Il mistero dell’osso di Ishango

A guanto pare, circa 20.000 anni fa, nell’Africa centrale, al confine fra l’Uganda e il Congo, visse un genio matematico. Un Leonardo da Vinci del suo tempo. Una mente eccezionale che ai suoi contemporanei doveva apparire alla stregua di un di? Ma cos’ha fatto di tanto straordinario?

Ha creato una sorta di calcolatrice preistorica, davvero sbalorditivo nella sua solo apparente semplicità. L’osso di Ishango, lungo appena dieci centimetri, venne scoperto nel 1950 nei pressi del Lago Edward, nell’ex Congo belga, dall’archeologo Jean de Heinzelin de Braucourt. Il misterioso bastoncino è esposto oggi nel Museo dell’Istituto Reale delle Scienze Naturali a Bruxelles, in Belgio. A prima vista colpisce per i suoi numerosi intagli, per la sua forma leggermente incurvata e per la sua pietra di quarzo posta nell’estremità superiore, che lo fa assomigliare a una bacchetta magica. Ma de Heinzelin si rese subito conto che le linee sulla sua superficie rappresentavano numeri. Non solo: più l’archeologo belga confrontava i gruppi di segni fra di loro, più gli appariva chiaro di avere a che fare con intere serie di numeri.

Una, in particolare, era correlata al numero 10: gli intagli si raggruppavano secondo il principio 20 + 1, 20 – 1; 10 + 1, 10 – 1. Una seconda serie mostrava i numeri primi fra 10 e 20. E la terza si basava sulla moltiplicazione con il numero 2. Altri esperti scoprirono in seguito altri giochi matematici.

Dopo che nel 1962 de Heinzelin pubblicò la sua scoperta nella rivista «Scienrific American», si levò un’ondata di scetticismo: un genio matematico nell’Africa centrale? E 20.000 anni fa, per giunta? Nel corso degli anni seguenti molti continuarono a scuotere, increduli, il capo. Fra loro anche il giornalista americano Alexander Marshack. Al contrario degli altri, però, non dubitava tanto del messaggio matematico, quanto dell’interpretazione che ne aveva dato de Heinzelin. A suo avviso si trattava di un calendario lunare e nel 1972 pubblicò questa sua ipotesi.

Nel 1999 l’ingegnere Vladimir Pletser dell’Agenzia Spaziale Europea presentò una terza soluzione, dimostrando che tutti i numeri raffigurati si possono mettere in relazione con il numero 12. Soltanto ulteriori ricerche potranno dimostrare chi dei tre abbia effettivamente ragione, oppure – perché no? – che tutte e tre le loro ipotesi sono corrette. Un secondo oggetto simile al primo, anch’esso proveniente da Ishango, potrebbe rappresentare un importante metro di paragone, aiutando gli esperti a far luce sul mistero. La sua esistenza è stata resa nota solo da pochissimo tempo, come mi ha raccontato il famoso matematico belga Dirk Huylebrouck dell’Università di Gand, che dal 1994 sta esaminando l’osso di Ishango: «Quando nel 1998 de Heinzelin si trovò in punto di morte, redasse un progetto per una pubblicazione scientifica relativa al secondo reperto e i suoi assistenti gli promisero di provvedere alla sua pubblicazione. Contemporaneamente, però, li vincolò al segreto fino a divulgazione avvenuta». La relazione si trova oggi nelle mani di Huylebrouck.

Questo prezioso oggetto – rimasto relegato per ben 50 anni in uno scaffale polveroso al diciannovesimo piano del Museo di Bruxelles – nel 2001 è stato finalmente esposto al pubblico. Il merito va senz’altro a Dirk Huylebrouck che, grazie all’aiuto del regista Georges Kamanayo, di due attivi collaboratori del museo e del sostegno finanziario del primo ministro belga, è riuscito a divulgare al pubblico l’esistenza di questo singolare calcolatore.

Ma perché i responsabili hanno esitato tanto? «Cinquanta anni fa, ma anche più recentemente, nessuno era in grado di immaginare che gli africani avessero potuto eseguire calcoli matematici in un’epoca così remota», racconta Huylebrouck scrollando le spalle. «Da noi, inoltre, esistono forti movimenti razzisti che non hanno alcun piacere di divulgare l’esistenza del reperto di Ishango». Lui stesso ammette onestamente di aver nutrito una grande perplessità:

«Non credevo a ciò che vedevo e nutrivo forti dubbi. Ma quanto più studiavo il reperto, tanto più mi rendevo conto della sua peculiarità».

Nel frattempo anche i detrattori più convinti hanno dovuto accettare il fatto che 20.000 anni fa, in Africa, un genio solitario si divertiva a giocare con i numeri: nel 2001, infatti, l’archeologa americana Allison Brooks ha confermato pubblicamente l’attuale datazione dello straordinario reperto.

osso di ishango
Osso di Ishango

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