Piemonte: la salute dei cittadini va a farsi benedire

Quanto conviene oggi vivere in Piemonte?

Non conosco la situazione nelle varie regioni, e fino a qualche anno fa neanche quella della regione in cui vivo semplicemente perché non nutrivo alcun interesse specifico. La storia di Casale Monferrato è vecchia, e se ne parla da un eternit (à). Il problema dell’amianto è reale, ed è un problema serio perché ancora oggi le persone continuano a moire. Già solo questo è grave, ma non è tutto, perché nella regione in cui vivo sono presenti 3 siti nucleari che contengono stoccaggio di rifiuti radioattivi (probabilmente qualcuno di questi sta per essere smaltito …definitivamente?). Mi domando se tutti gli extracomunitari che piazzano baracca giornalmente da queste parti siano a conoscenza di questi problemi. Non credo! A dir la verità sono pochi i piemontesi che conoscono certi fatti, probabilmente la maggior parte di queste vive nelle immediate vicinanze di tali siti. E che dire poi del problema dei pesticidi?

Certo! Qualcosa si sta smuovendo già da tempo, ma sono necessari moltissimi anni per ripulire l’ambiente, probabilmente per certe questioni dovranno passare almeno un paio di generazioni (sono ottimista), ma nel frattempo?

Iniziando dall’amianto…

Secondo le ultime stime (per difetto) messe nero su bianco da CNR-Inail, in Italia ci sono ancora 32 milioni di tonnellate d’amianto, nonostante il materiale sia stato messo al bando ormai da quasi un quarto di secolo. Il Programma nazionale di bonifica del Ministero dell’Ambiente conta 75mila ettari di territorio in cui è accertata la presenza di materiale in cemento amianto, ma quello nascosto all’occhio delle autorità è certamente molto di più; basti pensare che la mappatura dell’amianto presente sul territorio è stata conclusa solo da metà delle Regioni (Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta), mentre è in fase di ultimazione nelle province autonome di Bolzano e Trento. Sul resto del territorio, buio e stime.

Noti o meno, i numeri dell’amianto continuano inesorabilmente a mietere le loro vittime. Nel Registro nazionale dell’Inail sono oltre 15mila i casi di mesotelioma maligno diagnosticati dal 1993 al 2008, e le vittime italiane per malattie asbesto correlate arrivano a 4mila l’anno, più di 10 al giorno in media.

Dalla messa al bando di 23 anni fa, cos’è stato fatto in Italia per contrastare questa crudele eredità? Nel suo nuovo dossier Liberi dall’amianto, Legambiente oggi ricorda come nonostante la Legge 257 prevedesse Piani Regionali Amianto redatti entro 180 giorni dalla sua pubblicazione, ad oggi Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Puglia e Sardegna non li hanno ancora approvati. Ma i problemi sono estesi su tutto il Paese.

«Fino ad oggi, purtroppo, i risultati ottenuti sono molto scarsi – commenta Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente e membro del think tank di greenreport – E’ urgente intervenire tanto sui grandi siti industriali quanto sugli edifici pubblici e privati; bisogna completare il censimento e gestire con attenzione i sistemi e gli impianti per il trattamento e lo smaltimento dei materiali contenenti amianto. E’ poi necessario promuovere una corretta informazione sul problema amianto, su come comportarsi per eseguire interventi corretti e sui rischi derivanti dall’esposizione alle fibre dovuta al deterioramento delle strutture ma anche allo smaltimento illegale dei materiali. Facciamo appello al Governo affinché si impegni concretamente nel dare risposte e giustizia alle vittime dell’amianto, come promesso all’indomani dell’assurda sentenza di assoluzione che ha messo la parola fine al processo Eternit nel novembre scorso. Per far questo occorre consentire al più presto l’avvio delle bonifiche dei siti industriali e la rimozione dell’amianto dagli edifici ancora contaminati, attraverso l’attuazione di quanto previsto nel piano nazionale stesso. Un primo passo utile sarebbe lo stanziamento di circa 20 milioni di euro, da attuare con il sistema degli incentivi per la sostituzione eternit/fotovoltaico, che porterebbe alla bonifica di oltre 10 milioni di metri quadri di coperture in cemento amianto». (Per leggere l’articolo per intero: http://www.greenreport.it/news/rifiuti-e-bonifiche/amianto-in-italia-ancora-32-milioni-di-tonnellate-e-una-scomoda-verita/)

Sappiamo che solo a Casale Monferrato ci sono stati migliaia di morti per la faccenda dell’amianto. Mi sono trovato personalmente (anche se poi ho rifiutato l’incarico) a dover smantellare amianto che si trovava sopra il tetto del famosissimo ospedale Molinette di Torino, è una storia vecchia ormai non ci sarà già più da anni, ma è solo per farvi capire che l’amianto è presente praticamente dappertutto, in stabili datati. Sono quasi certo di aver tagliato amianto (molto ingenuamente) da una grande terrazza che apparteneva ad una famosa compagnia telefonica. Ricordo di aver utilizzato quella taglia asfalto per parecchio tempo, e di aver rotto almeno un paio di dischi 😉 (costano parecchio) facendomi richiamare dal quel simpaticone che gestiva il lavoro. Non ho la certezza, eppure qualcosa mi dice che quel materiale granuloso di color grigiastro era amianto, e ne ho respirata parecchia di quella polvere. Be’, se morirò di cancro questa potrebbe essere una delle ragioni (fosse l’unica…). Ai tempi si lavorava senza fare troppe domande, la cosa più importante era il guadagno. Tuttavia, ricordo che almeno in un paio di circostanze mi rifiutai (di rimuovere eternit), almeno quando ne ero consapevole evitavo a costo di andare a casa perdendo la giornata (non mi passavano protezioni adeguate). Anche di questa cosa molti ne sono all’oscuro, ma non avete idea di quanti lavoratori sono stati esposti all’insaputa a diversi veleni. C’è molta ignoranza in quel campo… la gente muore e non sospetta neanche quali siano le vere cause.

Riguardo ai siti nucleari…

La Regione Piemonte ospita sul proprio territorio tre siti nucleari presso i quali hanno sede quattro impianti rappresentativi di tutto il ciclo del combustibile nucleare: impianto ex FN-SO.G.I.N. di Bosco Marengo, impianto EUREX-SO.G.I.N. di Saluggia, Deposito Avogadro di Saluggia e Centrale Nucleare “E. Fermi”-SO.G.I.N. di Trino.

Inoltre, presso il sito di Saluggia, ha sede il complesso industriale Sorin presso il quale sono state svolte in passato attività di produzione di radiofarmaci, di ricerca in campo nucleare e di raccolta di rifiuti radioattivi.

A seguito del referendum del 1987 gli impianti FN di Bosco Marengo, EUREX di Saluggia e la Centrale Nucleare “E. Fermi” di Trino hanno cessato le loro attività produttive. Tra il 1999 e il 2005 le rispettive licenze di esercizio sono state trasferite a SO.G.I.N., società deputata a gestirne la disattivazione.

Il Deposito Avogadro S.p.A. – società del gruppo Fiat – gestisce tutt’ora le attività di stoccaggio del combustibile nucleare irraggiato per il quale sono in corso le operazioni di trasferimento all’impianto di riprocessamento di La Hague (F).

Pur avendo cessato la produzione, presso gli impianti sono in atto attività legate alla loro gestione in sicurezza ed alle prime operazioni di decommissioning o propedeutiche ad esso. Queste attività possono produrre un impatto ambientale di tipo radiologico che, seppure non comparabile con quello relativo alla fase di esercizio, non può essere trascurato.

siti nucleari piemonte

E’ opportuno inoltre ricordare che:

  • tutti gli impianti piemontesi ospitano depositi temporanei di stoccaggio di rifiuti radioattivi solidi e, nel caso dell’impianto Eurex di Saluggia, anche di rifiuti liquidi derivanti dall’esercizio pregresso. In particolare in Piemonte è stoccata la maggiore quantità di rifiuti radioattivi a livello nazionale.
  • il Piemonte continua a detenere anche la maggiore quantità di combustibile nucleare irraggiato a livello nazionale – stoccato presso il Deposito Avogadro di Saluggia e presso la Centrale “E. Fermi” di Trino – per il quale è iniziata nel 2011 la campagna di trasferimento  all’impianto di La Hague (F) per il riprocessamento.

Questo articolo può leggerlo chiunque su http://www.arpa.piemonte.it/approfondimenti/temi-ambientali/radioattivita/siti-nucleari

Inoltre, anche su dionidream.com trovate informazioni molto interessanti (http://www.dionidream.com/piemonte-radiattivo-contiene-oltre-il-72-delle-scorie-radioattive-italiane/).

Quello che segue è una parte di vecchio articolo tratto dal sito accademiadelmonferrato.com solo per farvi notare cosa può capitare (o capita ogni tanto).

È stata scoperta dall’Arpa una nuova contaminazione radioattiva nei pressi del comprensorio nucleare di Saluggia. Dopo avere contaminato la falda superficiale, pare che questa volta la radioattività sia stata riscontrata nel sottosuolo, a oltre due metri di profondità, a causa della perdita di una condotta di scarico del deposito Avogadro, a soli 200 metri dalla Dora Baltea.
«Nel deposito di Saluggia sono stoccate decine di barre di combustibile nucleare, due terzi dei rifiuti radioattiovi di tutt’Italia – spiega Gian Piero Godio, responsabile energia Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – Bisogna al più presto chiudere i depositi, il nucleare di Saluggia fa acqua da tutte le parti. Questi siti sono insicuri e i fatti lo dimostrano: dopo aver già contaminato la falda superficiale, ora la contaminazione è stata riscontrata nel sottosuolo e non va dimenticato che a valle, a meno di due chilometri, proprio nel senso in cui scorre la falda acquifera, si trovano i pozzi del più grande acquedotto del Piemonte, che serve oltre 100 comuni».

La relazione presentata dall’Arpa il 18 novembre scorso, riferita a quest’ultimo incidente, riporta che nella condotta di scarico degli effluenti radioattivi, all’esterno dei siti nucleari, negli ultimi 200 metri prima di arrivare alla Dora Baltea, si è avuta evidenza visiva della perdita della condotta, ed il terreno prelevato ha mostrato una contaminazione radioattiva di parecchie migliaia di Becquerel al chilogrammo. Valore non drammatico, ma tale da far considerare il terreno stesso come “rifiuto radioattivo”.

Anni a dietro inserivo un video del 2009 preso da YouTube che mostrava come la radioattività fuoriusciva dalle pietre di granito del marciapiede che si trovano davanti il Politecnico di Torino https://www.youtube.com/watch?v=2wL9DLsXvKU

Questo è ciò che intendo quando mi domando se conviene vivere in Piemonte. Sembra che siamo circondati dalla morte; rifiuti nucleari, amianto, inceneritori e pesticidi. Poi ci domanda perché ogni anno muore tutta questa gente di cancro…

Il problema dei pesticidi…

Pesticidi ed erbicidi, rischio per l’agricoltura e l’ambiente del Piemonte. È il titolo di un articolo pubblicato sempre su greenreport.it che però, pare stiano cercando di “sistemare” le cose.

Dalla tappa a Cuneo del Treno Verde, dedicato quest’anno all’agricoltura e all’alimentazione in vista di Expo Milano 2015, arriva la richiesta di «Ridurre da subito il più possibile l’uso dei pesticidi e offrire agli agricoltori ricerca, assistenza tecnica e formazione sui metodi di agricoltura biologica». Legambiente rilancia così l’allarme del recente rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) sull’incremento di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee. «In Piemonte – ricordano sul Treno Verde – la presenza di pesticidi è stata riscontrata nell’86,1% dei punti e nel 41,3% dei campioni investigati nelle acque superficiali e nel 57,1% dei punti e nel 41,1% dei campioni delle acque sotterranee».

Gli ambientalisti riconoscono che «L’agricoltura italiana in questi anni, nel quadro della scelta di “qualità” che è l’unica che può garantire la sopravvivenza stessa degli agricoltori, ha fatto importantissimi sforzi per la diminuzione dell’uso dei pesticidi». Ma ricordano: «Anche se la vendita di pesticidi è calata del 10%, la contaminazione continua purtroppo ad essere diffusa e cumulata, stando agli ultimi dati diffusi dall’Ispra. C’è, quindi, ancora molto lavoro da fare per fare in modo che sulle nostre tavole non arrivino prodotti dannosi sia per la salute umana che per l’ambiente».

Se vuoi leggere l’articolo per intero: http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/pesticidi-ed-erbicidi-rischio-per-lagricoltura-e-lambiente-del-piemonte/

Dovrei parlare anche degli inceneritori che vanno ad aggiungersi a questo disastro ambientale per noi poco salutare, ma ne ho già parlato altre volte su coscienza-universale (se sei curioso/a esegui una ricerca). Aggiungo solo quanto non viene detto; ovvero, che tutte le persone che abitano in un raggio di circa 30 km non sono al sicuro per la salute. Mi dispiace perché non posso inserire la fonte, a sostenerlo era un esperto francese che lavorava nel settore, il video era presente su YouTube credo almeno 4 o 5 anni fa, ho provato a cercarlo ma l’unica parola che mi viene in mente è incinerateurs (inceneritori in francese), ma non lo vedo. Si trattava comunque di un’intervista con sottotitoli in italiano, ma è inutile parlarne dato che non posso mostrare le prove. Ad ogni modo quanto affermava l’intervistato era scioccante, forse per questo è stato rimosso (credo). Non sono un esperto ma se le affermazioni del tizio sono vere gli inceneritori andrebbero costruiti in luoghi molto isolati e non a poche centinaia di metri dalle abitazioni.


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