Notizie & Salute: Neuroplasticità e traformazione neuroni

Riprogrammando il del cervello: E’ stato scoperto che i neuroni possono trasformarsi

La neuroplasticità, la capacità del cervello di trasformare i suoi componenti, continua a sorprendere gli scienziati.

Gli scienziati di Harvard sono riusciti a riprogrammare i neuroni nel cervello, scoprendo che si trasformano in un altro tipo di cellule nervose.

La Neuroplasticità è la capacità del sistema nervoso di modificarsi in risposta a un stimoli interni o interni a sé stesso. Il sistema nervoso è infatti in grado di modificarsi e adattarsi a situazioni patogene o a traumi attraverso la modificazione dei rapporti sinaptici e la creazione di nuove connessioni o l’attivazione di connessioni prima inattive (fenomeno detto sprouting). Ancora, le funzioni svolte dai neuroni danneggiati possono essere prese in carico da altre aree cerebrali.

Se smettiamo di esercitare le nostre facoltà mentali non le perdiamo e basta: la parte di mappa cerebrale per quelle funzioni viene affidata ad altre che invece continuiamo a svolgere. Per contro, è possibile imparare cose completamente nuove in ogni momento della nostra vita.

In pratica il cervello non si comporta dissimilmente da un muscolo. Se lo eserciti diventa sempre più adeguato allo scopo per cui lo eserciti. Se non lo eserciti si atrofizza. Solo che il cervello è un muscolo multipotente, ovvero può assumere diverse funzionalità. Se non eserciti la tale funzionalità, quella zona viene utilizzata per altre.

Nella fattispecie dell’arrampicata, ma il discorso vale ovviamente per qualsiasi attività necessiti l’attivazione di raffinati schemi motori e programmazione spazio temporali di movimenti, è quindi possibile sviluppare aree del cervello altamente specializzate, vicine nella mappa cerebrale, in modo che i segnali non debbano percorrere
lunghi percorsi nel cervello.

Infatti le disposizioni topografiche delle mappe cerebrali emergono poiché molte delle nostre attività quotidiane implicano delle sequenze ripetute secondo un ordine fisso.

Quando raccogliamo un oggetto delle dimensioni di una mela o di una palla da tennis, normalmente prima lo afferriamo con il pollice e l’indice, quindi lo avvolgiamo progressivamente con le altre dita. Dal momento in cui pollice e indice toccano l’oggetto quasi sempre insieme, inviando simultaneamente al cervello i rispettivi segnali, le
mappe cerebrali del pollice e dell’indice tendono a formarsi insieme.

Avvolgendo l’oggetto con le altre dita, sarà il medio a toccarlo subito dopo, così la rispettiva mappa cerebrale tenderà a formarsi accanto a quella dell’indice e un po’ più lontano da quella del pollice. Ripetendo questa sequenza – pollice, indice, medio – migliaia di volte, la mappa del pollice si troverà accanto a quella dell’indice, che sarà a sua volta accanto a quella del medio, e così via.

La scoperta

Il principio della riprogrammazione di cellule differenziate del corpo è stato provato per la prima volta cinque anni fa, quando scienziati del Harvard Stem Cell Institute riprogrammarono cellule esocrine pancreatiche trasformandole in cellule che producono insulina.

Paola Arlotta e il suo gruppo di ricerca hanno mostrato che anche i neuroni possono essere riprogrammati. In particolare, gli scienziati hanno trasformato i neuroni callosali, che connettono i due emisferi del cervello, in neuroni motori corticospinali, una delle due popolazioni neuronali distrutte nella Sla. La riprogrammazione è stata ottenuta in giovani topolini mediante il fattore di trascrizione Fezf2, legato allo sviluppo di neuroni corticospinali nell’embrione.

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