Notizie ambiente: Pioggia a comando, Haarp, e meteotron

Lo sapevate che è possibile modificare le precipitazioni?

Avrete sicuramente già sentito parlare una miriade di volte del fenomeno HAARP, ma se non fosse così vi do una brevissima descrizione prima di affrontare un altro argomento.

La High Frequency Active Auroral Research Program (conosciuta anche con l’acronimo di HAARP) è un’installazione civile e militare statunitense situata in Alaska (nei pressi di Gakona, a ovest del Parco Nazionale Wrangell-Santo Elias, in una base della United States Air Force).

Gli scopi dell’installazione sono la ricerca scientifica sugli strati alti dell’atmosfera e della ionosfera e la ricerca sulle comunicazioni radio per uso militare

HAARPImpianto Haarp, Alaska

Si pensa che questo grosso impianto situato in Alaska sia in grado di alterare le condizioni del tempo, creando volendo, veri è propri uragani.

 

uraganoAltre fonti scientifiche

E’ possibile stimolare artificialmente la pioggia attraverso l’inseminazione delle nuvole con ioduro d’argento, un sistema inventato negli Usa negli anni 50, perfezionato da Israele e arrivato in Italia all’inizio degli anni 80. Mentre in Israele, però, continua regolarmente a funzionare, da noi gli esperimenti, iniziati nel 1983, sono stati messi da parte all’inizio del 1995. Da allora, il silenzio.

A portare il rivoluzionario metodo in Italia è stata la Tecnagro, un’associazione per la diffusione dell’innovazione tecnologica in agricoltura che vantava soci come Fiat e Montedison. «In Israele, fin dagli anni 60 avevano perfezionato il sistema di stimolazione della pioggia» racconta il professor Massimo Bartolelli, presidente e fondatore della Tecnagro, che dopo l’abbandono dei soci si è trasformata da azienda in un’associazione: «dopo aver studiato i cicli meteorologici che lasciavano intuire che il Sud sarebbe stato colpito dalla siccità nei successivi 50, 60 anni, abbiamo siglato un accordo con la Agridev (società pubblica israeliana per lo sviluppo agricolo, ndr) per il trasferimento della tecnologia. Con un primo centro, all’interno dell’aeroporto militare di Bari, abbiamo iniziato a condurre esperimenti di stimolazione della pioggia e ne abbiamo poi aperti altri a Trapani e a Sassari».

Come funziona? «I centri radar ricevono il segnale dei movimenti dei sistemi nuvolosi dal satellite» spiega Bartolelli. «Quando le nuvole arrivano a poche centinaia di chilometri dal centro, i radar le studiano per capire cosa contengono. Se sono nuvole ricche di pioggia, partono gli aerei che le inseminano di ioduro d’argento, creando le condizioni perché il vapore acqueo si trasformi in gocce d’acqua e in due ore arrivi la pioggia».

Certo, non mancano gli inconvenienti, visto che il processo impiega qualche ora e che, a seconda del vento, la pioggia può cadere in altre zone. «Noi abbiamo condizioni migliori di Israele perché possiamo intercettare i flussi provenienti da Est, Ovest e Sud» continua Bartolelli. «E con il sistema a rete, che prevedeva altri tre centri a Catania, Vibo Valentia e Salerno, saremmo stati in grado di intercettare tutte le nubi di passaggio sul Mezzogiorno, facendo raddoppiare le precipitazioni».

 


Approfondimento…

Fisici di ventidue Paesi hanno assistito agli straordinari esperimenti eseguiti in Francia con il «meteotron» del professor Dessens.

Dai cento bruciatori del «meteotron», piantati come pali sul circuito di un esagono regolare, cento fiamme scaturiscono contemporaneamente, al segnale del professor Dessens. Sono bastati trenta secondi perché all’interno di questo esagono, 3200 metri quadrati di lato si trasformassero in un braciere.

Il fuoco crepita furiosamente nei turbini di fumo nero. Poi, rapidissime, le fiamme alte quattro metri decrescono e ricadono rasente i cespugli rosseggianti. E’ la fine dell’incendio, e, per gli specialisti francesi e stranieri che assistono alla dimostrazione (sono circa sessanta fisici provenienti da dodici Paesi), è il momento della verità: là in alto, al di sopra delle fumate che chiudono ancora l’orizzonte dei Pirenei, nel cielo fino a quel momento perfettamente limpido, si sta formando una nuvola, un cumulo. Il tutto in meno di cinque minuti.

«Io non fabbrico pioggia…». Il professor Dessens non vuole che lo si confonda con quegli specialisti di pioggia provocata che sono così numerosi negli Stati Uniti.

Egli infatti non si contenta di «seminare le nubi»; le crea.

A prima vista, niente dovrebbe essere più facile che sciogliere una nuvola. In effetti, un cumulo-nembo di uragano può racchiudere sino a 200.000 tonnellate di acqua! Ma queste enormi masse liquide sono depositate sotto forma di piccole gocce che hanno un diametro di 30 micron; e per formare una sola goccia di pioggia se ne devono saldare insieme 300.000. Come provocare artificialmente tali agglomerati?

Questo era il problema per i fabbricanti di pioggia. La soluzione è venuta da un fisico norvegese, Tor Bergeron, che ha dimostrato come se la cava, in questo caso, la natura stessa.

Teoricamente, spiega lo scienziato norvegese, le goccioline sospese nelle nuvole non dovrebbero mai incontrarsi: la legge fondamentale dell’elettrostatica glielo vieta, dato che esse sono cariche di una elettricità dello stesso segno. E tuttavia la pioggia esiste. Che cosa accade dunque? Semplicemente, che talune di queste goccioline sono a sopraffusione (a –5°, per esempio, esse restano liquide) ed altre si trasformano in minuscoli cristalli di ghiaccio. Ora, l’esperienza c’insegna che un pezzo si ghiaccio messo in presenza di un’acqua sopraffusa non tarda ad assorbirla. E’ così che si formano i fiocchi di neve. All’origine, infatti, ogni pioggia è neve la quale poi si scioglie per effetto del riscaldamento nell’atmosfera.

Da questo momento, la via dei fabbricanti di pioggia era tracciata: per provocare la caduta di pioggia bastava loro favorire la formazione di cristalli di ghiaccio nelle nuvole introducendovi degli appositi germi. Un metodo vecchio di quindici anni e che ha dato prova di sé. Tuttavia…

«Nel 1954 – ci fa notare il professore Dessens – si voleva far piovere sulla Beauce, e invece piovve sulla Germania…»

Ma c’è un’obiezione più grave. I fabbricanti di pioggia non incontrerebbero certamente alcuna difficoltà a «seminare» il cielo italiano o quello francese. Ma come «seminare», ad esempio, il cielo del Sahara, dove manca la materia prima e cioè la nuvola? Bisognava dunque studiare il problema più a fondo, come ha fatto il professor Dessens, non al livello della formazione delle piogge, ma a quello della formazione delle nuvole.

Tutto è cominciato nel 1955. In quell’anno, il professor Dessens, invitato dai piantatori di cacao di Lukolela, compiva un viaggio di studio in Congo. Quivi egli osservò per la prima volta una pratica corrente, a quanto strana, in Africa, quella cioè di accendere dei fuochi di boscaglia per «far piovere». Il professore sapeva che non si trattava di un semplice rito di magia. Egli stesso, qualche anno prima, aveva proposto alle autorità belghe di utilizzare razionalmente i fuochi di boscaglia per modificare la piovosità del Congo.

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1 COMMENTO

  1. Invece di seguire sbalorditi il tardivo intervento di quel signore si fosse seguito (senza arrestarlo con stupide scuse e ucciderlo in carcere poco prima che uscisse) un certo Willhelm Reich che negli anni 40 faceva piovere (con attrezzi semplicissimi senza corrente o altre diavolerie..in arizona texas israele nimibia…insomma in mezzo ai deserti ha creato pure un lago. Questo è solo un esempio della nostra meravigliosa società civile industrializzata ecc..: l’unico parassita del pianeta Terra che distrugge sintomaticamente l’ambiente che gli permette di vivere è L’UOMO! …e pensa di essere il padrone assoluto…quando in realtà è solo un ospite temporaneo…alquanto irrispettoso

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