Notizie & Salute: Scienziati riprendono studi sul virus H5N1

Il virus H5N1 non aspetta, si torna al lavoro.

Avevano annunciato una pausa di 60 giorni, e hanno fatto passare un intero anno. Adesso è il momento di riprendere le ricerche sulla trasmissione del virus H5N1, responsabile dell’epidemia di influenza aviaria che a partire dal 2003 ha ucciso 350 persone. Così la pensano i 40 firmatari di una lettera, pubblicata oggi contemporaneamente su “Nature” e su “Science”, in cui gli autori degli esperimenti che l’anno scorso hanno suscitato tante polemiche dichiarano l’intenzione di rimettersi al lavoro.

La complessa vicenda, ricostruita in una cronologia sul sito di Science, è iniziata con la scoperta che operando artificialmente poche mutazioni, il virus H5N1 diventa capace di trasmettersi tra mammiferi per via aerea. Lo hanno scoperto nel 2011, in due studi indipendenti, Ron Fouchier dell’Erasmus Medical centre di Rotterdam e Yoschihiro Kawoaka dell’University del Wisconsin, producendo un virus pericoloso come l’influenza aviaria e contagioso come un raffreddore stagionale.

Davanti a questi risultati, la comunità scientifica si è trovata a rispondere a una domanda non banale: i dettagli delle ricerche andavano resi pubblici o no? A destare preoccupazione era l’idea che il virus mutato potesse essere creato in laboratorio per fini terroristici. Chiunque, avvertivano gli esperti statunitensi di biosicurezza, avrebbe potuto seguire le istruzioni degli articoli come una ricetta di cucina. Non solo: cosa sarebbe successo se dai laboratori fosse accidentalmente “evaso” un virus così pericoloso?

Ma gli autori degli studi incriminati hanno difeso il loro lavoro, sostenendo che, al contrario, rappresentava un progresso nella direzione opposta: conoscere i meccanismi di trasmissione del virus è il solo modo per fronteggiare una sua eventuale mutazione e diffusione in natura. In questo senso, impedire la pubblicazione dei risultati poteva avere l’effetto contrario.

Un anno fa, in seguito a queste polemiche, gli scienziati hanno però deciso di sospendere gli esperimenti che prevedevano mutazioni del virus, stabilendo, con una dichiarazione resa pubblica nel gennaio 2012 un’interruzione di 60 giorni. L’idea era di usare questo tempo per informare l’opinione pubblica e permettere che i governi valutassero il modo in cui dovevano essere condotte le ricerche in laboratorio.

I tempi si sono poi dilatati. In febbraio la pausa è stata estesa fino a data da definirsi. Il National Science Advisory Board for Biosecurity, l’ente statunitense deputato alla biosicurezza, ha rallentato la pubblicazione dei due lavori in questione: l’articolo di Kawoaka è apparso solo a maggio, quello di Fouchier a giugno, e fino ad oggi ancora niente era stato stabilito sulle politiche da adottare.

Dopo mesi di stallo, gli autori delle discusse ricerche sulla trasmissione del virus H5N1 dichiarano che è ora di riprendere gli studi. I ricercatori avevano mutato il virus in laboratorio, fino a renderlo capace di trasmettersi da un furetto all’altro per via aerea. In questo anno di pausa i governi di alcuni paesi hanno stilato le norme che regoleranno la sicurezza degli esperimenti, e la comunità scientifica è pronta a ricominciare epidemiologia microbiologia politiche della ricerca medicina

Il virus H5N1 non aspetta, si torna al lavoroIl virus mutato in laboratorio negli esperimenti di Ron Fouchier. Inizialmente H5N1 non si trasmetteva per via aerea da un furetto malato a uno sano. Dopo alcune mutazioni, la trasmissione avveniva in tre casi su quattro.

Ora, spiegano gli scienziati nel nuovo intervento, le decisioni raggiunte in alcuni paesi consentono la ripresa delle sperimentazioni. “Nel frattempo, il virus continua ad evolvere in natura”, si legge nella comunicazione. “I ricercatori che hanno il permesso dei loro governi […] hanno la responsabilità, legata alla salute pubblica, di riprendere le ricerche”. Ricerche che, raccomandano i firmatari della dichiarazione, devono riprendere solo ed esclusivamente in quei paesi che nei mesi trascorsi hanno stilato le norme di sicurezza necessarie. Questo esclude, per il momento, anche gli Stati Uniti. Il livello di biocontenimento raccomandato dagli autori per i laboratori che si cimenteranno in esperimenti simili a quelli di Kawoaka e Fouchier è il biosafety level 3 (BSL-3+), anche se alcuni paesi potrebbero richiedere, come ha fatto il Canada, il BSL-4, il massimo livello di protezione.

L’editoriale di Nature che oggi accompagna la notizia muove due critiche alla comunità scientifica in merito alla vicenda: avrebbe tagliato fuori troppo spesso il pubblico dal dibattito, e avrebbe condotto un’analisi troppo qualitativa, difficile da trasformare in un bilancio rischi/benefici. L’anno di pausa però non è stato infruttuoso: ha contribuito a mettere in luce la mancanza di linee-guida su come gestire questi esperimenti, e ha attirato l’attenzione della comunità scientifica sulla necessità di valutare simili rischi.  (articolo di di Roberta Fulci)

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