Scoperti microrganismi in grado di vivere nella troposfera

I ricercatori hanno utilizzato tecniche genomiche per documentare la presenza di un significativo numero di microrganismi, principalmente batteri, che vivono in media e alta troposfera, che è la sezione dell’atmosfera che si trova a circa 12 chilometri sopra la superficie terrestre.

Se i microrganismi sono in grado di vivere in questa porzione di atmosfera, è probabile che vivono con composti di carbonio rilevato nello stesso ambiente, ma è anche possibile che si trovano lì per qualche ragione che non è ancora nota. La scoperta è di interesse per gli scienziati atmosferici, in quanto i microrganismi potrebbero svolgere un ruolo nella formazione del ghiaccio, avendo un impatto con il tempo e il clima.

Un trasporto così a lunga distanza dei batteri potrebbe anche essere di interesse per i modelli di trasmissione della malattia.

microrganismi

I microrganismi sono stati studiati esaminando campioni di aria prelevati per conto della NASA, la quale svolge uno studio sulle formazioni delle tempeste tropicali.

Il campionamento è stato fatto da un aereo DC-8, sulla terraferma e dal mare, tra il Mar dei Caraibi e alcune zone dell’Oceano Atlantico. Il campionamento è stato effettuato prima, durante e dopo due grandi uragani tropicali – Earl e Karl – nel 2010.

La ricerca, che è stata sostenuta dalla NASA e la National Science Foundation, pubblicata online il 28 gennaio dalle rivista Proceedings of National Academy of Sciences.

“Non ci aspettavamo di trovare così tanti microrganismi nella troposfera, visto che è considerato un ambiente difficile per la vita”, riferisce Kostas Konstantinidis, assistente professore della Scuola di Ingegneria Civile e Ambientale presso il Georgia Institute of Technology. “Sembra che ci sia piuttosto una diversità di specie, ma non tutti i batteri riescono ad entrare nella troposfera.”

A bordo del velivolo, è presente un sistema di filtraggio che consente la raccolta di particelle, tra cui i microrganismi, progettato dal team di ricerca. I filtri sono stati analizzati con tecniche genomiche inclusa la reazione a catena della polimerasi (PCR) e sequenziamento genico, che ha permesso ai ricercatori di individuare i microrganismi e stimare le loro quantità senza l’utilizzo di tradizionali tecniche di coltura cellulare.

Studiando le masse d’aria sopra l’oceano, sono stati trovati per lo più batteri marini. Per le masse d’aria sulla terra per lo più batteri terrestri. I ricercatori hanno anche notato, che gli uragani hanno avuto un impatto significativo per quel che riguarda la distribuzione dei microrganismi sulle popolazioni circostanti.

Lo studio ha mostrato che le cellule batteriche vitali rappresentano, in media, circa il 20 per cento delle particelle totali rilevate nella gamma di dimensioni da 0,25 a 1 micron in diametro. Con almeno un ordine di grandezza, i batteri più numerosi rilevati nei campioni sono i funghi, i ricercatori hanno rilevato 17 diversi tipi di batteri, tra cui alcuni che sono in grado di metabolizzare i composti del carbonio che sono onnipresenti nell’atmosfera, come l’acido ossalico.

I microrganismi potrebbero avere un impatto precedentemente non identificato sulla formazione delle nubi, completando (o sostituendo) le particelle abiotiche che normalmente fungono da nuclei per la formazione di cristalli di ghiaccio, riferisce Athanasios Nenes, un professore della Georgia Tech School of Earth end Atmospheric Sciences and School of Chemical and Biomolecular Engineering.

In assenza di polvere o altri materiali che potrebbero fornire la formazione di ghiaccio, avere un piccolo numero di questi microrganismi a quell’altezza potrebbe facilitare la formazione di ghiaccio e umidità, secondo Nenes. “Se sono della giusta quantità, sufficiente per la formazione di ghiaccio, potrebbero influenzare le nubi intorno a loro”.

“Abbiamo dimostrato che la nostra tecnica funziona, e che siamo in grado di ottenere informazioni interessanti”, afferma Nenes. “Si pensava che in quelle zone si potessero trovare solo particelle di polvere e sale marino, non batteri. “A questo punto non ci rimane altro che continuare le ricerche, chissà quali altre scoperte ci attendono, questo è solo l’inizio di ciò che speriamo di fare.”

No votes yet.
Please wait...

Prosegui con la lettura (usa il menu di navigazione).
* Nell'ultima pagina puoi trovare eventuali link del libro recensito.

loading...

LASCIA UN COMMENTO