L’aldilà secondo Thorwald Dethlefsen

Che cos’è l’aldilà?

L’uomo si è sempre interessato all’aldilà. Vorrebbe sapere che cosa lo aspetta dopo la morte. Ha tentato di dare una risposta a questo interrogativo in modo teorico e astratto, però vorrebbe paterne avere anche un’idea concreta. Per avere una descrizione dell’aldilà possiamo ricorrere soltanto ai veggenti o agli Yoghi, che vedono l’aldilà già in questa vita. Se sia il caso o no di credere alle loro descrizioni è una faccenda che ognuno di noi deve risolvere per conto proprio. Per me è piuttosto indicativo il fatto che tali descrizioni, indipendentemente dal luogo e dal momento in cui sono state fatte, presentano notevoli concordanze. Grazie ad esse io a poco a poco mi sono fatto un’idea dell’aldilà estraendo da esse come struttura i fatti identici in tutte le descrizioni. Al lettore interessato vorrei illustrare brevemente questa struttura.

Per poter capire l’evento « morte » occorre prima sapere che cosa avviene quando si dorme, perché la morte è molto simile al sonno. Nel sonno il corpo astrale si stacca dal corpo fisico, però rimane collegato con esso mediante un « cordone », il cosiddetto cordone astrale. Durante il sonno anche se il corpo astrale si allontana notevolmente dal corpo fisico il collegamento mediante il cordone astrale rimane.

L’esoterica conosce esercizi appositi che mettono la coscienza in condizione di percepire le migrazioni del corpo astrale durante il sonno. Se una persona riesce a separare volontariamente il corpo astrale dal corpo fisico, vede se stessa in questo stato perché le percezioni sensoriali hanno sede nel corpo astrale. Del resto queste migrazioni del corpo astrale non sono semplici « speculazioni », ma esercizi di uso corrente sia nello yoga che nella magia applicata e sono state descritte più volte.

La morte si differenzia dal sonno solo per il fatto che insieme al corpo astrale si separa dal corpo fisico anche il cordone astrale, cioè si interrompe il collegamento fra i due corpi. Nella morte il corpo astrale esce dal lato sinistro del corpo sotto forma di un cordone che prima si arrotola a spirale sopra il capo del morente e poi, quando ha abbandonato il corpo definitivamente, da luogo a un prodotto nuvoliforme. Da questa « nuvola » nella prima ora dopo la morte perdono forma prima il viso e poi l’intero corpo del defunto. Corpo ed espressione del volto rispecchiano il carattere del defunto e sono indipendenti dalla sua età.

Terminata la neoformazione del corpo astrale, il defunto si sveglia nel suo corpo astrale e si sente come se si destasse da un lungo sonno. Gli sembra che non sia cambiato nulla, avverte soltanto un aumento delle proprie capacità percettive, della propria possibilità di movimento e di altre facoltà. Per il resto il « nuovo » mondo non si differenzia da quello consueto. Perciò spesso il defunto non si rende conto di essere morto, vorrebbe continuare la sua vita abituale. Soltanto il fatto che le persone che gli stanno intorno, e che può percepire, non reagiscono a lui gli fa capire a poco a poco che la sua situazione è cambiata.

Il defunto si trova in un mondo costruito interamente dai suoi desideri e dalle sue idee; nel buddhismo si parla di maya, mondo fittizio, il mondo che nasce dalla proiezione psichica del defunto. Data la nostra formazione materialistica a noi per lo più riesce difficile immaginare un mondo che è reale pur essendo « soltanto psichico ». Tuttavia dobbiamo perdere l’abitudine di associare sempre all’aggettivo « psichico » l’avverbio « soltanto » . Un sasso psichico è reale quanto un sasso materiale, anzi il primo è addirittura il presupposto necessario per l’esistenza del secondo.

Se il defunto vive in un mondo psichico con un corpo psichico tale mondo per lui è realtà assoluta. Esso vive in un mondo che corrisponde a quello in cui era vissuto perché non può proiettare niente di diverso. Come ho già fatto presente, il mondo psichico è un mondo di vibrazioni. In esso il pensiero del defunto assume subito forma di realtà. È un « paese di Bengodi » ? Si e no – perché ha i suoi lati negativi. Perché se è vero che per avere la ricchezza basta desiderarla, è anche vero che si traduce immediatamente in realtà anche la minima angoscia.

Sicché l’uomo in questo stato è in balla dei propri impulsi e pensieri. Può entrare in contatto solo con gli esseri viventi che hanno la sua stessa lunghezza d’onda. Cosi un avaro può entrare in contatto solo con gli avari, un ladro solo con i ladri ecc. Mentre avverte il proprio io interiore come mondo esterno e la sua capacità di capire, la sua autoconoscenza e il suo desiderio di evolvere ulteriormente aumentano sempre più, l’uomo in questo stato viene aiutato ad elevarsi dagli esseri che hanno già raggiunto uno sviluppo superiore. Però questi esseri possono entrare in contatto con lui solo se egli stesso ne prova il desiderio e quindi crea la « lunghezza d’onda » .

A questo proposito mi sembra non privo d’interesse il fatto che nella cosiddetta « ricerca delle voci », nella quale con l’aiuto di strumenti tecnici si è riusciti a registrare su nastro le voci dei defunti, sia stata riscontrata una correlazione tra la frequenza irradiata e il « livello » della voce dell’aldilà. In altri termini: più alta è la frequenza emessa, più evolute sono le risposte che vengono registrate.

In generale l’aldilà viene suddiviso in diverse sfere, per lo più sette, ordinate gerarchicamente. I nomi e le caratteristiche di queste sfere non sono molto importanti. È importante soltanto il fatto che la prima sfera in cui si entra dopo la morte è determinata dallo stadio di sviluppo spirituale e dal contenuto della vita. Quindi il defunto ha il compito di evolversi, di svilupparsi ulteriormente, di salire nella scala gerarchica mediante maturazione e conoscenza, finché grazie a questa purificazione il desiderio di una nuova incarnazione aumenta in lui in misura determinante.

Dopo la « discesa » attraverso le sfere il corpo spirituale può nuovamente incarnarsi nel mondo materiale: Momento è scelta dei nuovi genitori sono determinati dai contenuti della vita precedente e dalle necessità per la nuova vita da essi risultanti. Quindi l’incarnazione è possibile solo nel momento la cui qualità rispecchia in modo adeguato il contenuto della persona. In questo punto karma e astrologia collimano. Nella fecondazione i due genitori non fanno che mettere a disposizione la materia alla quale un’anima può unirsi. Quindi chiedersi quando inizia la vita non ha assolutamente senso. La vita non ha né inizio né fine ma si limita a mutare la propria forma fenomenica.

Da “Vita dopo vita” di Thorwald Dethlefsen. Circa l’autore puoi trovare informazioni al seguente link – https://it.wikipedia.org/wiki/Thorwald_Dethlefsen

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