I predatori oscuri raccontati da Carlos Castaneda

I predatori oscuri secondo gli sciamani, raccontati a Carlos Castaneda.

Vorrei consigliarvi una lettura interessante di Carlos Castaneda, dove salta fuori un argomento che potrebbe avere a che fare con i famosi Rettiliani (ad esempio) di cui si parla tanto, soprattutto in questi ultimi cinque anni. Castaneda ha acquisito fama per i suoi libri sulle vicende dello stregone don Juan e il suo gruppo di allievi sciamani.

Secondo quanto asserito da Castaneda stesso, nel 1960, allora giovane studente all’Università della California a Los Angeles, conobbe in Arizona un messicano di etnia yaqui, don Juan Matus. Questi lo avrebbe iniziato alla stregoneria antica messicana, per usare i termini esatti del suo libro, portandolo a scoprire asserisce l’autore, nuovi mondi e stati di coscienza alterati ricorrendo inizialmente anche a sostanze allucinogene per farlo (come il cactus peyote da cui si estrae la mescalina), per abbattere le sue convinzioni; ma asserendo poi in successivi libri, che ciò non sarebbe stato affatto necessario se egli fosse stato un poco più “essere fluido”.

Coloro che hanno studiato Castaneda e i suoi lavori affermano che tali libri sono veri e sono apprezzabili lavori filosofici e descrittivi di pratiche idonee a sviluppare la consapevolezza, la capacità di percezione e la capacità di affermare la propria volontà nel mondo. Alcuni accademici e alcuni critici dal canto loro affermano che i libri sono meri romanzi, pieni di contraddizioni e discrepanze con le conoscenze antropologiche attuali e prive di alcun elemento di prova.

Ad ogni modo, mi sento di consigliare la lettura dei suoi libri, io ne ho letti un paio è li ho trovati interessanti, il primo lo scoprì per caso anni fa, quando cominciai ad interessarmi “seriamente” del significato dei sogni, mai per scopi cabalistici, sto parlando del libro dal titolo: L’arte di sognare. Guida all’espansione della mente. Tuttavia, per mia esperienza sono arrivato alla conclusione che non esiste alcun libro in grado di spiegare il significato dei sogni, per il semplice fatto che il sogno è personale e ogni simbolo che si ripete in un sogno non ha lo stesso significato per ogni individuo. A meno che, non ci si convince che un determinato simbolo ha un suo unico significato, in quel caso ci si presentano quei simboli perché è la via più breve per trasmetterci un determinato messaggio.

Vi faccio un esempio, chissà magari a qualcuno è capitato. Non è raro sognare i felini predatori come leoni e tigri. Personalmente ho sognato leoni per tanto di quel tempo, che non ricordo con esattezza quando fu la pima volta che ne vidi uno. Sicuramente ero un bambino, spesso sognavo un leone che mi correva dietro, ma non riusciva mai a prendermi e neanche a farmi del male (ma la cosa mi terrorizzava). Probabilmente il felino rappresenta una sfida, una prova di coraggio, in effetti più volte ho sognato di addomesticare leoni e/o tigri, ma si trattava comunque di cuccioli, gli esemplari adulti si facevano accarezzare raramente, l’unica cosa che notavo in questi sogni era che stavo in mezzo a loro e non mi consideravano, mi accettavano, ad ogni modo non mi sentivo tranquillo.

Secondo alcune credenze (a mio parere le più accettabili) il leone rappresenta il carattere maschile, mentre la tigre, quello femminile. Ognuno di noi ha una parte maschile e una femminile, normalmente nell’uomo prevale il leone e nella donna la tigre. In ogni caso dicono che più un’uomo/donna riesce a dominare entrambi gli animali nei sogni, tanto più aumenta il nostro livello di saggezza, e probabilmente, autocontrollo.

Ricordo un vecchio sogno dove mi trovavo in una giungla con altre due persone sconosciute, e camminavamo muovendoci sopra gli alberi. C’era uno strano percorso non naturale, difficile da spiegare, comunque era rudimentale fatto con dei rami. Ci spostavamo utilizzando solo le mani/braccia, più o meno come fanno le scimmie.  Io ero il più giovane e all’improvviso caddi giù. E fu solo in quel momento che mi resi conto di essere un giovane ragazzo primitivo. Notai di essere vestito con delle pezze di pelle mentre stavo controllando se avevo qualche osso rotto. Un grosso (enorme) felino molto simile alla tigre, anche se non era uguale alle tigri di oggi, veniva contro camminando con aria minacciosa. Il sogno stava prendendo una brutta piega (un incubo). Ad un certo punto l’enorme tigre con quei lunghi denti a sciabola si avvicina, e l’unica cosa che mi venne in mente fu quella di mostrarmi più alto possibile e urlare a squarciagola, cercando di emettere un verso spaventoso. Ci riuscii, la grossa tigre mi guardò poi si voltò cambiando strada.

Mi fermo qui, non voglio essere pesante, ho accennato questo sogno proprio perché credo che secondo me questo non aveva niente a che fare con il carattere femminile, ma “penso” che si è trattato di una memoria che apparteneva probabilmente ad un ragazzo vissuto nella preistoria. So che può essere assurdo, ma può capitare di sognare di interpretare personaggi che hanno vissuto in altri periodi della storia umana. A me è capitato spesso, e non so cosa pensare, voglio dire, non so se ero io in un’altra vita, o se ho vissuto ricordi di qualcun altro (roba da far girar la testa). Mi sono trovato a combattere guerre in Francia, Inghilterra, da qualche parte in Oriente (avevo la pelle scura), parlavo altre lingue che non conosco, ho avuto monete in mano totalmente sconosciute, e potrei andare avanti con tante altre storie ma concentriamoci sull’argomento principale che era quello di consigliarvi un libro interessante.

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Alcuni paragrafi che potete trovare in questo libro di Carlos Castaneda:

Nel corso del nostro rapporto, don Juan mi aveva spiegato con grande ricchezza di dettagli che sognare era un’arte scoperta dagli sciamani dell’antico Messico, mediante la quale i sogni comuni si trasformavano in accessi a diversi mondi di percezione. Con tutto se stesso auspicava I’avvento di un qualcosa che chiamava vigilanza sognante, ossia Ia capacità di prestare un’attenzione speciale, o una speciale forma di consapevolezza, agli elementi costitutivi dei sogni ordinari.

Da parte mia, avevo seguito meticolosamente le sue indicazioni, e così facendo ero riuscito a fissare la mia consapevolezza sugli elementi di un sogno. L’idea di don Juan non era quella di arrivare a sognare ciò che si desiderava, ma di focalizzare la propria attenzione sulle componenti dei sogni che si presentavano, quali che fossero.

Quelle ombre scure e inquietanti

Carlos chiede a don Juan cosa fossero quelle strane e inquietanti ombre che egli riusciva a vedere durante i suoi viaggi onirici, la sua risposta fu..

«Ah, non è altro che I’universo. Incommensurabile, non lineare, esterno al dominio della sintassi. Gli sciamani dell’antico Messico furono i primi a scorgere quelIe ombre e decisero di occuparsene. Le videro come le vedi tu adesso e le videro come energia che fluisce nelI’universo. E scoprirono qualcosa di trascendentale.»

«Scoprirono che abbiamo un compagno che resta con noi per tutta la vita. Un predatore che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita. Gli uomini sono suoi prigionieri. Il predatore è nostro signore e maestro e ci ha resi docili, impotenti. Se vogliamo protestare, soffoca le nostre proteste. Se tentiamo di agire in modo indipendente, non ce lo permette.»

Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo don Juan? Dev’esserci una spiegazione logica, disse Carlos.

«Una spiegazione c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie, i “gallineros”, i predatori ci allevano in stie umane, gli “humaneros”, garantendosi cosi un’infinita riserva di nutrimento.»

«Voglio fare appello alla tua mente analitica. Rifletti per un momento e dimmi come spiegheresti la contraddizione esistente tra I’intelligenza dell’uomo che costruisce, organizza e la stupidità del suo sistema di credenze, oppure la stupidità del suo comportamento contraddittorio. Secondo gli sciamani, sono stati i predatori a instillarci questi sistemi di credenza, il concetto di bene e di male, le consuetudini sociali. Sono stati loro a definire le nostre speranze e aspettative, nonché i sogni di successo e i parametri del fallimento. Ci hanno dato avidità, desiderio smodato e codardia. Ci hanno resi abitudinari, centrati nell’ego e inclini all’autocompiacimento.»

Ma come ci riescono, don Juan? chiese Carlos. “Ci sussurrano queste cose all’orecchio mentre dormiamo?

«Certamente no. Sono infinitamente più efficienti e organizzati. Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente, dal punto di vista dello stratega. Orrenda, nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente! I predatori ci hanno dato la loro mente, che è diventata la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è Ia loro, i predatori installano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene, garantendosi un certo livello di sicurezza che va a mitigare la loro paura.»

Carlos Castaneda continua…

Don Juan mi spiegò che gli sciamani vedono i neonati come sfere di energia luminosa, interamente coperte da una patina lucente, una specie di pellicola di plastica che aderisce strettamente al bozzolo di energia. E di questa patina luminosa di consapevolezza che si alimentano i predatori, e quando un essere umano raggiunge I’età adulta, tutto ciò che di essa resta è un bordo sottile che va dalla cima della testa alla punta dei piedi. Proprio I’esilità di tale bordo consente al genere umano di continuare a vivere, benché faticosamente.

Secondo don Juan, I’uomo è I’unico essere vivente dotato della patina Iuminosa di consapevolezza e di conseguenza è una facile preda per una consapevolezza di ordine diverso, come quella del predatore.

Fece poi l’affermazione più sconvolgente che avesse mai fatto. Disse che quel sottile bordo di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo in cui I’uomo è irrimediabilmente intrappolato. Facendo leva proprio sul nostro egocentrismo, I ‘unico aspetto consapevole rimastoci, i predatori creano fiammate di consapevolezza che poi procedono spietatamente a consumare. Ci danno problemi futili per forzare tali fiammate a emergere e, in questo modo, ci fanno sopravvivere per continuare a nutrirsi della fiammeggiante energia delle nostre pseudo-preoccupazioni.

Le sue parole mi turbarono a tal punto che mi venne la nausea (disse Carlos). Dopo una breve pausa per riprendermi, gli chiesi: “Ma se gli sciamani dell’antico Messico e quelli attuali vedono i predatori perché non fanno nulla?”

“Non c’è nulla che tu o io possiamo fare”, mi rispose con voce triste, “se non esercitare I’auto-disciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.”

Per approfondimenti: Il lato attivo dell’infinito di Carlos Castaneda.

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