Circuiti del dolore: origine e blocco delle sensazioni

Potrebbe sorprendere scoprire che i neuroni del dolore non si trovano nel cervello e neppure nel midollo spinale, dove invece risiedono i neuroni motori che inoltrano i comandi ai muscoli. I neuroni del dolore sono schiacciati tra le vertebre della colonna vertebrale, la quale progredisce in una serie di protuberanze giù verso il centro della schiena. Nello spazio tra ogni osso della colonna vertebrale c’è una sacca contenente i neuroni del dolore. Ve ne è una su ogni lato della colonna vertebrale, in ogni segmento dell’articolata spina dorsale. Nei quadrupedi vi è ampio spazio per una piccola sacca di neuroni del dolore nascosta tra ognuna delle giunzioni vertebrali; nell’evoluzione verso la posizione eretta, tuttavia, le vertebre dell’uomo, si sono impilate in verticale, andando a comprimere il disco elastico che riveste le ossa della colonna spinale.

Rispetto alla robusta colonna vertebrale degli animali a quattro zampe – i cavalli per esempio – la nostra colonna vertebrale si è arcuata con una lieve curvatura ad S, creando dei flessi nella parte inferiore della schiena e nel collo. Sono questi i punti vulnerabili in cui proviamo più facilmente dolore al collo e alla schiena e rappresentano il peso che dobbiamo sopportare per aver scelto le mani al posto degli zoccoli. Molti di noi soffrono di dolori in queste due aree a seguito di un’ernia o di una compressione del disco che va a schiacciare le sacche di neuroni del dolore tra le ossa della schiena. Il dolore è tanto straziante quanto dannoso. Le cellule nervose schiacciate si infiammano e per tutta risposta innescano una raffica di impulsi nervosi. Alcune cellule nervose inoltre perdono i loro assoni danneggiati e muoiono.

circuiti dolore neuroniLe cellule nervose all’interno di queste sacche sono singolari. I loro corpi cellulari sono sfere cristalline simili a palloncini riempiti di gel. I neuroni del dolore non posseggono dendriti ma un sottile filamento assonico si protende da ogni palloncino e, intrecciato insieme ai filamenti di altri neuroni sensoriali, passa attraverso i nostri nervi fino a raggiungere la pelle o i muscoli. Qui le minuscole terminazioni nervose si sfrangiano e si specializzano all’interno di microscopici organi di senso che percepiscono le sensazioni del tatto, della pressione, del calore e del freddo, rilevano le sostanze chimiche irritanti e quelle rilasciate dalle cellule epiteliali quando vengono danneggiate da eritemi, abrasioni o tagli.

Attraverso queste. minuscole terminazioni numerosi aspetti del mondo entrano nella nostra mente: la consistenza setosa del velluto o del raso, la spalla di una persona amata o il pelo di un cagnolino, la ruvidità della sabbia, del pietrisco, della corteccia e della roccia. Il fresco improvviso della brezza serale, il marmo gelido e il ghiaccio, il calore sui palmi distesi, i raggi caldi del sole che spuntano da una nuvola e l’asfalto rovente sotto i piedi nudi in estate. La secca fragilità di una foglia autunnale e l’ eccessiva umidità di un freddo ruscello. L’universo che si apre quando la punta delle nostre dita tocca la pelle di qualcun altro, la solida fermezza di una stretta di mano, l’emozionante intimità del tenersi per mano, il calore umido e soffice di un bacio delicato. Sono i neuroni che ci donano le sensazioni, siano esse piacevoli o dolorose.

Questi sensori nervosi tengono sotto controllo anche l’interno dei nostri corpi. Alcuni di essi fanno arrivare i propri assoni fino ai muscoli, dove le terminazioni si attorcigliano a spirale attorno alle singole fibre muscolari, ricoprendole come viti rampicanti. I piccoli viticci percepiscono lo stiramento e la tensione delle nostre fibre muscolari, segnalando alla porzione inconscia del cervello le informazioni più importanti circa la tensione e la posizione di ogni muscolo del nostro corpo. Senza questa delicata e complessa percezione inconscia non potremmo muoverci né tanto meno stare in piedi bilanciando il peso sulle due gambe.

Ogni neurone di uno specifico sacco neurale sensoriale ha una sua ben definita area di influenza. I neuroni che si dipartono da ogni sacco tra le vertebre tengono sotto controllo una stretta fascia di pelle e muscoli, dividendo il corpo dalla testa ai piedi in fasce che potrebbero ricordare la striatura del serpente reale. Quando lesioniamo uno dei nostri sacchi neurali le strisce sensoriali rivelano una sorta di fascia di insensibilità; nel caso del dolore cronico si tratta invece una striscia di ipersensibilità e dolore. Tempo fa, un sacco neurale compresso tra le vertebre del mio collo tracciò una invisibile striscia di dolore paralizzante e formicolante all’interno di una fascia che tagliava in tutta la sua lunghezza il mio muscolo pettorale, scendeva attraverso il tricipite del braccio destro e arrivava a rivestire l’anulare e il mignolo della mia mano come un guanto invisibile ma ben definito.

Ogni cellula nervosa globulare invia anche un altro assone nel midollo spinale. I neuroni sensoriali hanno quindi due assoni, come se fossero due braccia: una si estende verso la periferia dove le sue dita reagiscono alla stimolazione, l’altra penetra nel midollo spinale dove segnala quanto ha rilevato. Gli assoni penetrano nella parte superiore del midollo spinale (superficie dorsale) dando in questo modo ai neuroni sensoriali il nome di ganglio delle radici dorsali (DRG: Dorsal Root Ganglion). Le parti destra e sinistra del nostro corpo sono speculari, pertanto abbiamo un sacco neurale del ganglio delle radici dorsali nel lato destro e nel lato sinistro del midollo spinale tra ognuna delle protuberanze della colonna vertebrale.

Gli assoni che entrano nella superficie dorsale della colonna comunicano poi attraverso le sinapsi con i neuroni all’interno del midollo (la colonna vertebrale è la spina dorsale che protegge il midollo spinale. Il midollo spinale è un’estensione del tessuto cerebrale che corre come una corda giù per la schiena all’interno di queste ossa. Come già menzionato, esso fa parte del sistema nervoso centrale,

SNC). I neuroni spinali sono collegati attraverso una catena di neuroni fino al lato opposto del midollo spinale. Le sensazioni provenienti dal lato destro del corpo sono incanalate verso il lato sinistro del midollo spinale; analogamente i comandi dal lato destro del cervello controllano il movimento degli arti nel lato sinistro del corpo. I neuroni del midollo spinale inviano poi gli assoni su fino al cervello. Dopo aver raggiunto il talamo, la scatola degli interruttori che permette alle informazioni di scorrere dentro e fuori la corteccia cerebrale, i neuroni trasportano i segnali del dolore alla corteccia cerebrale e ai centri di elaborazione emozionale del cervello, dove vengono percepite le sensazioni del dolore e associate le adeguate reazioni emotive.

Il dolore può essere bloccato rendendo inerti i neuroni del dolore della pelle, come fa il dentista quando inietta la novocaina nelle gengive. Questa sostanza blocca i canali ionici che provocano gli impulsi nervosi. Se non ci sono impulsi nervosi, nessun segnale di dolore raggiunge il midollo spinale e il dente può essere tranquillamente estratto.

Un’altra strategia per alleviare il dolore consiste nell’iniettare l’anestetico nella colonna vertebrale, come nel caso dell’iniezione epidurale (blocco epidurale) effettuata per garantire un travaglio indolore. I neuroni sensoriali presenti nel bacino della donna si attivano ancora con intensità ma i segnali vengono tagliati dall’anestetico che inonda gli assoni penetrando nel midollo spinale.

Bloccare il dolore in questo modo, a differenza di quanto accade con l’anestesia generale, offre anche il vantaggio di lasciare la donna cosciente di partecipare e di assistere al processo della nascita del bambino. Gli anestetici generali intorpidiscono anche i circuiti neurali nella corteccia cerebrale, rendendo le persone incoscienti.

Dire no al dolore: la marijuana

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