Prodotti che contengono il Bisfenolo A

Alcuni dei prodotti di utilizzo quotidiano che contengono il Bisfenolo A

Tempo fa vidi per caso un video interessante pubblicato da “el escarabajo verde” dove si affrontava un argomento scomodo qual è il Bisfenolo A. Molti conosceranno già questa sostanza, ma secondo me c’è ancora troppa gente in giro che non ha le idee chiare.

Tradurrò gran parte del video, che comincia così:

Non c’è niente di meglio che un buon aperitivo all’aria aperta vero? Ma se vi dicessimo che la lattina che conteneva queste olive, contiene anche un composto chimico nocivo per la salute umana, cosa direste?

Qualcuno direbbe: “Meglio non saperlo!”

Prodotti che utilizziamo giornalmente sia in alimentazione che in cosmetica contengono prodotti nocivi per la nostra salute in grado di procurarci ad esempio infertilità, diabete, e addirittura il cancro. Fra questi prodotti quello che desta maggiori preoccupazioni è il Bisfenolo A, che si trova in moltissimi contenitori di plastica e anche nelle lattine utilizzate per gli alimenti a lunga conservazione.

La Francia ha deciso di proibire il Bisfenolo A, e molti esperti sono d’accordo che l’Europa dovrebbe prenderla come esempio. Tuttavia, dal settore chimico hanno cercato di calmare le acque assicurando che non c’è nulla di cui preoccuparsi. Ad ogni modo, spetta all’Europa valutare quale sostanza sia nociva per il nostro organismo.

La giornalista Dunia Ramiro ha comprato appositamente dei contenitori “pericolosi” per farli analizzare dagli esperti. Siamo curiosi di conoscere i risultati delle analisi.

Dunia Ramiro: Quando avevo 23 anni mi diagnosticarono l’endometriosi, una malattia che può provocare cisti ovariche e altri disturbi. Sto cercando di combattere questo problema da 2 anni, un qualcosa di cui non conosco neanche le cause. Tuttavia adesso sembra che qualcosa stia cambiando, c’è chi dice che è una malattia legata all’inquinamento ambientale, con ciò che mangiamo e respiriamo. Vivere aspettando e sperando le novelle dai medici, non è per nessuno una condizione piacevole.

Se l’endometriosi è veramente legata a qualche sostanza chimica voglio sapere qual è.

Ho svolto delle ricerche in rete è mi sono resa conto che salta fuori sempre la stessa parola; il “Bisfenolo A”. Un composto chimico che si trova in un’infinità di prodotti utilizzati quotidianamente. A parte l’endometriosi, il Bisfenolo A, viene relazionato ad altre infermità. La cosa migliore da fare è informarsi, e lo farò quando mi sottoporrò alla prossima visita ginecologica.

Dr. Pere Barri Soldevila: L’endometriosi è una malattia comune e deve essere legata ad un fattore esterno (ambientale). Da poco, siamo stati aggiornati con nuove informazioni che riguardano alcuni prodotti chimici con cui veniamo spesso a contato, o ingeriamo.

Dunia Ramiro: Probabilmente alcuni di questi prodotti chimici sono da associare alle cause dell’endometriosi. Di fatto, ci sono degli scienziati in Spagna che da oltre vent’anni studiano e cercano queste correlazioni, uno di questi è Nicolás Olea che opera sia nell’Università di Granada che l’Ospedale S.Egidio. Egli ha pubblicato numerosi studi su come questi elementi chimici agiscono sul nostro organismo.

Dr-Nicolas-Olea-e-Dunia-RamiroNicolás Olea: Nella specie umana la donna viene spesso associata con la concentrazione di ftalati, un composto che si trova anche nei succhietti (ciuccio) dei bambini e nelle creme solari.

[Nota: Gli ftalati sono una famiglia di composti chimici usati nell’industria delle materie plastiche come agenti plastificanti, ovvero come sostanze aggiunte al polimero per migliorarne la flessibilità e la modellabilità. Il PVC è la principale materia plastica (in termini di volume di produzione) in cui vengono impiegati. Addizionato ad esso, lo ftalato consente alle molecole del polimero di scorrere le une sulle altre rendendo il materiale morbido e modellabile anche a basse temperature. Ftalati di alcoli leggeri (dimetilftalato, dietilftalato) sono usati come solventi nei profumi e nei pesticidi. Gli ftalati trovano inoltre uso frequente nella preparazione di smalti per unghie, adesivi, vernici e cibi. Gli ftalati sono oggetto di controversia dal 2003; alcuni studi sembrano mostrare che siano in grado di produrre effetti analoghi a quelli degli ormoni estrogeni, causando una femminilizzazione dei neonati maschi e disturbi nello sviluppo dei genitali e nella maturazione dei testicoli. Studi sui roditori mostrano che un’elevata esposizione agli ftalati provoca danni al fegato, ai reni, ai polmoni ed allo sviluppo dei testicoli, tuttavia, un analogo studio condotto da ricercatori giapponesi su una specie di primati non ha evidenziato effetti a carico dei testicoli (Tomonari et al, The Toxicologist, 2003).]

Considerando che la comunità scientifica ammette che tale composto non è sicuro per l’organismo umano mi domando per quale motivo non vengano presi dei provvedimenti, e soprattutto, perché non viene divulgata l’informazione? Afferma lo stesso Olea.

Dunia Ramiro: Perché mai nessuno me ne ha parlato?

Nicolás Olea: Perché è difficile da spiegare, e perché la medicina è abituata a prescrivere le medicine senza le giuste raccomandazioni.

Dunia Ramiro: Lo scenario che mi ha mostrato Olea è molto preoccupante, qui non si tratta solo di endometriosi, ma si corre il rischio di ammalarsi di cancro, diabete, infertilità, e queste sono solo alcune delle infermità. Ad ogni modo, ci interessa conoscere quali prodotti alimentari contengono il Bisfenolo A, e Olea si propone per accompagnarci a fare un giro dentro un qualsiasi supermercato così da poterci mostrare alcuni di questi prodotti.

Siamo usciti dal supermercato con prodotti abituali come un bagnoschiuma, olive in scatola, pomodori in scatola, e lo stesso “scontrino” secondo lo scienziato Nicolás Olea, contiene Bisfenolo A. In pratica la traccia che rimane sullo scontrino quando passiamo l’unghia, una moneta, una chiave, non rimane per via dell’inchiostro, ma per il calore generato dallo sfregamento. Negli scontrini quindi è presente una patina di Bisfenolo A che permette l’impressione dei dati per mezzo del calore.

Siamo andati in laboratorio per analizzare i prodotti che abbiamo comprato (minuto 6:30) e Nicolás Olea ci mostra che basta raschiare la superficie dell’interno delle lattine/scatolette per entrare in contatto con il Bisfenolo A. Lo stesso Olea afferma che la quantità contenuta nella patina che ricopre l’interno della lattina è già abbastanza preoccupante, e continua affermando che basta un semplice esame delle urine per rintracciare i residui. Secondo i dati analizzati dallo stesso Olea, i bambini di Granada (Spagna) o le donne gravide presentano nell’urina giornalmente 2-3-4 ng/ml di Bisfenolo A. “Tutte le donne gravide”.

bisfenolo a

Nella prima analisi ci siamo occupati del rivestimento interno delle lattine, ma il Dr. Olea sostiene che anche analizzando (filtrandolo) il liquido contenuto per conservare le olive noteremo tracce di Bisfenolo A. Viene presa in esame anche una classica scatoletta di sardine, per intenderci quelle piatte e ovali.

Come facciamo a sapere quali scatolette contengono il Bisfenolo A?

Il Dr Nicolás Olea risponde che nonostante esista una legge tutt’oggi in vigore che suggerisce la quantità massima consentita, il consumatore non ha alcuna certezza che venga rispettata poiché non esiste un’informazione esaustiva.

Purtroppo il Bisfenolo A è contenuto anche nei biberon, ma fortunatamente (così dicono) da qualche anno l’Europa ha preso dei provvedimenti vietando l’utilizzo di questo prodotto. Tuttavia, sebbene la comunità abbia accettato che il Bisfenolo A è pericoloso per la salute umana perché si corre il rischio di contrarre malattie anche gravi (vedi cancro), tale prodotto è contenuto “oggi” in molti contenitori alimentari. Poiché, secondo le loro teorie sono più a rischio i neonati fino ai 2-3 anni di età.

Le affermazioni del Dr. Nicolás Olea sono forti, come lo sono i risultati dei test delle donne gravide che sono in contatto con il Bisfenolo A.

Il Dr. Olea suggerisce quindi di fare molta attenzione nell’assumere alimenti conservati in scatola, soprattutto in quell’età dove le persone sono più sensibili ai cambiamenti ormonali. Sostanzialmente, il dottore sta dicendo che le prime a dover preoccuparsi del Bisfenolo A sono le donne che stanno “programmando” una gravidanza.

Il Bisfenolo A inizia ad essere impiegato negli anni Cinquanta nelle materie plastiche, e oggi lo troviamo praticamente dappertutto (esempio: elettrodomestici, contenitori di plastica, giocattoli, lattine, etc.) e sebbene molti governi hanno deciso di eliminarlo dai prodotti infantili (la Francia vieta il suo utilizzo in qualsiasi contenitore alimentare), purtroppo il marketing non ci sta, sostenendo che si tratta solamente di falsi miti, in questo modo le persone non sapranno più a chi dar conto.

Il Dr. Olea non riesce a spiegarsi perché questa sostanza viene ancora oggi così diffusa e soprattutto per quale motivo il consumatore non viene informato dei pericoli che può correre. Egli afferma che gli stessi produttori e coloro che sono a favore dell’impiego di questa sostanza mettono a rischio la loro stessa salute e quella dei loro familiari.

Chi sono i principali produttori di Bisfenolo A?

  • Bayer Material Science (circa 20 miliardi di euro di fatturato annuale)
  • Dow (circa 57 miliardi di dollari di fatturato annuale)
  • SABIC
  • Styron
  • Momentive

La giornalista pone delle domande ad un’importante azienda produttrice di plastica spagnola (FEIQUE), dove viene accolta da Maria Eugenia Anta (Dir. Tutela del prodotto e innovazione) la quale sostiene che la quantità di Bisfenolo A contenuta nei prodotti ad utilizzo alimentare è del tutto innocua per l’organismo umano. Continua poi, affermando che loro sostanzialmente rispettano le norme imposte dall’Unione Europea e finché non cambieranno continueranno su questa strada.

Dunia Ramiro un po’ perplessa domanda di chi sarà il compito di divulgare certe informazioni visto che qualcuno lo ha già fatto (es: Dr. Nicolás Olea) ma la produzione segue quasi inalterata da anni. Quindi Maria Eugenia Anta, sostiene che c’è chi si occupa di queste faccende, e che loro come aziende sono convinti che la plastica prodotta nello stabilimento sia del tutto innocua e soprattutto che rispetta le norme imposte dall’Unione Europea.

Così, mentre qualcuno sostiene che grazie al Bisfenolo A, molta gente porta uno stipendio a casa, Greenpeace afferma che ci troviamo già in una situazione preoccupante riguardo la produzione di queste sostanze chimiche.

Nadia Haiama di Greenpeace: quando si pensa alla produzione chimica ci vengono subito in mente nubi tossiche o industrie che esplodono, tuttavia, sono i prodotti che il consumatore si porta a casa, i maggiori responsabili di esposizione alle sostanze tossiche.

Stavros Dimas, ex Commissario europeo per l’Ambiente: le spese mediche derivate dall’esposizioni chimiche diminuiranno. I trattamenti non saranno necessari, diminuirà l’assenteismo lavorale e la produttività aumenterà. I benefici globali del programma REACH supereranno di molto i costi dell’industria.

Dunia Ramiro: i gruppi che mettono pressione alle industrie chimiche giocano una carta importante riguardo la riconsiderazione delle sostanze che sono state classificate “pericolose”?

Carl Schlyter politico svedese, eurodeputato Partito Ambientalista i Verdi: Si, e uno dei gruppi più grandi d’Europa conta parecchio a livello economico, e molti dei suoi prodotti sono talmente tossici che dovremmo limitare il suo utilizzo più di quanto lo facciamo oggi.

Dunia Ramiro: in che modo raggiungono i loro obbiettivi?

Carl Schlyter: ogni volta che salta fuori uno studio che dimostra che esiste un problema, ne saltano fuori automaticamente altri cinque dove si afferma che non esiste una prova reale e che si dovrà investigare più a fondo sull’argomento. La tipica risposta ogni volta che si presenta un problema di questo tipo è: <<Beh, per adesso va bene così, aspettiamo una ventina di anni poi vedremo cosa salterà fuori>>.

Dunia Ramiro: voi, come Verdi, considerate che questa sostanza andrebbe proibita?

Carl Schlyter: assolutamente, e aggiungo che molti dei suoi utilizzi potrebbero già essere sostituiti. Non è necessario il Bisfenolo nei prodotti infantili, si possono benissimo produrre materiali senza questo prodotto. La mia bisnonna ha vissuto tranquillamente senza. Non stiamo parlando di un’azione complessa, è più facile di quel che si crede, non abbiamo bisogno di aspettare i risultati di una classificazione dei prodotti chimici pericolosi per l’organismo umano.

Tuttavia, questa non è l’opinione di vari editori di riviste farmacologiche e tossicologiche, i quali sostengono che questa classificazione è priva di fondamenta scientifiche. Per via di queste affermazioni molti endocrinologi si sono visti obbligati a ribadire certe opinioni. Si scoprirà poi, il 23 settembre del 2013 (Enverionmental Health News) che alcune di queste persone hanno ricevuto del denaro dalle industrie per divulgare determinate informazioni.

news-bisfenolo-aCarlos de Prada, giornalista Fundación Vivo Sano, lotta per cercare di convincere che venga fermata/eliminata la produzione di tutti i contenitori alimentari che presentano Bisfenolo A, dalla Spagna. Egli afferma che le persone sono convinte che tutti i prodotti che vedono negli scaffale dei supermercati siano innocui, poiché se si trovano lì, significa che sono affidabili, ma l’informazione ci insegna che non è così. Carlos continua sostenendo che non è vero che “è meglio non sapere”, la tattica del tapparsi gli occhi e le orecchie è storia vecchia ed è ora che la gente pretenda di “sapere”.

Dunia Ramiro: mente si spera che cambi qualcosa, e che si decidano di vietare questa sostanza pericolosa, io e altre mamme siamo costrette a combattere contro l’endometriosi, il cancro al seno, l’infertilità, etc.

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