggiamo:

Tutta la comunità dei figli d’Israele insorse contro Mosè e contro Aronne nel deserto. I figli d’Israele dissero loro: “Oh! fossimo morti per mano del Signore in Egitto, quando sedevamo dinanzi alle pentole di carne e avevamo pane in abbondanza! Ma voi ci avete condotti in questo deserto per lasciar morire di fame tutto il nostro popolo”.
Allora il Signore parlo a Mosè: “Ecco io vi farò piovere il pane dal cielo; il popolo andrà a raccoglierne secondo le sue necessità giorno dopo giorno, e così lo metterò alla prova, per vedere se osserva o meno la mia legge. Ma il sesto giorno si prepari, perchè sarà il doppio di quel che raccoglie ogni giorno”.

La manna è veramente esistita? Di cosa si trattava?

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