Oltre l’illusione

Premessa – Più che Dio ad aver fatto l’uomo a Sua immagine e somiglianza, è vero il contrario. L’esistenza della Divinità è sempre stata un argomento che ha interessato l’uomo di ogni epoca. Tutti si sono domandati se Dio esiste: dal raffinato filosofo al selvaggio. Qualunque sia stata o sia la risposta certo è che nessuna idea in proposito è così soggettiva come quella della Divinità. Partendo dalla naturale intuizione di ognuno che qualcosa esiste oltre ciò che appare, si sono accumulate nei tempi quell’insieme di opinioni, ad uso e consumo dei popoli, chiamate religioni. Ciò che la filosofia può dirci sulla Divinità, pur contenuto sul filo della stretta logica, o è troppo estraneo al cosiddetto “creato” da risultare pura astrazione, o ne fa tanta parte da acquisirne la natura finita e mutevole.

L’idea che qualcosa esista oltre ciò che appare è il concetto della Divinità ridotto ai minimi termini; così, sfrondato da tutti gli apporti soggettivi, non può che trovare unanimità di adesioni anche presso i cosiddetti atei e la scienza positiva.

Per scoprire la vera natura di ciò che non fa parte della realtà della quale siamo a conoscenza, dobbiamo partire dal concetto base della Divinità, liberarci di tutte quelle sovrastrutture create per spiegare un mondo sconosciuto con la sola metrica di quello che ci è consueto.

Infatti, tanti secoli di pensiero religioso, filosofico e scientifico hanno dimostrato che le ipotesi sull’esistenza e sulla natura di Dio, formulate secondo la metrica umana, non sono capaci di conciliare la realtà di un mondo in continuo divenire con un’idea della Divinità che sia accettabile, che non abbia nulla, cioè, da doversi spiegare ricorrendo all’allegoria per renderla logica e quindi credibile.

Non interessandosi, perciò, di tutto quanto gli uomini nei tempi hanno sognato della Divinità, viene qui proposto il concetto di un Dio Assoluto, seguendo il quale si perviene alla scoperta che la Realtà che esiste oltre ciò che appare è del tutto diversa da quella che l’uomo suppone.

Forse perché la Verità non è supponibile, fino ad ora si è potuto credere in Dio solo per un atto di fede, mentre il concetto della Divinità è essenzialmente logico, anche se di una logica che va al di là della consuetudine umana.

Le comunicazioni che seguono hanno lo scopo di condurvi sulla linea di un nuovo orizzonte, per farvene conoscere la bellezza e la Verità, dal quale è finalmente comprensibile ciò che per l’uomo è sempre stato impenetrabile mistero.

Ogni concezione della vita non prettamente materialistica distingue l’uomo dal suo corpo fisico. Infatti se si ammette che alla morte del corpo l'”essere” sopravvive, una tale distinzione ne è logica conseguenza.

A ciò noi aggiungiamo che non si deve nemmeno identificare l'”essere” con la sua psiche, cioè col nucleo delle sue sensazioni e dei suoi pensieri, perché come il corpo fisico viene abbandonato alla fine di ogni incarnazione – e ciò porta a distinguere l'”essere” dal suo corpo – altrettanto è del nucleo delle sensazioni, o corpo astrale, e del nucleo dei pensieri, o corpo mentale.

L'”essere” è il pensatore, il percepiente. Per noi l'”essere” è la coscienza, intendendo con ciò molto più dell’autoconsapevolezza, più del sub-cosciente, più della coscienza morale. È il nucleo del “sentire” acquisito nelle varie incarnazioni che non viene mai perduto ma vieppiù ampliato. Per noi l'”essere” non ha la coscienza, l'”essere” è coscienza, è “sentire”.

Ora, siccome la coscienza acquisita non viene mai perduta, l'”essere”, oltreché poterlo identificare con essa, lo si può visualizzare in una teoria, una serie di “sentire” che va dall’atomo del sentire al sentire massimo.

Taluno chiama l'”essere” spirito, ego, sé, ecc., ciò ha un’importanza relativa. Importante è capire che l'”essere” non subisce un processo di accrescimento perché è già completo in sé. Sicché l’evoluzione non deve intendersi come divenire, perché il progressivo rivelarsi di un sentire più ampio, di una coscienza più vasta, è in realtà l’affermazione dell’esistenza dei vari sentire, i quali sussistono nel non-tempo al di là dell’apparente sbocciare e trascorrere, così come una parola scritta è letta lettera dopo lettera, ma in sé è un insieme che ha un suo significato legato alla sequenza delle lettere che la compongono.


Il Cosmo, intendendo con questa parola l’ordine dei mondi fisico, psichico e della coscienza, cioè degli esseri, si può convenzionalmente considerare in due zone che non sono diverse ubicazioni di spazi, ma diversi stati d’essere.

La prima zona comprende il mondo della percezione a sua volta costituito dal piano fisico, dal piano astrale e dal piano mentale, ossia da quelle aree non spaziali in cui hanno vita i corpi fisici, i corpi astrali ed i corpi mentali degli esseri.

La seconda zona comprende il mondo del “sentire”, della coscienza, degli esseri intesi nel modo prima precisato. La prima zona esiste in funzione della seconda, in altre parole le esperienze del piano fisico suscitatrici di sensazioni, emozioni, pensieri, e viceversa i desideri, le proprie convinzioni ideologiche o di pensiero in senso lato che indirizzano l’esperienza, hanno come ragione d’esistere quella di rivelare, suscitare i sentire, la coscienza, che costituiscono l'”essere”.

Inoltre, questa zona che costituisce il mondo fenomenico e della percezione che appare in continuo movimento, trasformarsi e divenire, è in effetti in condizione d’immobilità.

Questo stato delle cose è logica conseguenza della natura assoluta di Dio in cui non può esservi accrescimento, sequenzialità, estraneità, ma tutto non può che essere contenuto in condizione di Eterno Presente. L’intera Manifestazione cosmica che comprende l’emanazione ed il riassorbimento del Cosmo, è nell’Assoluto un atto che non ha sequenza.

È nostro sentito proposito illustrare tutto ciò in modo e con parole più semplici possibile per rendere accessibile un punto di vista estraneo alla dimensione umana, ma che disvela com’ è strutturato il Cosmo, sì da far intravedere la Realtà che è oltre l’illusione.

Conseguenze logiche del concetto di Eterno Presente

Odo i vostri pensieri, odo quello che voi cercate d’indovinare: “Che cosa Kempis risponderà? Sarà dell’opinione di non parlare di determinati argomenti quando ancora non sia ben delineata in noi stessi una giusta maturazione, oppure – fidando nella nostra facoltà e possibilità di seguirlo – si avventurerà per quei sentieri della Scienza divina nei quali ben poco sostegno è la logica, tenue guida la fede, ma solo la maturazione spirituale è sicura conduttrice?”.

Che cosa è questa “maturazione spirituale”, dal momento che lo Spirito, per Sua stessa Natura, è già maturo? Dal momento che lo Spirito, partecipe di Dio, non può né accrescersi né in qualche modo mutare? Che cosa è l’evoluzione per lo Spirito che non può evolvere? Che cosa è il futuro nell’Eterno Presente? Come è possibile parlare di cose così diverse?

Parliamo di Assoluto e di relativo. L’uno contiene l’altro, l’altro è emanazione dell’uno. Ciò che è nell’Assoluto e che non sia Assoluto – giacché l’Assoluto è Lui solo, ed È Colui che È- è relativo; ma ciò che non è Assoluto non può essere che diverso da Lui, in altre parole non possono esservi due Assoluti. Una logica valida per il relativo, non può essere altrettanto valida per l’Assoluto. Se noi per comprendere il relativo, giungiamo alla conclusione che il relativo ha un suo ciclo di vita che nasce e muore, non possiamo con lo stesso metro misurare l’Assoluto.

Così non possiamo parlare di “evoluzione”, di teoria di “scorrere”, quali noi siamo abituati a concepirli nel relativo, e con lo stesso metro a ricercarli e a ritrovarli nell’Assoluto.

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