Misteri: Vita dopo la morte fisica

E’ possibile che l’evento più trasformativo della nostra vita possa verificarsi in punto di morte?

Molti la pensano così, tra questi gli egiziani e tibetani.

Un numero sempre maggiore di persone si sta rendendo conto che, grazie alla focalizzazione di pensieri e azioni, è possibile creare da soli la propria realtà. E’ con sorpresa che scopriranno di poter utilizzare le stesse capacità per condizionare la transizione più importante della coscienza: ovvero la morte.

Pochi di noi pensano al processo di morte. In verità, in una cultura dominata dai giovani molti evitano intenzionalmente e per quanto possibile l’argomento della morte. Nel campo della medicina, la morte di un paziente è spesso considerata come un fallimento della scienza moderna. Naturalmente coloro che hanno vissuto esperienze extracorporee e di premorte possiedono conoscenze che vanno al di là. Sappiamo da esperienze dirette che, dopo la morte, continuiamo a esistere e ad evolvere in una dimensione vibratoria superiore alla realtà e che, con certezza, la morte è una transizione fondamentale della coscienza. Esistono migliaia di casi di persone che hanno vissuto esperienze di premorte, che raccontano più o meno tutte la stessa cosa, solitamente si prova una bella esperienza, ma in alcuni casi nello specifico per i tentati suicidi, coloro che hanno raccontato ciò che hanno visto in quella situazione è differente, queste persone vedono cose terribili e provano sensazioni angoscianti.

Molte persone vivono tutta la vita ignorando completamente la loro “destinazione finale”. Si preoccupano e cercano di pianificare ogni singolo dettaglio della giornata, ma lasciano alla sorte l’evento più importante della loro esistenza. E’ come se giungessero all’ottantesimo anno della loro corsa campestre senza avere alcuna conoscenza della destinazione finale. Naturalmente alcuni credono che accettando la giusta fede, obbedendo alle regole ufficiali della propria tradizione religiosa, assurgeranno magicamente in cielo o in paradiso. Questa visione piuttosto semplicistica è diventata invalsa in molte culture moderne.

Una delle credenze più antiche e universalmente accettate afferma che esiste un gran numero di ambienti ultraterreni nei quali possiamo accedere in punto di morte, a seconda del comportamento tenuto in vita. Secondo la supposizione più comune, dopo la morte accediamo automaticamente a una vita ultraterrena in sintonia con la nostra evoluzione spirituale personale o velocità vibratoria. Inoltre molti credono di non possedere alcun controllo sulla propria destinazione finale, pertanto non vale la pensa sprecare troppo tempo a pensarci. In modo sorprendente, gran parte delle religioni ufficiali del mondo non affronta adeguatamente questo importante argomento, limitandosi a suggerire una serie di preghiere per i morti e parole di conforto per i vivi. La transizione verso la morte è lasciata per lo più nelle braccia amorevoli del Signore. Ma un giorno quando arriverà il momento, vedrete che non è esattamente così.

Tuttavia, alcuni non la pensavano così. I testi sacri quali il Libro Egizio dei Morti e il Libro Tibetano dei Morti furono scritti per offrire dettagliate istruzioni e direttive per il “viaggio dell’anima in punto di morte”, si trattava di una preparazione al trapasso, in questo modo la persona che abbandonava la materia non si trovava spaesata in questa fase. I leader spirituali di culture diverse si sono impegnati a documentare in modo dettagliato nonché a elaborare metodi per influenzare e assistere il viaggio dell’anima verso la sua destinazione finale.

Infatti, molte tombe antiche e luoghi di sepoltura, presentano iscrizioni con direzioni, mappe e consigli specifici per affrontare il viaggio. Il Papiro Egizio di Ani, uno dei testi scritti più antichi che risale a 5000 anni fa, fornisce informazioni sulla transizione verso la morte e sulla separazione dell’anima Ba dal corpo. Numerose culture della storia hanno rivolto a questo argomento considerevole attenzione evidenziando che i consigli esterni possono condizionare lo spostamento di coscienza che si verifica in punto di morte.

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Il libro tibetano dei morti è uno dei testi più noti che descrivono la transizione della coscienza in punto di morte. Il titolo di questo testo di riferimento, che risale all’VIII secolo, nella lingua originale dei suoi autori è “Bardo Thodal”, che significa “liberazione derivata dall’ascolto del piano dell’aldilà”. In un certo senso, si tratta di un manuale di addestramento che offre preparazione e assistenza per la separazione della coscienza dal corpo in punto di morte. E’ un libro che deve essere letto ad alta voce a coloro che si stanno avviando verso il processo di morte per fornire assistenza dettagliata durante la navigazione nelle varie fasi di transizione della coscienza. Il suo obbiettivo principale è aiutare a orientare la coscienza del morente verso lo stato di consapevolezza più alto affinché questi possa sperimentare e raggiungere i regni spirituali più elevati dell’universo.

Il Libro Tibetano dei Morti contiene una serie di istruzioni per assistere il morente e offrigli una guida spirituale dettagliata. La premessa principale che si trova in tutto il libro è l’indicazione di orientare la propria coscienza verso la “pura luminosità” al di là di tutti i concetti tridimensionali di aspetto e forma, concetto che viene ulteriormente evidenziato dalla frase “vacuità trasparente senza centro né circonferenza. I maestri tibetani avevano compreso che sperimentare il corpo intermedio (ad esempio lo stato e il corpo astrale) immediatamente dopo la morte era comune a molte persone, e pertanto insegnarono fondamentalmente al morente a focalizzare tutta la sua attenzione sull’essenza spirituale priva di forma che esiste al di là del corpo astrale o Bardo e a indirizzare affinché superi il piano astrale e abbracci l’essenza incorporea dello spirito puro.

Il brano riportato di seguito è tratto dal libro e offre un breve esempio di ciò che un buddista leggerebbe a una persona cara in fin di vita.


Figlio di nobile famiglia (nome)

ora il momento è giunto

per te di cercare il Cammino.

Stai per esalare l’ultimo respiro. Il tuo maestro

ti ha posto dinnanzi alla Pura luminosità ed ora stai per entrarvi e

sperimentare nella sua realtà lo stato intermedio

dove ogni cosa è come il cielo

sgombro e senza nuvole,

e l’intelletto nudo senza centro né circonferenza.

In questo mondo,

tu conoscerai te stesso e dimostrerai in tale stato.

Io non sono un buddista, giusto per capirci, ma rispetto tutte le religioni, perché penso sia giusto che ognuno sia libero di scegliere il proprio percorso e abbia i propri ideali. Scrivo questo perché trovo di mio interesse, alcune culture e usanze. E credo che si avvicinino molto alla verità, al contrario della nostra religione, che comunque, come dicevo prima rispetto ugualmente.

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