La straordinaria esperienza di pre-morte di George Ritchie

Nel dicembre 1943, George Ritchie “morì” di polmonite. Nove minuti più tardi tornò in vita per raccontare la sua stupefacente avventura nell’aldilà. La sua straordinaria NDE colpì profondamente Raymond Moody, medico statunitense noto per i suoi studi sugli stati di pre-morte, inducendolo ad indagare questi fenomeni.

Il primo libro di Moody “La vita oltre la vita”, inizia infatti con questa dedica: «Al dottor George Ritchie e, per lui, all’Uno che mi ha fatto intravedere». L’esperienza del dottor Ritchie rappresenta, dunque, un caso esemplare.

La narrazione che segue, è riportata dal libro dello stesso Ritchie: “Return from Tomorrow”.

Gli uomini lasciarono andare le mie braccia… Udii un click ed un ronzio continuo. Il ronzio continuava, diventando sempre più forte (particolare tipico, generato dall’accelerazione della frequenza vibratoria quando si sta per entrare nella dimensione astrale n.d.r). Era all’interno della mia testa, e le mie ginocchia sembravano di gomma: si stavano piegando ed io stavo cadendo, e nel frattempo il ronzio cresceva d’intensità.

Mi misi a sedere con un movimento improvviso. Che ora era? Guardai il tavolo accanto al letto ma l’orologio era stato portato via. In effetti, della mia roba non c’era più nulla. Saltai fuori dal letto contrariato, cercando i miei vestiti: la mia uniforme non era più sulla sedia. Mi girai, e restai di sasso: qualcuno giaceva nel mio letto.

Feci un passo avanti: era un uomo piuttosto giovane, con corti capelli bruni, e giaceva immobile. Ma questo era impossibile! Io stesso mi ero appena alzato da quel letto. Mi cimentai con quel mistero solo per poco: era troppo strano per rifletterci sopra, ed in ogni caso non ne avevo il tempo. Tornai indietro oltre gli uffici e proseguii nel corridoio. Un sergente veniva avanti portando un vassoio di strumenti coperto con un panno. Probabilmente non era informato di nulla, ma io fui così contento di trovare qualcuno sveglio che gli andai incontro.

Mi scusi, sergente – gli dissi – ha visto per caso l’infermiere di guardia in questa sezione?” Il sergente non mi rispose, anzi non mi degnò neanche di uno sguardo. Proseguì dritto verso di me col suo passo, senza rallentare.

Attento!” gridai, saltando da un lato per non essere urtato. Un attimo dopo era dietro di me, e si allontanava lungo il corridoio come se non mi avesse nemmeno visto, sebbene non sapessi neanch’io come eravamo riusciti a non urtarci. Poi vidi qualcosa che mi fece venire un’altra idea. In fondo al corridoio c’era una di quelle pesanti porte in metallo che conducevano all’esterno. Andai rapidamente in quella direzione: anche se avessi perso l’ultimo treno, in un modo o nell’altro sarei riuscito a raggiungere Richmond.


Quasi senza sapere come, mi trovai all’esterno: mi muovevo rapidamente, spostandomi più in fretta di quanto non avessi mai fatto in vita mia. Guardando in basso, sotto di me, fui sorpreso di vedere non il terreno, ma le cime dei cespugli di mesquite. Camp Berkeley sembrava già distante, dietro di me, mentre mi muovevo rapidamente sopra l’oscuro e freddo deserto. La mia mente mi stava avvertendo che ciò che stavo facendo era impossibile, e tuttavia… stava accadendo.

Stavo andando a Richmond: in qualche modo l’avevo saputo fin dal momento in cui ero uscito dalla porta dell’ospedale. Andavo verso Richmond ad una velocità cento volte superiore a quella di qualsiasi treno su questa Terra. Quasi immediatamente notai che stavo rallentando. Proprio sotto di me, laddove due strade si univano, scorsi uno scintillante bagliore blu. Veniva dall’insegna al neon posta sulla porta di un edificio dal tetto rosso ad un solo piano, con un’insegna della birra Pabst Nastro Azzurro attaccata alla vetrina. “Caffè” dicevano le lettere dell’insegna dalla luce fluttuante sulla porta, e dalle vetrine la luce illuminava il pavimento.

Osservando la scena, mi resi conto che avevo completamente smesso di muovermi. Trovandomi in qualche modo sospeso in aria a più di quindici metri di altezza fu una sensazione perfino più strana di quella del volo turbinoso. Ma non avevo tempo per pensarci sopra, perché giù sul marciapiede verso il caffè notturno un uomo avanzava con passo energico. Almeno, pensai, avrei potuto sapere da lui di che città si trattava e verso dove mi stavo dirigendo.

Non appena ebbi avuto quest’idea, dato che pensiero ed azione erano diventati un tutt’uno, mi trovai giù sul marciapiede, mentre mi incamminavo velocemente a fianco dello sconosciuto. Era un civile, forse di 40 o 45 anni, ed indossava un soprabito, ma senza cappello. Ovviamente stava pensando intensamente a qualcosa, perché non mi rivolse nemmeno un’occhiata, nonostante camminassi al suo fianco.

Può dirmi, per favore – dissi – che città è questa?” Continuò a camminare. “La prego, signore – dissi, parlando più forte – non sono di queste parti, e le sarei grato se…“ Avevamo raggiunto il caffè e lui si girò, spingendo sulla maniglia della porta. Era per caso sordo? Alzai la mano sinistra per battergli un colpetto sulla spalla, ma lì non c’era niente.

Stavo lì davanti alla porta, guardandolo a bocca aperta mentre apriva la porta e scompariva all’interno del locale. Era stato come toccare l’aria, come se non ci fosse stato nessuno. E tuttavia io l’avevo visto chiaramente, ed avevo perfino notato il segno scuro della barba che spuntava sul mento, dove aveva bisogno di una buona rasatura. Mi ritrassi di fronte al mistero di quell’uomo immateriale e mi appoggiai al cavo che reggeva un palo del telefono per riflettere su quel che accadeva: il mio corpo passò attraverso quel cavo come se anch’esso non fosse stato là.

Sul marciapiede di quella città sconosciuta cominciai ad avere alcuni incredibili pensieri. I più strani, i più difficili pensieri che mi fosse mai capitato di fare. L’uomo nel caffè, il palo del telefono… per me erano perfettamente normali. Supponiamo che fossi io quello che era… cambiato, in qualche modo. Cosa sarebbe accaduto se per qualche impossibile, inimmaginabile ragione avessi perso la mia… consistenza? la mia abilità di afferrare le cose, di entrare in contatto col mondo? Quel tipo che avevo appena incontrato… era ovvio che non mi aveva mai visto né udito.

Ed improvvisamente ricordai quel giovane che avevo visto nel mio letto in quella piccola stanza d’ospedale. E se fosse stato… me stesso? O quanto meno, la mia parte concreta, materiale da cui per qualche inesplicabile ragione mi ero separato. Che sarebbe accaduto se quella forma che avevo lasciato giacente in quella stanza d’ospedale nel Texas fosse stata la mia? E se così era, come potevo tornare indietro per raggiungerla? Perché ero scappato via senza riflettere?

Mi stavo muovendo di nuovo, allontanandomi dalla città. Sotto di me c’era un largo fiume. Sembrava che tornassi indietro, verso la direzione dalla quale ero venuto, ed avevo l’impressione di guizzare attraverso lo spazio anche più velocemente di prima: colline, laghi e fattorie scorrevano via sotto di me, mentre sfrecciavo in costante linea retta sopra lo scuro paesaggio notturno. Ed ero di nuovo in piedi davanti all’ospedale della base. E così ebbe inizio una delle più strane ricerche che abbiano mai avuto luogo: la ricerca di me stesso. Corsi da una camera all’altra di quell’enorme edificio, fermandomi in ogni stanzetta, chinandomi su ogni occupante dei letti, e andando rapidamente oltre.

Rating: 3.7. From 10 votes.
Please wait...

Prosegui con la lettura (usa il menu di navigazione).
* Nell'ultima pagina puoi trovare eventuali link del libro recensito.

1
2
3
4
5
6
loading...

8 COMMENTI

  1. Si, i fiori se presi possono veramente guarire! Io li ho presi per diversi motivi e devo dire hanno sempre funzionato, effetto placebo? Non credo.
    Sto seguendo negli ultimi tempi il lavoro di una dott.ssa su questo argomento, associato inoltre alla terapia verbale. Hai detto bene dietro un male si nasconde sempre qualcosa che è soffocato in noi a livello di emozioni. Sempre di più medicina e psicologia insieme, stanno cercando una alternativa all’uso dei farmaci, perché questi come sappiamo creano reazione a catena nel nostro corpo, come anche il cibo.
    Si sta cercando di dimostrare come l’uso della parola e dei pensieri provocano al nostro organismo degli effetti. La chinesoterapia è uno di queste!
    Un esempio il dolore al petto è l’orgoglio o non voler perdere il controllo sulle situazioni.
    Dolori alle ginocchia qualcosa a cui non vogliamo piegarci…potrei continuare ma sarebbe troppo riduttivo.
    Gabriella Mereu sta cercando di portare avanti questo insegnamento di autoguarigione. Il nostro corpo è dotato di questo!
    Ahhh…..gli egiziani usavano i semi di papavero per compiere i loro viaggi astrali…molti ci hanno provato nell’epoca della new age!
    Se la mente è opressa l’anima fa fatica ad assimilare tutte le esperienze che viviamo giorno per giorno.
    Qualcuno sostiene che dopo che saremo morti tutte le esperienze che viviamo le portiamo con noi, come un grande sogno!
    Premorte o morte….sta di fatto che solo nutrendosi di questa vita, che al momento viviamo, possiamo pensare di arrivare in punto di morte pronti per vivere un’altra esperienza. Chissà!

  2. Per chi ha voglia di sognare usi i fiori di Bach, Boab, non solo si sogna di più ma si ricordano meglio. Credo che nei sogni, come da molti sostenitori, la nostra parte inconscia prende il sopravvento e decifrarla non è facile. Certo la cosa più importante è capire con quale sensazione ci risvegliamo….spesso invece, come mi è successo sono promonitori di eventi, e per quanto mi riguarda la sensazione vissuta è quella del sogno. Con i sogni si apre un argomento vastissimo, ma è bello scambiarsi le proprie storie vissute.
    Grazie
    Una grande sognatrice

    • È vera questa cosa?

      Alla base della floriterapia di Bach è il principio secondo il quale, nella cura di una persona, devono essere prese in considerazione soltanto le sue emozioni e la sua personalità, le quali determinerebbero il sintomo manifesto nel fisico: il singolo fiore sarebbe in grado di dare il via al processo di trasformazione dell’emozione negativa nel suo tratto positivo, con una conseguente scomparsa del sintomo fisico, essendo quest’ultimo ritenuto il disturbo finale di un disagio originatosi a un altro livello, molto più profondo.

      Ad ogni modo, non ho bisogno di prendere nulla per sognare e ricordare, ma conosco persone che non ricordano mai uno dei loro sogni. I fattori sono vari, credo sia molto importante non essere stressati, e non abusare di droghe e alcol.

      Certo, sono consapevole del fatto che tale argomento è molto vasto, difatti non era mia intenzione aprire altre parentesi. Però in certi casi si fatica a capire se si sta vivendo un sogno oppure è tutto reale. I sogni premonitori sono “uguali” ai sogni comuni, lo stesso vale per il sognare luoghi dove non si è mai stati e scoprirne poi la reale esistenza. Questi non sono sogni premonitori, qui ci proiettiamo inconsciamente in un altro luogo. Non si tratta neanche di viaggi astrali, il distaccamento dal corpo è un’altra cosa ancora. Ed è ancora diverso trovarsi a parlare con defunti che hanno quell’aspetto incolore, bianco-grigio.

      La fase onirica è un mondo a parte, dove ognuno interpreta ciò che prova e vive, a suo modo. A me non piace fantasticare ingrandendo le storie, il mio primo sogno premonitore è avvenuto molto presto, ero un bimbo. E se credo in certe cose è proprio perché le ho vissute sulla mia pelle. I libri spesso sono utili ma se non hai un minimo di esperienze personali alle spalle, è dura credere a certe storie.

      Le persone che usano sostanze allucinogene non le considero neanche, non ho bisogno di “scimmiarmi” per vedere oltre. Diciamo che mi accontento delle doti naturali, poche ma buone.

      Ho sentito storie di persone che si vedevano crollare addosso i palazzi, altre che vedevano i cestini della spazzatura trasformarsi in folletti, altri ancora fermarsi a parlare con le piante che avevano sembianze “umane”. 😉 Tutto questo è troppo irreale per poterlo accettare. A me non interessa vedermi volare sopra un drago incazzato, o ridere senza alcuna ragione perché il mio cervello va scemando, per me sono cose da ragazzini. Comunque è anche vero che la gente è libera di “sballarsi” come meglio crede, sperando sempre che qualcuno di loro rimanga lucido.

  3. A me sembra la rivisitazine della Divina Commedia…..chissà se Dante ha vissuto attraverso il.suo scritto una esperienza di premorte? Me lo sono sempre chiesta e voi?
    Io personalmente ho vissuto una esperienza di distaccamento dal corpo attraverso una meditazione antichissima che usano i monaci tibetani….non ho visto ne Luci ne Angeli ma la presenza di una entità a me cara, e la cosa è successa anche all’amica che ha vissuto con me questa esperienza. Credo nello stato di latenza…non esiste uno stato dimostrabile di premorte ma esiste la percezione di una dimensione che a noi viene difficile toccare, perché esseri materiali e non spirituali. La differenza tra i due sta in questa…
    In questi giorni penso, se io non avessi un corpo che entità sarei?
    La nostra vera Entità va ben oltre le spiegazioni materiali, perché sta proprio nello distaccarsi da essi!
    Bye

    • Se Dante ha vissuto un’esperienza di premorte raccontandola sulla Divina Commedia? Ragazzi secondo me c’è troppa roba, come nelle esperienze di quelle persone che le trascrivono riempendo centinaia di pagine di libri.

      A mio parere c’è molto del loro pensiero dentro questi racconti, molto probabilmente una parte è veritiera, tuttavia mi riesce difficile pensare che queste persone riescano a ricordare “in quello stato” tutti quei dettagli.

      Tempo fa (e in alcuni casi ancora adesso, quando lo ritengo utile) era mia abitudine trascrivere i miei sogni, dato che ne riuscivo a ricordare fino a 4, in casi rari 5 (chiaramente è una questione di allenamento mentale), e posso garantirvi che non basta una notte per riuscire a scrivere un libro, figuriamoci un’opera come “La Divina Commedia”.

      È necessario aggiungere qualcosa di personale per “allungare la storia”.

      D’altro lato penso, anzi, ne sono convinto, che una parte dei loro racconti sia attendibile. Tutto il resto è…. fantasia? Oppure si tratta di ricordi indelebili della nostra coscienza che riaffiorano in determinate circostanze?

      Non ho una risposta, tutto è possibile…

      Personalmente ho visto me stesso dentro altri corpi, in quelli che preferisco chiamare sogni lucidi, in ben 5 corpi distinti (forse più). In una di queste “visioni” ero una donna e la cosa mi ha fatto rimanere di stucco. In due occasioni ho visto la mia morte (gli ultimi istanti di quella vita “o almeno credo”, era tutto così reale…) in quelle che dovevano essere altre epoche, d’altro canto, avevo anche un colore di pelle diverso, ricco, povero, soldato, e anche ….. alieno.
      Mi sono visto in altri pianeti, ma è stato tutto così strano… ad ogni modo tutte queste esperienze, mi è parso di viverle “davvero”.

      Ho capito che quando desideri realmente scoprire la verità, devi tenerci davvero tanto, desiderarlo con tutto il cuore, “qualcuno o qualcosa” ti si presenta durante l’attività onirica. Ricordo che in quel periodo spesso e volentieri ricevevo messaggi, da chi? Non lo so! Le ho pensate tutte, sono arrivato anche a credere di essere me stesso (la mia coscienza), ma certi argomenti non li conosco, per cui com’è possibile?

      Tutti quegli episodi che sono realmente accaduti… non so cosa pensare, siamo forse in grado di contattare la fonte? La cosiddetta Matrix?
      Adesso ho un po’ lasciato perdere per varie ragioni, e mi capita solo di rado, ricevere certi messaggi o vivere quelle straordinarie esperienze.
      Questo dimostra che tutto dipende dalle nostre “intenzioni”.

      Ho aperto questa parentesi, semplicemente per collegarmi al discorso dei ricordi “dopo” le esperienze di pre-morte. Forse ognuno di noi possiede già un certo bagaglio culturale, lo porta con se di esistenza in esistenza, e poco importa se in questa vita si è dei totali ignoranti, a volte basta toccare “il tasto giusto” perché parte di questo bagaglio riaffiori alla mente.

      In questa vita vivrò da schiavo, nella prossima sarò un Re, o viceversa…

  4. Si, concordo in pieno con il tuo discorso, e riguardo l’ultima parte del tuo commento, cioè di trovare “dall’altra parte” quello in cui si creduti da vivi, sono anch’io di questa idea, perchè in fondo se ci pensi bene, è in linea con le teorie che dicono che “ci portiamo dall’altra parte solo quello che abbiamo dentro” e cioè il nostro modo di vedere il mondo e tutto il cumulo di convinzioni su cui abbiamo basato le nostre vite;
    se siamo persone religiose, agnostiche, spirituali oppure grettamente legati alla materia, ai soldi, le auto, le belle donne, etc,etc..avremmo a che fare con quello in cui abbiamo creduto importante; questo non vuol dire che sto criticando qualcuno; me ne guarderei bene, sono per il ” vivi e lascia vivere” , ognuno è libero di crearsi il proprio inferno personale od il proprio paradiso, oppure nulla di tutto ciò.
    Io mi sento una persona spirituale ma non mi sento legato ad alcuna religione in particolare, penso che ogni religione ha un pezzetto di verità e che tutte le strade portano a Roma, si dice.
    Ognuno può scegliere come fare il proprio percorso, quale strada scegliere per arrivare dalla strada panoramica oppure dalla mulattiera, oppure quella che fa il giro del mondo perchè forse è di quello che ha bisogno, magari senza saperlo.
    Sono convinto che è proprio il modo come ci prepariamo qua, sulla Terra, che ci permette di affrontare quello che viene dopo; se abbiamo fatto bene i compiti, andiamo avanti, altrimenti, torniamo a scuola…

  5. Grazie Dario. ti ringrazio per aver pubblicato questo articolo che trovo molto interessante per le mie ricerche. Come ho già fatto per gli altri articoli da te pubblicati, penso proprio che acquisterò questo libro. Come già abbiamo avuto modo di scriverci, anch’io come te sono interessato a tutto il..”95%” di quello che l’essere umano con le sue limitate capacità riesce a percepire.. Mi piacerebbe sentire il tuo commento in proposito. Un saluto, R.

    • Ciao Riccardo, penso che sia una bella storia, anche se riguardo la sua autenticità… solo lui sa quel che è successo. Ad ogni modo ho avuto l’occasione di conoscere, dal vivo, una persona che ha vissuto un’esperienza di pre-morte, e qualcosa coincide con il suo racconto. Per esempio questa persona mi diceva di aver visto tanta gente che camminava senza badare alla sua presenza, e tutti avevano un colore bianco-grigio. Il fatto curioso è che, anche questa persona ha visto, ed interagito, con un’essere che emanava una luce abbastanza potente. Costui era Padre Pio, il quale gli dispensò qualche consiglio “personale” prima di congedarlo.

      Purtroppo però non si ricorda molto su quanto è accaduto dall’”altra parte”, al contrario George Ritchie sembra ricordare anche i più piccoli particolari. In realtà non è l’unico, come si legge in diversi libri che trattano l’argomento. Credo che dipenda dalla persona, in effetti non tutti parlano di un’altra dimensione quando vivono un’epserienza di pre-morte.

      Riguardo le presenze “divine”, anche qui sono dell’idea che dipende dal singolo individuo. Lui ha visto Padre Pio, molto probabilmente perché chi ha pregato per lui “credeva” in quel santo, tanto che gli portò una sua foto incorniciata e la pose accanto al suo letto, e lì rimase fin quando non si svegliò dal coma. Chissà forse altri vedranno entità aliene, mostri, angeli, ecc.

      Una volta lessi un libro che parlava proprio di questa cosa. Ovvero che in base alle nostre credenze veniamo accolti da una precisa entità, in grado di prendere qualsiasi sembianza, una sorta di muta-forma. Questi esseri, che ci accolgono hanno il compito di farci sentire a nostro agio, per cui se una persona (per esempio) crede in Gesù, molto probabilmente si vedrà accogliere da quest’ultimo. È un po’ come la faccenda delle apparizioni mariane, le persone hanno visto la Madonna perché credono in lei (secondo me).

      Molto probabilmente si tratta “solo” di guardiani o guide.

LASCIA UN COMMENTO