Fenomeni paranormali e ricerca psichica

Gli italiani e i francesi – qualche nome.

È interessante osservare come uomini di scienza, antropologi, medici, astronomi, tisici, matematici, chimici, neuropsichiatri, abbiano avuto un ruolo così attivo nella ricerca psichica. Il più illustre di loro è il prof. Charles Richet (1850-1935), Premio Nobel per la medicina nel 1913; fu lui a fondare nel 1919 l’Istituto Metapsichico Internazionale di cui offrì la presidenza effettiva al prof. Rocco Santoliquido, consigliere di Stato italiano, riservandosi la presidenza onoraria. Accanto a loro, il dottor Gustave Geley, sostituito nel 1925 dal dottor Osty, il dottor Calmette, di medicina generale, Gabriel Delanne, studioso di fenomeni psichici, l’astronomo Camille Flammarion.

In questa grande sinfonia della ricerca psichica, gli antropologi hanno, fin dall’inizio, fatto sentire la loro voce: ad esempio, Cesare Lombroso (1835-1909), professore all’Università di Torino, famoso per la sue teorie sul tipo psicologico e antropologico del delinquente. Materialista e scettico, a lungo disdegnò i fenomeni psichici fino al giorno in cui ebbe l’occasione, nel marzo del 1891, di sottoporre a prove Eusapia Paladino. Preso da stupore ed entusiasmo, si fece garante della loro autenticità e fece pubblica ammenda:

«Sono confuso e pentito di aver combattuto con tanta ostinazione la possibilità di ciò che chiamano fatti spiritici. Dico bene, “fatti”, perché io resto ancora contrario alle teorie che se ne vogliono derivare. Ma i “fatti” esistono e mi vanto di esserne un sostenitore».

Concordava su questo punto col suo compatriota Cesare de Vesme che dichiarava: «Il riconoscimento dei fatti non implica in nessun caso l’accettazione dell’ipotesi spiritica». Sono infatti numerosi gli uomini di scienza che ammettono la realtà dei fatti psichici, senza tuttavia ammettere che questi siano provocati dagli spiriti.

La lettera che il prof. Robert Tocquet (1898-1993) indirizzò a Marcel Belline, dopo la morte del suo unico figlio, Michel, è rivelatrice di questo stato d’animo. Il professore della Scuola di Ingegneria dei Lavori Pubblici e della Scuola di Antropologia è combattuto tra l’accettazione e il rifiuto dell’idea di sopravvivenza.

Sceaux, 20 luglio 1971

Caro Signor Belline, di regola, le «comunicazioni» dette spiritiche, cioè tra i vivi e quelli che chiamiamo i morti, possono essere spiegate con la chiaroveggenza o, più semplicemente, con la telepatia. Tuttavia, di fronte a certi fatti, è consentito rimanere turbati e non dare una risposta perentoria e decisiva, perché all’occorrenza, l’ipotesi spiritica è più semplice e anche più razionale dell’ipotesi metapsichica. Inoltre, certi fenomeni parapsicologici mostrano senza alcun dubbio che la possibilità dello spirito umano sembrano talvolta superare il quadro delle capacità organiche cerebrali. Di modo che si può dire che esiste nell’uomo uno psichismo extra-empirico irriducibile al funzionamento dei centri nervosi e relativamente indipendente dalle contingenze cerebrali. Ora, se questo psichismo è parzialmente o totalmente autonomo, non è assurdo supporre che possa sopravvivere all’organismo, tanto più che nel cosmo, e secondo l’espressione ben nota, «nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». Infine, sarebbe abbastanza strano che l’universo, che è razionale nelle sue diverse manifestazioni, cessi di esserlo per quanto riguarda l’uomo; è improbabile, infatti, che tutti gli sforzi compiuti quaggiù dall’evoluzione in vista del suo più bel risultato, l’essere umano, non arrivino in definitiva che a polvere e cenere.

Vedremo più avanti che Bergson, il pensatore più originale del secolo, era già arrivato alle stesse conclusioni.

Tuttavia, malgrado queste considerazioni in favore di un possibile prolungamento dell’esistenza al di là della morte corporale, Robert Tocquet non credeva alla sopravvivenza: non la desiderava nemmeno, né sotto forma di paradiso, né sotto quella di vite successive.

Questo, in definitiva, è la stessa cosa della sopravvivenza edenica, perché, secondo la tradizione indù, le reincarnazioni si concludono col Nirvana, cioè col Paradiso perfetto dove lo spirito dell’uomo si fonde nella irradiazione della Divinità. Io preferisco allora, e di gran lunga, l’annullamento totale e definitivo: una vita umana mi basta ampiamente. In più, io penso che credere nella sopravvivenza sia un peccato di orgoglio perché è attribuirsi individualmente una importanza che, nell’immensità dell’universo, è, di fatto, vicina allo zero, e anche uguale a zero se questo è infinito ed eterno, cosa, del resto, estremamente probabile. Al Congresso Internazionale di filosofia del 1937, Léon Brunschvicg aveva allo stesso modo accusato Gabriel Marcel del peccato di egocentrismo. Una vivace discussione aveva opposto i due uomini:

– Io non ho l’orgoglio, aveva esclamato il primo, di preoccuparmi di questo essere fenomenale di nome Léon Brunschvicg dopo la sua morte.


– Questo disinteresse è disumano! Il fine della filosofia è, come dice Platone, imparare a morire.

– Vedo che voi date più importanza alla vostra morte di quanto io ne dia alla mia.

– Mio caro amico, concluse Gabriel Marcel, quello che conta non è né la mia morte, né la vostra. È la morte dell’essere che amiamo.

E Robert Tocquet riprende:

Quando si pensa di aver compiuto più o meno bene il proprio compito quaggiù, non c’è altro da fare, secondo me, se non sparire definitivamente con lo stesso anonimato grandioso, con la stessa umiltà, con la stessa discrezione dell’umile, innocente formica che un piede inconsapevole schiaccia all’ombra di un ciuffo d’erba. In breve, e per concludere, io credo che si è, dopo la morte, quello che si era prima della nascita: niente. Non ho mai avuto contatti con uno scomparso.

Quest’ultima frase spiega tutto il resto.

Antropologo come Robert Tocquet e neuropsichiatra come Lombroso, Enrico Morselli (1852-1929), professore all’Università di Genova, era tra i più scettici in presenza di fenomeni paranormali. Anche lui dovette rivedere le proprie posizioni dopo aver assistito alle sedute di Eusapia Paladino.

Tra tutti questi scienziati ed accademici, ecco un autodidatta: Ernesto Bozzano (1862-1943), autore di trenta solide monografie alle quali tutti i ricercatori devono ormai fare riferimento. Anche lui trovò la sua via per Damasco nelle esperienze di Eusapia. Grazie a lei, ebbe un contatto con sua madre, deceduta un anno prima. Dopo avergli dato prove di identità, la signora Bozzano lo scongiurò di consacrarsi interamente alla ricerca paranormale. Cosa che egli fece: studiò simultaneamente i fenomeni oggettivi e soggettivi provocati dalla medianità. Attribuendo più importanza ai fenomeni spontanei che alle esperienze provocate, fu portato, sia dalla logica che dalla necessità, a dare la sua adesione totale a quanto si è convenuto di chiamare «l’ipotesi» della sopravvivenza.

Nella sua Storia dello Spiritismo, Conan Doyle ha reso un meritato omaggio ai ricercatori italiani che abbiamo citato:

Per certi aspetti, l’Italia si è mostrata superiore a tutti gli altri paesi europei nel modo di trattare lo spiritualismo. E questo, malgrado l’opposizione della Chiesa cattolica romana che ha, nel modo più illogico, stigmatizzato come diabolico negli altri quello che ha preteso essere un segno di speciale santità per sé. Gli Acta Santorum sono una lunga cronaca di fenomeni psichici comportanti levitazioni, apporti, profezie e tutti gli altri segni del potere medianico. Questa Chiesa ha però sempre perseguitato lo spiritualismo. Per quanto potente, constaterà a suo tempo che si è scontrata con qualcosa più forte di lei.

Eusapia Paladino

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1 COMMENTO

  1. 5 anni fà stavo dormendo sul divano,quando improvvisamente mi svegliai e vidi a 3m da mè un uomo ,un contadino stile 800 alto che ballava e rideva, non si sentiva alcuna voce ma la faccia era sorridente e poi improvvisamente si voltava verso il muro e spariva dentro ad esso.Ho sentito un TOC in camera,sono andato a vedere e ho trovato sul letto la sciarpa azzurra di mio padre ufficiale ,che 8 mesi prima avevo attaccato alla sua tomba.

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