La nostra memoria si divide in tre

La memoria non è una sola, in realtà sono tre: sensoriale, a breve termine e a lungo termine.

Memoria sensoriale o di lavoro

Sono i ricordi che durano il tempo della percezione e che ci permettono di ricordare quello che abbiamo fatto o visto pochi secondi prima. E’ una memoria complessa, perché integra informazioni visive, spaziali e uditive. Ci aiuta anche a risolvere problemi logici e matematici.

Memoria a breve termine

Ci permette, ad esempio, di tenere a mente un numero di telefono per comporlo subito dopo. In genere, dura da pochi secondi a un minuto. Nella maggior parte dei casi, un adulto può memorizzare in questo modo da quattro a sette elementi. La memoria breve termine permette di immagazzinare sol piccole quantità di informazioni che possono essere conservate solo se classificate mentalmente.

Memoria a lungo termine

Consente di immagazzinare quantità enormi di informazioni, a volte apprese nei primissimi anni di vita e portate fino alla morte. Se la memoria a breve termine è quella che ci permette di tenere a mente il numero della pizzeria a domicilio per il tempo necessario a trovare un foglietto su cui annotarlo, quella a lungo termine permette di ricordare anche per decenni il numero di telefono della casa in cui abitavamo da bambini.

memoria umana

Avere una buona memoria dipende dai geni o basta un costante esercizio?

Il 60 per cento delle funzioni cognitive ha a che vedere con la biologia, secondo uno studio guidato da Alex Fornito del Melbourne Neuropsychiatry Centre della University of Melbourne (Australia) e pubblicato successivamente sul Journal of Neuroscence.


Pare che alcuni degli effetti più rilevanti del Dna sul cervello riguardano le regioni della corteccia prefrontale che svolge un ruolo fondamentale nella pianificazione, nel pensiero strategico, nella decisione e soprattutto nella memoria. Gabriele Miceli del Centro dell’Università di Trento spiega che fino a poco tempo fa, “si riteneva che l’influenza dell’ambiente sulla memoria fosse alla base delle differenze di prestazioni cognitive. Oggi invece sappiamo che conta molto la predisposizione biologica: chi ha una memoria biologicamente forte ma non la esercita avrà sempre meno possibilità di incorrere in amnesie di chi ha una memoria normale ma la esercita costantemente”.

Certo però l’esercizio è importante, ad esempio per imparare a evitare quei vuoti di memoria che gli studenti conoscono bene: “E’ un fenomeno comune”, ha spiegato Vincenzo Cestari, associato di ricerca presso l’istituto di neuroscienze del Cnr e docente all’Università di Lumsa di Roma. Nella memorizzazione di un’informazione un ruolo fondamentale gioca infatti il contesto in cui essa viene acquisita: “Se ci troviamo in condizioni simili a quelle in cui abbiamo studiato è più facile recuperarla”, aggiunge Cestari. Il che ovviamente non avviene quando uno studente è di fronte al professore, in un luogo ben diverso dalla stanza dove ha preparato l’esame.

Non a caso si basa su questo concetto una delle tecniche mnemoniche preferite dalle persone dotate di una memoria straordinaria, come la studente Mara Brescianini che lo scorso marzo ha partecipato a Roma all’Italian Memory Championchip (unica italiana in gara), prima edizione nazionale dei World Memory Championship, i campionati mondiali della memoria lanciati nel 1991 dal saggista Tony Buzan.

La tecnica utilizzata da Brescianini, come molti altri partecipanti, è stata quella dei “loci” (luoghi in latino). Con questo sistema, citato già da Cicerone, i singoli dati o nomi da ricordare vengono mentalmente sovrapposti a immagini di un percorso ben scolpito nella mente, come ad esempio quello che ci conduce da casa al lavoro. La rappresentazione visuale aiuta infatti a ricordare l’ordine di fatti e oggetti.

I colpi alla testa influiscono sulla nostra memoria?

Secondo una ricerca condotta a New York presso l’Albert einstein college of medicine della Yeshiva University, colpire di testa un pallone per circa mille volte l’anno può causare microlesioni cerebrali che, se ripetute più di 1.800 volte, possono portare a perdita di memoria.

Lo studio ha rilevato lievi anomalie al cervello in un campione di giocatori amatoriali, come se avessero subito un trauma cranico. Michael Lipton, autore dell’indagine ha spiegato; “Sono stati presi in esame 37 calciatori, non professionisti con alle spalle 22 anni di calcio. Gli esami clinici hanno mostrato, in particolare, anomalie nelle fibre nervose che compongono la sostanza bianca del cervello”.

Se sei interessato/a a questo argomento (memoria), potresti leggere, ad esempio, il libro: “Il metodo Sherlock Holmes. La manutenzione del cervello: come migliorare le tue capacità

Percezione: Il Segreto oltre la Materia – video YouTube

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