Alcuni farmaci e sostanze che danneggiano il fegato

Alcuni farmaci e sostanze che danneggiano il fegato favorendo la produzione di calcoli

La terapia ormonale sostitutiva (TOS) e le pillole contraccettive

Nelle donne il rischio di sviluppare calcoli epatici è quattro volte superiore rispetto agli uomini, soprattutto in quelle che hanno utilizzato o utilizzano pillole anticoncezionali o terapie ormonali sostitutive (TOS). Secondo una ricerca medica, i contraccettivi orali e altri estrogeni raddoppiano la possibilità che le donne sviluppino calcoli biliari: l’ormone femminile, l’estrogeno, contenuto nelle pillole contraccettive e nei sostituti ormonali, aumenta infatti il colesterolo biliare e diminuisce la contrazione della colecisti.

Di conseguenza, l’estrogeno può essere responsabile non solo della formazione di calcoli biliari nel fegato e nella colecisti, ma anche di molte altre patologie causate da una ridotta funzionalità degli stessi organi. Precedenti ricerche mediche hanno puntato il dito anche contro il progesterone contenuto nei farmaci per la TOS come causa dello sviluppo di calcoli.

Le donne che vanno in menopausa possono alleviare i sintomi a essa associati sottoponendosi a una serie di lavaggi epatici: il miglioramento dell’attività epatica e l’aumento della produzione di bile, in particolare, possono impedire e addirittura invertire il processo di osteoporosi e altri disturbi alle ossa/articolazioni se si seguono anche una dieta e uno stile di vita equilibrati.

Altri farmaci

I farmaci prescritti ai pazienti per diminuire i grassi contenuti nell’organismo (lipidi) compreso il clofibrato (Atromid-S) o farmaci simili per ridurre il livello di colesterolo, in realtà aumentano le concentrazioni di colesterolo nella bile e quindi anche il rischio di calcoli. Questi farmaci diminuiscono effettivamente i livelli di grassi nel sangue, tuttavia un alto livello di lipidi in esso implica di fatto una carenza di queste sostanze, che restano intrappolate nel sangue quando sono impossibilitate ad attraversare le membrane capillari, lasciando quindi sguarnite le cellule. Se si abbassa il livello dei lipidi con dei farmaci, le cellule del corpo restano prive di grassi e rischiano una grave degenerazione.

L’octreotide, un farmaco delle nuove generazioni di “statine”, impedisce alla colecisti di svuotarsi dopo un pasto ricco di grassi, lasciando una grande quantità di bile che dà origine a calcoli. I pericoli implicati in tale metodo di intervento medico sono ovvi: essi sono ben più seri dell’aumento dei livelli di grassi nel sangue (contrariamente a quanto comunemente ritenuto, non esistono a tutt’oggi prove scientifiche che dimostrino che una patologia cardiaca sia causata da elevate quantità di grassi nel sangue).

Secondo diversi studi pubblicati su varie riviste mediche fra cui Lancet, esistono determinati antibiotici che possono causare la formazione di calcoli biliari: uno di questi è il ceftriaxone, utilizzato nella cura delle infezioni del tratto respiratorio inferiore, nelle infezioni cutanee e del tratto urinario, nelle malattie infiammatorie pelviche, nelle infezioni alle ossa e alle articolazioni, e nella meningite. Allo stesso modo, i farmaci antirigetto somministrati ai pazienti che hanno subito un trapianto renale o cardiaco aumentano la probabilità di formazione di calcoli biliari. Inoltre, i tiazidi, pillole diuretiche utilizzate per controllare la pressione alta nel sangue, possono provocare malattie della colecisti in pazienti già sofferenti di calcoli biliari. E ancora, secondo quanto affermato da una ricerca pubblicata sul Journal of Perinatology, i bambini che assumono furosemide (Lasix) per la cura dell’ipertensione e degli edemi hanno maggiori probabilità di sviluppare i calcoli biliari, mentre le prostaglandine (anch’esse usate per curare l’ipertensione) non hanno meno effetti collaterali.

Tutti i farmaci sono tossici per natura e richiedono una detossicazione da parte del fegato. Tuttavia, una funzione epatica indebolita consente a molte sostanze chimiche velenose di penetrare nella bile, alterando l’equilibrio naturale dei suoi costituenti e portando allo sviluppo di calcoli biliari nel fegato e nella cistifellea. Vale la pena di ricordare che le scoperte sopra menzionate si riferiscono solo a calcoli biliari nella colecisti e non rivelano la gravità del danno che questi farmaci possono causare al fegato stesso. Se i farmaci sono in grado di formare alcuni calcoli biliari all’interno della cistifellea, possiamo supporre che essi producano centinaia, se non migliaia, di altri calcoli nei dotti biliari epatici. Ho osservato personalmente svariate volte che i soggetti sottoposti a cure di farmaci in passato presentano molti più calcoli biliari dei pazienti che non ne hanno assunti affatto.

Le cure sintomatiche presentano sempre il conto alla fine: l’indebolimento delle funzioni epatiche di base. E’ molto più facile e curativa la rimozione di tutti i calcoli biliari, il ripristino dei valori ematici normali, il miglioramento della digestione e la rimozione dei prodotti di scarto, piuttosto che la soppressione dei sintomi di qualsiasi malattia. I sintomi non sono la malattia, indicano solo che l’organismo sta cercando di salvarsi e di proteggersi: evidenziano il bisogno del corpo in termini di attenzioni, sostegno e cura. Trattare la malattia come se fosse un nemico, mentre in realtà rappresenta un tentativo di sopravvivenza, equivale a sabotare le capacità di guarigione del corpo e a gettare i semi per malattie future.

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Avvelenamento da fluoruro

Non essendo in grado di scomporre il fluoruro, il fegato cerca di mandare questa sostanza chimica velenosa nei dotti biliari, che rappresentano l’unica alternativa per liberarsene. Questo produce la loro congestione e numerosi altri disturbi. Negli Stati Uniti e in molti altri paesi il fluoruro viene aggiunto al 60% dell’acqua potabile, ed è presente in numerosi prodotti, fra cui gli alimenti a base di soia, i dentifrici, le pastiglie e le gocce al fluoro, la gomma da masticare al fluoro, il t`e, i vaccini, i prodotti per la casa, il sale o il latte addizionati di fluoro, gli anestetici, i materassi che rilasciano gas di fluoro, il teflon e gli antibiotici. Lo si trova anche nell’aria e nelle acque freatiche inquinate. A causa della dimostrata alta tossicità di questo elemento, nell’agosto 2002 il Belgio è stato il primo paese al mondo a vietare gli integratori a base di fluoro.

Il professor Albert Schatz, Ph.D. (microbiologia), scopritore della streptomicina e vincitore del premio Nobel, ha dichiarato: ≪La fluorurazione. . . è la più grande frode mai perpetrata, e quella che ha colpito più persone di qualunque altra≫. Fortunatamente il 98% dell’Europa occidentale (fra cui Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) ha rifiutato la fluorurazione dell’acqua. Ricerche approfondite hanno dimostrato che i tumori degli animali da laboratorio sono il diretto risultato dell’ingestione di fluoruro; da altri studi condotti su animali è emerso che il fluoruro si accumula nella ghiandola pineale, dove interferisce con la sua produzione di melatonina, un ormone che aiuta a regolare l’inizio della pubertà, le funzioni tiroidee e vari altri processi fisiologici fondamentali. Negli esseri umani si è scoperto che il fluoruro è causa di artrite, osteoporosi, fratture dell’anca, cancro, sterilità, morbo di Alzheimer e danni cerebrali.

Fino agli anni Cinquanta i medici europei usavano prescrivere il fluoruro per la cura dell’ipertiroidismo (iperattività della tiroide). La dose quotidiana di fluoruro assunta dalle persone che vivono in comunità in cui l’acqua viene addizionata di fluoro è di gran lunga superiore a quella che è risultata necessaria per ridurre la tiroide. A causa della fluorizzazione, oggigiorno milioni di persone soffrono di ipotiroidismo (ipofunzionalità della tiroide) e questo è uno dei problemi di salute più diffusi negli Stati Uniti. Attualmente oltre centocinquanta sintomi possono essere ricondotti all’ipotiroidismo e quasi tutti sono in relazione con quelli dell’avvelenamento da fluoruro. Fra i sintomi di ipotiroidismo vi sono la depressione, le vertigini, l’affaticamento, l’aumento di peso, i dolori muscolari e articolari, la perdita dei capelli, il mal di testa, l’emicrania, il fiato corto, i problemi gastro-intestinali e mestruali, la pressione sanguigna instabile, l’aumento dei livelli di colesterolo, le allergie, l’insonnia, gli attacchi di panico e gli sbalzi d’umore, il battito cardiaco irregolare e l’insufficienza cardiaca congestizia. Molti adulti e bambini in India e in altri paesi in via di sviluppo sono menomati e hanno i denti rovinati a causa dell’intossicazione da fluoruro dovuta all’inquinamento industriale.

Per aiutare l’organismo ad affrontare le malattie causate dal fluoruro, compreso l’ipotiroidismo, è importante ripulire i dotti biliari epatici, evitando i prodotti a base di fluoro, e usare un sistema di filtraggio dell’acqua che elimini il fluoruro. La distillazione e l’osmosi inversa sono efficaci nell’eliminazione del fluoruro (e delle sostanze contaminanti). Per apparecchiature di filtraggio più perfezionate potreste aver bisogno di contattare un installatore locale di filtri per l’acqua o consultare il mio libro Timeless Secrets of Health and Rejuvenation.

Il boro è un elemento che rimuove il fluoruro dall’organismo e la sua forma più assorbibile è il boro ionico. Una dieta decongestionante adeguata al proprio tipo di organismo, sonno e abitudini alimentari regolari, nonché delle condizioni di vita prive di stress, sono essenziali per ristabilire la salute.

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