Alcol vs Cervello: Riduzione ippocampo secondo una ricerca per la nostra salute cerebrale

Non tutti sanno che consumare grandi quantità di alcol in tempi relativamente brevi può causare danni irreversibili al cervello.

L’alcol brucia il cervello

Molti giovani che bevono grandi quantità di alcol, che sia per divertimento, per moda, per sballarsi o semplicemente per sentirsi più sicuri di se, non sanno che a 60 anni potrebbero ritrovarsi con una parte del cervello chiamata ippocampo ridotta del 20%.

A sostenerlo sono un’equipe di scienziati statunitensi che hanno condotto una ricerca concentrata sui giovani. Gli scienziati hanno sottolineato che i più esposti ai rischi delle “bevute compulsive” (binge drinking), siano principalmente i giovani. Hanno anche specificato che bere di tanto in tanto una birra o un superalcolico non è causa di danni irreparabili, ma bere in eccesso, secondo la dottoressa Chitra Mandyam, causa la degenerazione irreversibile dell’ippocampo, un area essenziale per la memoria.

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Il direttore de l’ Osservatorio Nazionale Alcol, Emanuele Scafato, afferma che bere troppo uccide il cervello. Questo studio è una importante conferma di qualcosa che si era già visto per via indiretta su adolescenti.

Ricerche condotte negli USA anche da italiani hanno mostrato, attraverso la risonanza magnetica, che il cervello dei giovanissimi che praticano il binge-drinking ha una volume ridotto soprattutto a livello dell’ippocampo, una riduzione del 10-20% di questa zona, influisce sulla capacità di orientamento e memoria, che si manifesterà in modo dirompente quando questi giovani avranno 60-65 anni.

Risonanza magnetica eseguita a due individui di 43 anni, il primo non è un bevitore accanito, l’altro è un alcolista

Ippocampo

L’ippocampo è la regione dell’apprendimento e della memoria, è la sede in cui si formano i ricordi.

I risultati dei due studi dimostrano che la perdita progressiva dei neuroni è tanto più pronunciata quanto più lungo è il periodo di abuso, mentre la perdita delle cellule gliali è un evento precoce, indipendente dal periodo di dipendenza, potrebbe essere un fattore predisponente la riduzione dei neuroni (visto che le cellule gliali ne coordinano le molteplici attività) e quindi potrebbe rendere vulnerabili i soggetti prima ancora che diventino alcolisti.

La perturbazione di questo connubio sfocia in comportamenti impulsivo-compulsivi che compromettono la socialità degli individui.

La riduzione del volume dell’ippocampo nei forti bevitori spiegherebbe l’alterazione della memoria e delle capacità cognitive.

Ancora non è chiaro se questi eventi siano reversibili, è difficile valutare gli effetti dell’alcol in altre aree cerebrali a causa dell’elevato numero di connessioni nervose dell’ippocampo, inoltre sono necessari ulteriori studi per allargare il consenso.

Effetti dell’alcol sui neuroni

Gli esperti dello Scripps Research Institute di La Jolla hanno dato una bevanda alcolica, camuffata con succo di agrumi (come le bevande alcoliche aromatizzate – chiamate alcopop – che spesso segnano l’iniziazione dei giovani all’alcol), a un gruppo di giovani macachi che potevano berne a piacimento per un’ora al giorno. Dopo 11 mesi di binge drinking nell’ippocampo si osserva diminuzione delle cellule staminali neurali e degenerazione di neuroni.

Effetti devastanti e irreversibili


L’organismo dei giovani non è ancora in grado di metabolizzare l’alcol (questa capacità si sviluppa, grazie a un enzima, solo intorno ai 20-21 anni). L’alcol, quindi, è libero di circolare nel loro organismo”, spiega, e andare nel cervello a fare danni. Infatti l’alcol, precisa Scafato, è una sostanza ‘lipofila’, cioè ama il grasso (non a caso viene usato come ‘rimedio della nonna’ per togliere macchie di grasso). “Poiché le membrane cellulari sono fatte quasi interamente di grassi – continua Scafato – quando l’alcol arriva nel cervello distrugge i neuroni e, ciò che è peggio, le staminali neurali, concentrate nell’ippocampo”. I giovanissimi che iniziano col bere gli alcopop (bibite alcoliche appositamente sviluppate dalle industrie per catturare i teenager ed iniziarli all’alcol) e che poi si ritrovano a praticare il binge-drinking al sabato sera vanno incontro, quindi, allo stesso destino visto nel cervello dei macachi.

L’alcol nel nostro corpo

Il viaggio dell’alcol attraverso l’organismo comincia dallo stomaco, dove è assorbito lentamente e continua nell’intestino, dove l’assorbimento è più rapido.

L’alcol è una piccola molecola idrosolubile: la maggior parte dei tessuti dell’organismo, tra cui il cuore, il cervello, i muscoli, viene esposta alle stesse concentrazioni presenti nel sangue.

Fa eccezione il fegato, dove la concentrazione di alcol è superiore perchè arriva direttamente dallo stomaco e dall’intestino attraverso la vena porta.

La concentrazione di alcol nel sangue dipende da diversi fattori: sesso, mole dell’individuo, fase del ciclo mestruale (è maggiore durante la fase premestruale e l’ovulazione), tipo di bevanda, precedenti bevute, contemporanea assunzione di cibo o di farmaci che ne aumentano l’assorbimento.

Assunto a stomaco vuoto, l’alcol raggiunge una concentrazione massima dopo un’ora.

E’ nota la minore resistenza all’alcol da parte delle donne dovuta a un ridotto volume del sistema circolatorio femminile e a bassi livelli di alcol deidrogenasi, l’enzima che metabolizza l’alcol prima che questo sia assorbito.

Il consumo di alcol da parte dei forti bevitori rappresenta un carico metabolico imponente: bere mezza bottiglia di whisky equivale ad ingerire 500 g di aspirina oppure 1.2 kg di antibiotico.

Un lavoro metabolico eccessivo che provoca gravi danni al fegato e ai reni.

Si assume alcol per provare piacere, per essere euforici, per avere un comportamento disinibito.

Tuttavia, queste sensazioni di eccitazione sono fulminee, scompaiono in poco tempo, lasciando prevalere situazioni spiacevoli, che possono arrivare fino a comportamenti aggressivi, alterazioni del linguaggio, instabilità, perdita di coscienza.

Anche tra i giovani italiani si sta diffondendo un comportamento da tempo presente nei Paesi del Nord Europa, il binge drinking, cioè l’abitudine a consumare quantità eccessive di alcol (6 o più bicchieri) in una sola occasione.

Le stime che si leggono nell’ultimo rapporto ISTAT non sono per nulla confortanti: nell’Italia nord-occidentale, l’11.3% dei giovani di 11 anni si è ubriacata più di 12 volte nell’anno.

Quando il consumo di alcol diventa abuso crea dipendenza: questa piccola molecola assume le sembianze di un killer che intossica l’organismo, generando conseguenze gravi per sé stessi e per gli altri, sbriciolando i legami familiari e i rapporti sociali.

Ben altro viaggio merita di conoscere l’inquietudine dell’adolescenza.

Fonti: Health Line – National Institute of Health – Associazione Alcolisti Anonimi – ISTAT – L’uso e l’abuso di alcol in Italia – Alcoholism Clinical and Experimental Research

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