Fenomeni paranormali e ricerca psichica

L’Italia ci ha dato inoltre un medium straordinario nella persona di Eusapia Paladino (1854-1918) che fu il punto di incontro dei principali investigatori europei. Ella offrì loro tutti i fenomeni psichici possibili e immaginabili. Apporti, aliti freddi, levitazioni, folgorazioni, impronte di dita sull’argilla. Sotto le sue mani rugose di contadina, tavolini si alzavano e ballavano, pesanti tavole volavano, ectoplasmi uscivano dalla sua bocca: forme umane frammentarie, perché i fantasmi completi erano rari.

Tutto questo accadeva nella penombra. Eusapia si chiudeva nel gabinetto medianico formato da tende nere e spesso mormorava: «Meno luce, meno luce!».

Eusapia era nata vicino a Bari, in una delle zone più diseredate del Mezzogiorno. Infanzia tragica: la madre muore nel darla alla luce. A otto anni assiste all’assassinio del padre da parte di briganti abruzzesi; è presa in custodia dalla nonna, che si comporta da megera. Eusapia-Cosetta deve andare a servizio a Bari, poi a Napoli. Improvvisamente, nell’età della

pubertà, ecco che gli oggetti si spostano spontaneamente attorno a lei e da ogni parte si sentono crepitii. Il suo destino si chiarisce infine quando ella trova un lavoro di guardarobiera presso una simpatica coppia interessata ai suoi doni naturali. È allora che fa le sue prime sedute e attira l’attenzione dei professori Damiani e Chiara, e arriva a convincere lo stesso Lombroso.

Eusapia è lanciata, è diventata La Paladino. Questo «la» enfatico era riservato alle grandi cantanti. Nel 1892, a Milano, viene studiata dall’astronomo Schiaparelli, direttore dell’Osservatorio, dal fisico Gerosa, dal consigliere di Stato dello Zar, Aksakof, dal dottore in filosofia Karl du Prel, questi ultimi arrivati dalla Germania.

Dai 1894 al 1897, Eusapia vive a Parigi dove incontra i luminari del tempo: il prof. Richet, il dottor Segard, medico principale della Marina, il colonnello de Rochas, il dottor Maxwell, procuratore generale della Repubblica, i dottori in scienze Pierre e Marie Curie, il prof. d’Arsonval, fisico, Camille Flammarion, Edouard Branly, iniziatore della telegrafia senza fili, Victorien Sardou e Jules Claretie, entrambi membri dell’Accademia di Francia, Gabriel Delanne, il comandante Guillaume de Fontenay, Sully Prudhomme (premio Nobel 1901), Henri Bergson (premio Nobel 1927).

Da Parigi, Eusapia fa un salto a Varsavia dove lavora con Ochorowicz, poi a Cambridge. Le sedute hanno luogo da Myers in presenza del prof. Sidgwick, di Sir Oliver Lodge e del dottor Richard Hodgson, che la sorprende mentre sta frodando.

Negli anni 1901-1902 ritorna in Italia dove produce forme materializzate per il Circolo Minerva di Genova, animato da Bozzano e Morselli. Nel 1906, si ha bisogno di lei a Torino dove ritrova il prof. Lombroso che dirige il laboratorio di psichiatria dell’Università.

La fama della ex guardarobiera si estende allora fino in Russia dove si è sempre stati avidi di meraviglioso. Alcuni circoli occultistici la invitano a esibirsi e lei vi si reca senza difficoltà perché le piacciono queste riunioni con signori in redingote, molto cortesi e istruiti.

Tuttavia, non è invitata alla Corte imperiale, monopolizzata dallo sciamano Rasputin che aveva messo in guardia il Piccolo-Padre e la Piccola-Madre contro le diavolerie provenienti dall’Europa.

Eusapia_Paladino
Eusapia Paladino

L’apogeo della carriera della Paladino fu il suo viaggio a New York. Agli Yankees stupefatti mostrò il suo grande gioco: ectoplasmi, colpi secchi, apporti, movimenti senza contatto, impronte a distanza. Fu costantemente sorvegliata da uno scienziato, Hereward Carrington, prestigiatore amatoriale, e da Howard Thurston, illusionista professionista. Quest’ultimo scrisse: «Ho osservato i sollevamenti di tavole della signora Paladino insieme al mio assistente e al signor Carrington. Sono assolutamente convinto che i fenomeni che ho osservato non sono dovuti a frode».

I suoi doni apparsi con la pubertà cessarono bruscamente al momento della menopausa. Qualche tempo prima, un giovane prestigiatore aveva chiesto la sua mano. Lusingata, desiderosa di conoscere finalmente le gioie del matrimonio, gliela accordò. Matrimonio di interesse: il bellimbusto voleva conoscere quelle che lui chiamava le tecniche di Eusapia.

«Mia cara, per amor mio, ti prego, confidami il tuo segreto!…».

«Niente segreto, caro mio! Niente segreto».

Il professor Richet e il dottor Geley

Come abbiamo appena visto, furono molti i medici che si interessarono alla sperimentazione paranormale. Il più perseverante tra questi esploratori fu certamente Charles Richet.

Presidente nel 1905 della British Society for Psychical Research, fondatore degli Annali di scienze psichiche, egli pubblicò l’insieme dei suoi lavori nel suo Traité de métapsychique (Trattato di metapsichica), un testo ancor oggi autorevole. Fu lui che, nei primi anni del secolo, inventò queste parole per designare l’insieme di questi fatti stupefacenti.

A differenza di Allan Kardec, non li attribuiva agli spiriti, perché non credeva alla sopravvivenza dell’anima. Situava l’origine dei fatti parapsicologici (termine molto antico proposto dal tedesco Max Dessoir nel giugno del 1889) in un sesto senso che ognuno di noi possederebbe a un grado più o meno elevato. Egli constatava, e lo constatiamo anche oggi, uno sviluppo generale dei doni psichici: «Una brusca mutazione della sensibilità si sta producendo», egli scriveva. «Certi individui stanno diventando capaci di percepire delle sensazioni e di acquisire delle conoscenze in un modo inaccessibile al resto dell’umanità. Sono forse le prime tappe di una evoluzione umana progressiva».

Anche il suo amico, il dottor Geley, ne era convinto. Appena si fu sistemato al n. 89 della Avenue Niel, fece venire dalla Polonia il medium della materializzazione Franek Kluski (1874-1944). Fu lui che ottenne i famosi calchi delle mani fantasma. Kluski chiedeva alla entità di immergere gli avambracci in una bacinella d’acqua sulla quale galleggiava uno strato di paraffina fusa. La paraffina aderiva a quelle membra come a un guanto che veniva poi immerso nell’acqua fredda.

Robert Tocquet, che seguì questi esperimenti, così li descrive:

Le formazioni teleplasmatiche, le mani ad esempio, si immergevano nel bagno e si udiva il loro gorgoglio, poi esse deponevano sulle ginocchia degli astanti dei piccoli guanti di paraffina. Restava solo da colarvi dentro del gesso per ottenere dei calchi. Questi riproducevano tutte le caratteristiche delle membra adulte: rughe, pieghe, solchi, ma, fatto notevole, erano di formato ridotto… Una perizia, fatta confrontando queste con membra reali, provò che erano state, con ogni evidenza, delle mani vive quelle che erano servite a ottenere questi calchi. Ritrovavamo non solo i particolari anatomici con la loro finezza e verità, ma anche tracce di contrazioni muscolari spiegabili solo con movimenti volontari.

C’erano delle increspature della pelle che non lasciavano dubbi a questo proposito. Dei calchi così perfetti, con una tale finezza di particolari, con degli indizi di contrazioni muscolari attive e con le pieghe della pelle, non hanno potuto essere ottenuti che su una mano viva: sono dei calchi di prima mano, originali e non riproduzioni.

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1 Commento

  1. GIOVANNI MANTOVANI dice

    5 anni fà stavo dormendo sul divano,quando improvvisamente mi svegliai e vidi a 3m da mè un uomo ,un contadino stile 800 alto che ballava e rideva, non si sentiva alcuna voce ma la faccia era sorridente e poi improvvisamente si voltava verso il muro e spariva dentro ad esso.Ho sentito un TOC in camera,sono andato a vedere e ho trovato sul letto la sciarpa azzurra di mio padre ufficiale ,che 8 mesi prima avevo attaccato alla sua tomba.

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