Notizie Santorini il suo super vulcano e Atlantide

Santorini  (Thera in greco antico) è la più meridionale isola dell’arcipelago delle Cicladi, nel mare Egeo, ed è la maggiore delle 12 isole dell’omonimo arcipelago. È un’isola vulcanica, originariamente circolare, con una laguna marina interna ed un ampio cratere, posto circa 8 km a nord-est dalla costa interna proprio al centro della laguna. L’acqua del mare penetrava attraverso l’unica via d’accesso ai porti interni, delimitata ai lati da due scogliere.

L’attività eruttiva di Santorini iniziò  almeno 2-3 milioni di anni fa. Il vulcano attuale fa parte di un complesso più ampio cui appartiene anche un altro edificio vulcanico, sottomarino, chiamato Monte Columbo, situato 6-7 km a nord-est di Thera, la più grande delle cinque isole componenti l’arcipelago. Sin dalla sua nascita il vulcano ha avuto fasi parossistiche alternate a fasi quiescenti, con formazione di depositi piroclastici a più riprese e con vario accrescimento geografico dell’isola di Thera che nel lontano passato doveva certamente essere più ampia di adesso, soprattutto nella sua porzione più occidentale.

Se la datazione esatta dell’eruzione non è ancora assodata, ben più certo è quanto accadde circa 3600 anni fa sull’isola di Thera, allora di una forma quasi circolare, con un diametro di circa 16 km, e definita nella lingua locale come “kallistè” ovvero “la più bella”. Molte indagini, coordinate da scienziati di fama mondiale e provenienti dai cinque continenti, si sono succedute negli ultimi 50 anni al punto da far ritenere Santorini il vulcano più studiato del pianeta. Le attività di ricerca si sono affinate col tempo e se in un primo momento è stato dato maggiore impulso ai rilevamenti subaerei, negli ultimi anni s’è proceduto soprattutto con lo studio dei fondali marini attraverso batimetria, carotaggi e prospezioni sismiche. Oggi sussistono pochi dubbi sul fatto che l’eruzione del 17° secolo a.C., definita minoica per la civiltà in auge in quel periodo nell’Egeo, si sia originata da un cratere nella parte centro-settentrionale dell’attuale caldera e che soprattutto sia paragonabile a dieci volte più elevata, per intensità ed effetti, a quella del Tambora nel 1815, giudicata la più devastante di tutti i tempi, con influenze climatiche sull’intero pianeta.

Fu la più imponente eruzione avvenuta in Europa in epoca storica, che ebbe conseguenze devastanti per la civiltà minoica, e fu la principale causa dell’inizio del suo declino completo, di cui abbiamo testimonianze a Thera; secondo i più recenti studi, l’eruzione del vulcano provocò dapprima una pioggia di pomici e ceneri, poi piovvero massi più grossi ed infine la caratteristica pomice rosa che ha reso celebre l’isola. Quindi il vulcano esplose: un getto di materiali compressi e di gas surriscaldati raggiunse la stratosfera ad una velocità di 2000 km/h facendo udire i suoi boati dall’Africa alla Scandinavia, dal Golfo persico a Gibilterra. Le ceneri furono sparse per molti chilometri e trasformarono il giorno nella notte più cupa e alterarono, probabilmente, albe, tramonti e condizioni meteorologiche. La violenta esplosione di magma svuotò il gigantesco bacino magmatico sottostante l’isola, provocando il crollo dell’edificio vulcanico; miliardi di metri cubi d’acqua si precipitarono nell’abisso incandescente: la repentina vaporizzazione dell’acqua scatenò una serie di esplosioni titaniche  che scardinarono ciò che restava dell’isola, sollevando immense ondate alte fino a 60 metri, originando uno tsunami che raggiunse la costa settentrionale di Creta con onde alte fino a 20 m devastando tutti i villaggi di quella zona.

Qualcuno suppone che Atlantide si trovasse proprio al centro dell’isola

È stato ipotizzato che la particolare conformazione circolare dell’isola, la fiorente civiltà che la abitava, e l’apocalittica eruzione vulcanica che la spazzò via in brevissimo tempo, possano essere stati alla base del racconto di Atlantide di Platone. In due suoi dialoghi, Timeo e Crizia, il filosofo accenna a un’isola, abitata dalla stirpe di uomini più nobile della terra e governata da una civiltà utopistica in grado di dominare quasi tutto il Mediterraneo. Secondo Platone l’invasione da parte di questa civiltà, che si trovava non nell’Egeo ma oltre le colonne di Ercole, fu respinta dagli ateniesi e l’isola stessa sprofondò a causa di un violento terremoto nel giro di un giorno e una notte.

Platone narra di due grandi città che entrano in conflitto tra loro: Atene, l’attuale capitale della Grecia, e Atlantide, città che si inabissa e sparisce dalla faccia della Terra. Dai racconti di Platone non è però possibile identificare con certezza il possibile luogo di ubicazione di Atlantide, e d’altronde l’utopia di Platone sembrerebbe non essere altro che una creazione letteraria a sostegno degli argomenti che il grande filosofo voleva proporre alla società del suo tempo.

Molti studiosi, tra cui esperti vulcanologi e archeologi, hanno evidenziato come l’eruzione del vulcano di Santorini possa essere in qualche modo ricollegata alle descrizioni di Platone su Atlantide e come all’eruzione vulcanica possa ricondursi la distruzione della fiorente colonia cretese di Akrotiri e probabilmente anche la distruzione della civiltà minoica cretese.

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