Salute: Casale Monferrato cimitero d’amianto

Salute: Casale Monferrato cimitero d’amianto

Casale Monferrato è stata colpita in questi anni da una pestilenza che nulla ha da invidiare a quelle medioevali, al vaiolo, alla peste bubbonica. Fino ad ora sono 1.700 le persone morte a causa dell’Eternit. Ogni anno si aggiungono 50/60 nuovi lutti. La fabbrica della morte è stata chiusa, ma aree cittadine e agricole devono ancora essere bonificate. I responsabili della fabbrica, ovviamente in libertà, sapevano e oggi vorrebbero comprare il silenzio delle amministrazioni con due euro. Forse ci riusciranno. E’ il solito schifo, la solita Italia. Ma quando riusciremo a dire basta, basta, BASTA?

Interventi dei cittadini di Casale Monferrato 1700 morti d’amianto
Buongiorno, siamo a Casale Monferrato, sono Luca Dainese e faccio parte del MoVimento Cinque Stelle. Siamo in Via Oggero. Qui c’erano i magazzini Eternit, adesso sono stati parzialmente demoliti e è il simbolo della lotta all’amianto la demolizione di questi magazzini. Come ha stabilito l’indagine del PM Guariniello 1700 persone sono già morte di questo male e tante altre ne moriranno nei prossimi anni.Qui abbiamo questa ringhiera con tante testimonianze della morte delle persone di Casale. In questo momento però voglio anche ricordare che a Casale abbiamo avuto molte più morti delle cifre dell’indagine ufficiale, in quanto negli anni 60 e 70 abbiamo avuto talmente tanti morti che non sono stati riconosciuti per la connivenza di tanti. Molte persone hanno dovuto subire questa onta di non avere potuto riconoscere la morte di propri familiari con la causa dell’amianto, per esempio mio nonno nel 1970 è morto di amianto e il referto medico ha parlato semplicemente di arresto cardio-circolatorio. Come mio nonno Antonio moltissime altre persone, quindi non sono 1700 ma tantissime altre. E’ una tragedia che ci porteremo avanti ancora per 30 o 40 anni, i medici dicono che questa è la realtà dei fatti. Ogni settimana a Casale muore una persona per mesotelioma pleurico o per mesotelioma o per malattie legate all’amianto. Persone che non hanno lavorato l’eternit, in quanto l’Eternit ha smesso di lavorare nel 1983/1984, quindi sono passati 30 anni ma lo sterminio continua e questo è veramente scandaloso in un paese civile. È una cosa che lascia attoniti. Casale è piagata, è distrutta. Tutta questa area era l’ex-area Eternit, migliaia di metri quadrati. Qui purtroppo, simbolo di rinascita, è stata costruita una scuola elementare, qua attorno è ancora pieno di onduline di amianto che pur essendo un materiale che pressato non è polverino allo stato puro, però negli anni si sfalda e queste onduline sono presenti ancora in questo quartiere, come in molte parti di Casale e sta perdendo i pezzi ormai, può provocare morti in futuro se la bonifica non avviene in breve tempo.

Cittadini e Istituzioni devono essere uniti
Sono Bruno Pesce, coordinatore per l’associazione dei famigliari vittime amianto, coordinatore della vertenza amianto, in particolare in questa fase siamo impegnati con il processo di Torino che è nei confronti dei due imputati, ultimi due proprietari della multinazionale Eternit, si sa che il 13 febbraio ci sarà la sentenza, di questo che è il più importante processo che riguarda le morti sul lavoro e le morti ambientali.
Noi siamo uniti con le organizzazioni sindacali C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L., abbiamo sempre avuto queste forti collaborazioni anche con le istituzioni, pur in molti momenti anche in fasi critiche, però anche con le istituzioni qui c’è stato un grosso lavoro sulle bonifiche, anche sul piano di rafforzare il fronte di cura e anche di ricerca per il mesotelioma e anche per la giustizia abbiamo avuto centinaia di cause individuali tanti anni fa dal 1980 in particolare in avanti, anche prima per fare riconoscere malattie professionali, siamo poi passati a altri processi importanti fino a questo.
Oggi siamo in presenza di una discussione che da alcune settimane ci impegna, impegna la popolazione di Casale, l’amministrazione, perché l’imputato svizzero dopo avere proposto delle transazioni ai singoli cittadini e singoli lavoratori, ha proposto già parecchie settimane fa, qualcuno dice mesi e mesi fa, un patto con l’Amministrazione Comunale di Casale, con il Sindaco, atto a corrispondere 18.300.000 Euro in cambio dal ritiro da questo processo come parte civile e anche da altri futuri procedimenti, senza più poter vantare alcuna richiesta, senza poter più scendere al fianco delle vittime anche nei prossimi procedimenti perché purtroppo abbiamo ancora circa 50 diagnosi di mesotelioma all’anno, l’80 % delle quali riguardano i cittadini. Noi siamo stati contrari, lo siamo ancora, abbiamo fatto parecchie manifestazioni fiaccollate, assemblee nostre, della nostra gente, di studenti, cittadini che hanno partecipato a migliaia e migliaia in queste settimane, perché? Perché l’Amministrazione Comunale rappresenta tutti, non è un singolo cittadino che risponde a sé stesso, ma risponde all’insieme della comunità e allora noi abbiamo questa netta, nettissima impressione che l’Amministrazione Comunale se non ci fosse stata una reazione così forte da parte della popolazione, avrebbe già accettato l’offerta di Schmidheiny, passando sopra ai principi morali, etici, ai valori della giustizia, quindi si è comportata come se Casale avesse avuto soltanto un danno economico, non ha capito, non vuole comprendere, non riusciamo a capire perché, forse per un pregiudizio culturale, politico, sociale, il significato di questa strage immane, enorme che è ancora in corso e che non è dovuta a una qualsiasi calamità naturale, ma a scelte criminali attuate con un cinismo che è effettivamente è agghiacciante, vi sono 1800 morti solo a Casale.
L’amministrazione rappresenta la città che è la più significativa nella lotta all’amianto nel nostro territorio, ma anche a livello più generale, a livello internazionale, quindi deve rispondere delle sue scelte in questo contesto, non in un altro, quindi per noi è molto importante che bisogna rimanere uniti e le istituzioni devono avere il dovere di essere uniti ai cittadini, alle famiglie che hanno sofferto e che stanno soffrendo, anche per essere più efficaci dopo la sentenza che non è tra 100 anni, è tra poche settimane, il 13 febbraio.

Dopo 30 anni lo sterminio continua
Sono Massimiliano Francia lavoro per il Giornale di Casale Monferrato e ho seguito il processo dalle fasi preliminari fino alla conclusione tecnica nel senso che la sentenza non è ancora stata emessa e la data fissata è il 13 febbraio. Il processo vede imputati lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Jean Louis De Cartier de Marchienne che è un nobile belga, sono imputatiin quanto la Procura li ha individuati come i veri responsabili della gestione degli stabilimenti eternit. Eternit aveva un migliaio di stabilimenti in 60 paesi del mondo, quello di Casale era il più grande d’Europa e è stato attivo per un’ottantina d’anni, da inizio 900 fino al 1986 quando è fallito, con un fallimento che secondo la Procura è stato un fallimento tecnico legato alla progressiva presa di coscienza e acquisizione della consapevolezza della pericolosità e quindi ai rischi che questa attività avrebbe avuto anche dal punto di vista poi delle responsabilità penali, personali e per i possibili risarcimenti dei danni causati. Per il processo siamo in attesa della sentenza che, se non ci sono colpi di scena, sarà emessa il 13 febbraio alla conclusione di un lungo percorso processuale condotto con mano fermissima, ma senza nulla sacrificare, almeno per giudizi di giornalista, non di giurista, per quanto riguarda la procedura e gli argomenti che dovevano essere affrontati per fare chiarezza su quella che è stata questa vicenda. I due imputati sono accusati di essere i veri responsabili di questa strage che ha causato l’Eternit. Le accuse sono da un lato le omissioni delle cautele che era necessario adottare all’interno della fabbrica, e quindi cautele antinfortunistiche, dall’altro quella più grave del disastro ambientale causato a un intero territorio. A ciò si aggiunge la consapevolezza che quello che stavano facendo avrebbe avuto conseguenze gravi perché, da quanto è emerso nel processo, fino da metà degli anni 50 era noto il nesso tra l’inalazione delle fibre di amianto e il tumore al polmone, mentre da metà degli anni 60 è stato assolutamente reso noto a livello internazionale da un convegno che si è svolto a New York nel 1964 e che era stato organizzato da un medico statunitense che si chiamava Irving Selikoff che l’amianto procurava tutta una serie di patologie, tra cui il mesotelioma, l’asbestosi ma anche altre forme di tumore alla gola, alle ovaie, è un cancerogeno ubiquitario. Erano pericolose anche le cosiddette esposizioni non professionali, ambientali, anche chi non lavorava l’amianto rischiava, aveva fatto notare come fosse pericolosa la pratica delle regalie, sacchi che contenevano fibre di amianto a dei vivaisti, dei floricoltori e aveva evidenziato già a quell’epoca quanto fosse lunga l’incubazione. Se non si muore di altro, prima o poi chi ha inalato fibre di amianto muore di una malattia causata dall’amianto, quindi sulla base di queste conoscenze in possesso della comunità internazionale, l’accusa sostiene che i dirigenti di questa multinazionale non potevano essere all’oscuro di quello che avrebbe comportato questo tipo di lavorazione e l’utilizzo di questo materiale, di lì il dolo. Poi c’è stata un’altra fase molto importante che è stato il reperimento di una serie di documentazione. Nel 1976 Stephan Schmidheiny fa questo convegno a Nois e informa tutti i dirigenti di quelli che sono i rischi legati alla lavorazione dell’amianto e un ex dirigente Leo Mittelhauser, uno dei massimi dirigenti di Eternit, aveva raccontato di essere stato sconvolto da queste informazioni e di avere smesso addirittura di fumare, perché era stata messa in evidenza anche la sinergia del fumo con l’amianto, il fatto che il fumo agisce da moltiplicatore del rischio. Quindi questa è un’altra prova del fatto, secondo l’accusa, che c’era consapevolezza, e poi una cosa molto importante è il materiale proveniente dal sequestro Bellodi, questo studio milanese di public relation che per 20 anni ha curato l’immagine, ma ha svolto una minuziosa campagna anche dopo che è stato chiuso lo stabilimento. Mentre erano attivi Eternit ha sempre avuto una meticolosa cura nella diffusione delle informazioni, c’era addirittura un manuale con domande e risposte che i dirigenti davanti nelle varie situazioni, se c’era il comitato di cittadini che si attivava, se c’era il giornalista o il sindacalista o l’avvocato, c’era un percorso preordinato e uno schema da seguire molto preciso nel fornire le risposte che dimostrano quanto si fosse a conoscenza dei problemi e con quale organizzazione venivano negate le conoscenze in merito. La vicenda della transazione è emersa quasi per caso, perché qualcuno ha parlato con un giornalista a Torino in aula senza sapere che fosse un giornalista, quindi è uscita questa transazione e di lì è iniziata questa dolorosa vicenda sociale che ha assunto proporzioni inconsuete. La fiaccolata di sabato scorso, questo corteo silenzioso che si è snodato per le vie del centro, ha portato a questa marcia di protesta silenziosa circa 3 mila persone, nessuno si ricorda di una vicenda di questo tipo, e la spiegazione è il fatto che quasi tutte le famiglie di Casale sono state toccate da questo problema perché le vittime sono circa 1.800, quindi ogni famiglia una croce. Questo fa sì che tutti i cittadini sentano il dovere civico di fare qualcosa, la cosa giusta in sostanza, questa partecipazione purtroppo non è stata incoraggiata, perché non sono stati utilizzati gli strumenti di partecipazione che avrebbero potuto essere utilizzati. Il Comune, a me quando è uscita la notizia della transazione, informalmente ha chiesto come vedevo la situazione. Io sinceramente non sono partito dal presupposto che a priori andasse in ogni caso evitata qualunque transazione, perché credo che si debba ragionare sulle vicende, però quello che mi sono sentito di dire era che era certamente una decisione da far comprendere alla città, da condividere e che il frutto di un’eventuale transazione andava vincolato alla bonifica e alla ricerca. Queste due cose purtroppo non ci sono state finora e questo è abbastanza difficile da far comprendere alla città. La firma della transazione significa che il Comune di Casale rinuncia a qualunque rivalsa per una cifra indubbiamente non congrua, non congrua perché soltanto per gli incentivi dei tetti a Casale che sono 600 mila metri quadrati sono 30 Euro a metro quadrato, sono 18 milioni, esattamente la cifra che è oggetto di transazione. Restano fuori le cose più pericolose, i polverini e per i polverini occorrerebbe veramente un impegno straordinario per non attendere che emergano, ma per cercarli e farli emergere perché il nesso tra la presenza del polverino e le malattie causate dall’amianto è ormai accertato, al punto che in molti casi si va a scoprire che c’è il polverino perché un cittadino si è ammalato, andando a vedere dove abitava o i posti che frequentava si trovano i siti contaminati dal polverino. Poi ci sono voci anche più onerose che non sono state mai prese in considerazione come quelle dei terreni contaminati che significa che laddove c’era questo materiale friabile, a causa di arature, a causa di lavori edili, ci sono comunque situazioni di pericolo, magari su migliaia di metri quadrati, partendo da un battuto di polverini di 20 metri quadrati, si possono contaminare 2 mila metri, anche queste sono situazioni andranno sanate prima o poi. Esistono queste situazioni a Casale, alcune sono state individuate! La cifra è evidente che non è sufficiente, credo che una transazione giusta avrebbe dovuto comportare prima di tutto una valutazione di ciò che era il danno materiale e poi, se si voleva fare una trattativa, si poteva farla sui danni non materiali, ma almeno assicurare alla città le risorse necessarie per arrivare a mettere la parola “fine” nel giro di qualche anno, non so di alcuni anni a questo rischio, che invece in questo caso non sappiamo fino a quando perdurerà. Facendo così si rinuncia nei confronti di Schmidheiny a qualunque risarcimento in futuro. Mi permetto di ricordare che lo stesso Comune nel momento in cui ha fatto la costituzione di parte civile chiedendo questa cifra che ha stupito tutti nell’aula a Torino di soli 30 milioni di Euro. Aveva detto che era un anticipo e che non precludeva la richiesta di risarcimento per tutte le altre voci di danno in una causa civile che sarebbe venuta dopo la causa penale, è vero perché tutti sono d’accordo sul fatto che ottenere l’esecutività della sentenza non sarebbe e non sarà facile, ma è anche vero che questa cifra è veramente molto bassa.
L’approccio del comune in questa vicenda è stato di dire che si è costituito come parte civile allo scopo di ottenere un risarcimento economico, che tecnicamente l’aspetto civile e quello penale sono separati. Dal punto di vista tecnico è un discorso corretto, non bisogna nascondersi perché non è giusto dire delle mezze verità, non bisogna nascondersi che la costituzione come parte civile di un ente istituzionale, ha la finalità di difendere gli scopi istituzionali di un ente e è stato, secondo me messo in evidenza che il Sindaco è la massima autorità sanitaria di un comune, quindi il danno morale che sussiste nella frustrazione delle finalità dell’ente è un danno che viene riconosciuto. A titolo di esempio si può ricordare che la Regione che si è costituita come parte civile nel processo della Thyssenkrupp e ha ricevuto un risarcimento di 937 mila Euro, 137 mila Euro come danno materiale e 800 mila Euro come danno morale, questo dà la misura, le proporzioni.
L’aspetto penale è vero che è separato, ma è anche vero che la tacitazione delle parti civili, delle parti offese è sempre motivo di attenuante e le parti offese, lo stesso Guariniello quando ha formulato la sua richiesta di pena, ha detto: “Non ho mai chiesto, nella mia carriera, il massimo della pena, chiedo 20 anni perché la strage compiuta da Eternit è una strage mai vista e quindi massimo della pena per una vicenda di eccezionale gravità.
La città che ha subito il maggiore danno e ha il maggiore numero di vittime e in tutto il mondo è riconosciuta come una città simbolo, proprio per la lotta che i cittadini hanno saputo la battaglia, la difesa dei propri diritti che in modo assolutamente apolitico, perché sapevano che dovevano rapportarsi con tutti i soggetti, altrimenti avrebbero limitato la portata della loro azione, ecco che in questa situazione, proprio la città maggiormente danneggiata faccia un accordo che riconosce delle attenuanti a quello che è vissuto come il carnefice, uno dei possibili, di coloro che sono imputati come carnefici di questa comunità, è una cosa che molti non condividono e non capiscono.

18 milioni non comprano la dignità
Oddone Mario ex commerciante perché ormai pensionato, socialista, stato Sindaco a Casale negli anni 80 e attualmente politico non di professione, si intende, politico per passione. Siamo intervenuti come gruppo, rappresento una lista civica chiaramente di estrazione socialista, Uniti per Casale che è da 4 legislature in Consiglio Comunale,

Il Serial Killer
Sono Giuliana Busto, la sorella di Piercarlo un ragazzo che è morto di mesotelioma pleurico a 33 anni, lui non aveva mai messo piede nella fabbrica, nessuno della nostra famiglia aveva mai avuto nessun rapporto con la fabbrica. Quando è morto immediatamente noi ci siamo attivati affinché questa morte non fosse inutile.

Per leggere l’intero articolo andare al seguente link beppe grillo

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