Piante che assorbono formaldeide, benzene e altri inquinanti

Sappiamo tutti quanto incide l’inquinamento atmosferico sulla qualità della nostra vita, ma credo che pochi si preoccupano dell’inquinamento indoor, in particolare la qualità dell’aria che respiriamo all’interno delle nostre case.

L’esempio più eclatante di sorgenti di inquinamento indoor è il fumo di sigaretta. Se in un ufficio o in una stanza di medie dimensioni una persona accende una sigaretta i livelli di PM10 raggiungono in breve tempo (minuti) concentrazioni di 100 volte superiori rispetto a quelle tipiche delle nostre aree urbane più inquinate.

(PM = Particolato, 10 = diametro aerodinamico ovvero corrispondente al diametro di un’ipotetica sferetta di densità uguale a 1 g/cm3 ugualmente veicolata dall’aria, è uguale o inferiore a 10 µm, ovvero 10 millesimi di millimetro)

La stessa cosa, anzi amplificata, avviene per altri inquinamenti come le particelle ultrafini, il benzene, gli IPA e altri ancora.

Ma tutto ciò che brucia in ambiente indoor genera inquinamento potenzialmente dannoso. Qualsiasi tipo di cottura di cibi, per esempio, genera emissioni di inquinanti e la cucina è ovviamente l’ambiente dove si raggiungono le concentrazioni più elevate. Anche se nella nostra cucina si utilizza il metano, considerato uno dei combustibili più puliti, durante la cottura dei cibi i livelli di particolato, ossidi di azoto, IPA e monossido di carbonio aumentano in media di 2-3 volte rispetto ai valori abituali. Spesso sono le emissioni generate dalla combustione a rappresentare il contributo dominante. Altre volte sono invece i cibi stessi e le modalità di cottura a produrre i rischi maggiori.

Un secondo importante esempio è l’utilizzo di stufe e caminetti. È difficile resistere al fascino della legna che arde e lo è ancora di più oggi che al fascino si aggiunge la convenienza economica. Con la comparsa sul mercato del pellet (micro bastoncini di legna ottenuta dalla lavorazione degli scarti del legno) la questione della combustione della legna ha assunto una notevole importanza e questo sistema si è imposto anche in città come uno dei metodi più economici per riscaldare gli ambienti. Il problema qual è? In fondo quello che viene bruciato è una sostanza naturale e per di più il processo è ad impatto 0 in termini di emissioni di gas cosiddetti climalteranti.

Il problema è che tutte le combustioni di materiale legnoso rappresentano un processo di combustione estremamente inefficiente e poco controllato. Questo provoca l’emissione di importanti quantità di inquinanti: monossido di carbonio, particolato, benzene e altri composti organici volatili, metalli pesanti e diossine. Anche sostanze cancerogene quindi sulle quali non è il caso di scherzare. La tabella che segue riporta un confronto in termini relativi tra i fattori di emissione della legna in diverse condizioni di combustione e il gas naturale. Emerge con impressionante evidenza la quantità di inquinanti emessa dalla combustione della legna, in particolare se questa combustione avviene in un caminetto aperto.

tabella inquinamento indoor

A parità di calore prodotto infatti un caldo caminetto emette, in media, 4500 volte più PM10 rispetto al gas naturale, 200 volte più monossido di carbonio, 200 volte più Composti Organici Volatili, 400 volte più diossine e 130000 volte più Benzoapirene. Quando queste combustioni avvengono all’aperto non ci sono seri problemi per la salute di chi sta nelle vicinanze.

Qualche preoccupazione nasce però quando queste combustioni avvengono in modo continuativo in ambiente indoor. In questo caso, in funzione del tasso di ricambio dell’aria e del tiraggio dei camini, una quota ristagna negli ambienti chiusi e un’altra viene riversata nell’atmosfera all’esterno. Se la quota che rimane indoor è consistente è probabile che si generino concentrazioni di inquinanti molto elevate.

Quanto hai appena letto è tratto da un libro interessante: “Ma il cielo è sempre più blu: L’inquinamento atmosferico. Falsi miti, curiosità e dati”, di Stefano Zauli Sajani.

Lo stesso autore asserisce che le mascherine “sanitarie”, quelle bianche che indossano alcune persone nei centri urbani, praticamente non servono a nulla. Suggerisce piuttosto di indossare (se proprio ne sentite l’esigenza) quelle marchiate con le sigle FFP1, FFP2, FFP3 (in ordine crescente di efficienza). Quelle siglate N95 hanno una efficienza ancora maggiore e riducono sensibilmente anche la penetrazione delle particelle ultrafini.


Inoltre chi pratica running deve sapere che nel periodo invernale i livelli più elevati di inquinamento si hanno nelle ore di maggior traffico (8-9 del mattino e 19-22 di sera); nel periodo estivo l’inquinante che in genere desta più preoccupazioni è l’ozono che raggiunge invece il suo picco massimo nelle prime ore del pomeriggio. Per lo stesso motivo, per quanto è possibile, è opportuno concentrare le attività sportive all’aperto nelle prime ore del mattino.

Arriviamo finalmente alle nostre amiche piante…

Dopo aver letto nel suo libro: “Molte piante vanno ghiotte della formaldeide, del benzene, dello xilene, del toluene e dell’ammoniaca e di altri composti organici. Tra le specie più efficienti in quest’opera di purificazione dell’aria ne ricordiamo alcune molto comuni come le gerbere, i crisantemi, il pothos, il tronchetto della felicità e il ficus”, ho deciso di eseguire delle ricerche perché sapevo che liberano ossigeno e catturano anidride carbonica, ma non che molte specie sono anche in grado di agire da filtri.

Chi è Stefano Zauli Sajani?

Dopo la laurea in Fisica e il Dottorato di Ricerca, ha iniziato a lavorare presso l’Agenzia Regionale Prevenzione ed Ambiente dell’Emilia-Romagna dove tutt’ora ricopre incarichi di responsabilità in progetti in ambito nazionale e internazionale. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su riviste internazionali sul tema dell’inquinamento atmosferico e dei suoi effetti sulla salute.

Piante che purificano l’aria

Questo gruppo di piante è stato testato dalla NASA nell’ambito di studi sulla purificazione dell’aria nelle basi lunari. Ogni pianta tra quelle citate ha una particolare versatilità nell’assorbimento di uno o più inquinanti. Molte delle informazioni qui riportate sono state tratte dal testo “Amiche piante” di B.C. Wolverton, uno dei ricercatori della NASA che ha partecipato a questo progetto. Le piante qui indicate sono tutte idonee a vivere in appartamento, con lo scopo di depurare l’aria che vi respiriamo. Le case in cui viviamo spesso esalano silenziosamente inquinanti pericolosi come formaldeide, ammoniaca, benzene, che provengono da vernici, detersivi, fumi, pareti, materiali plastici ecc. La formaldeide, ad esempio, è prodotta dal fumo di sigaretta, dal gas dei fornelli, dai sacchetti di plastica, dagli abiti di tintoria, da smalti e vernici, stoffe, tendaggi. Xilene e toluene invece nascono da schermi di computer, fotocopiatrici, adesivi. Il benzene, infine, ancora dal fumo di sigaretta e dalla benzina verde. Ammoniaca in eccesso può poi provenire da bagni e detersivi.

Felce di Boston (Nephrolepis exaltata)

È in assoluto la pianta in grado di rimuovere più di qualunque altra la formaldeide dall’ambiente, addirittura con un tasso di 20 microgrammi per ora. È inoltre una bellissima pianta dal portamento compatto e globoso, che ha solo bisogno di buona umidità, e sopravvive benissimo anche in ambienti poco luminosi.

felce di boston
Felce di Boston

Areca (Chrysalidocarpus lutescens)

Rimuove al tasso di 19 microgrammi/ora xilene e toluene dai nostri ambienti. È una palmetta molto elegante (ricorda vagamente la Kentia e la Chamaedorea) che riempie con delicatezza un angolo della casa.

areca
Areca

Spatifillo (Spathyphyllum wallisii)

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