Fonti energetiche europee

Situazione fonti energetiche Europa

Nel sistema industriale europeo hanno un ruolo di primo piano gli impianti per l’estrazione dei metalli e quelli legati alla produzione e alla distribuzione di energia (petrolio, gas, elettricità).

Tra i minerali metallici più diffusi in Europa il più importante è il ferro: le principali miniere si trovano in Russia, Ucraina, Gran Bretagna, Svezia, Norvegia, Francia e Spagna. Per quanto riguarda la bauxite, da cui si ricava l’alluminio, i maggiori giacimenti si trovano in Russia, Grecia, Ungheria, Francia e Croazia.

Sono notevoli i giacimenti di rame in Russia, Polonia, Portogallo e Iugoslavia, mentre i metalli preziosi oro e argento, si trovano in quantità notevoli solo in Russia. Importanti giacimenti di metalli da lega sono presenti, oltre che in Russia, in Finlandia (cromo, nichel, titanio, vanadio), in Austria (tungsteno, antimonio), in Grecia /cromo, nichel), in Portogallo (tungsteno), in Bulgaria (molibdeno).

La Russia è tra i maggiori produttori mondiali di petrolio e gas naturale: il 40 per cento circa del petrolio e il 25 per cento del gas vengono estratti nella Russia europea (soprattutto nell’area tra il Volga e i Monti Urali), mentre il resto proviene dai giacimenti siberiani asiatici, dove i costi di estrazione sono molto alti a causa della rigidità del clima.

I paesi dell’Europa Occidentale sono invece largamente dipendenti dall’estero per l’approvvigionamento di idrocarburi. Insufficienti, rispetto al fabbisogno, sono infatti i giacimenti di petrolio e gas naturale presenti nel Mare del Nord (Regno Unito, Norvegia e Paesi Bassi) e in Romania.

Una fitta rete di oleodotti e metanodotti percorre tutto il continente; i principali nodi si trovano nelle regioni industriali dell’Europa Occidentale e in Russia. Numerose raffinerie sono localizzate in prossimità dei porti e delle grandi aree metropolitane.

Per quel che riguarda i giacimenti carboniferi europei, si incontrano in una fascia che va dal Regno Unito alla Russia, passando per la Germania e la Polonia. Dagli anni Settanta l’esaurimento dei filoni più facilmente sfruttabili, e il conseguente aumento dei costi di estrazione, hanno determinato una drastica riduzione della produzione europea e hanno reso più conveniente l’importazione da altri paesi. Gli stati della UE, per esempio, fanno ricorso al carbone di Stati Uniti, Sudafrica, Australia ed Europa Orientale.

In seguito alla crisi petrolifera degli anni Settanta, i governi di quasi tutti i paesi europei hanno destinato ingenti finanziamenti allo sviluppo di energia nucleare. L’incidente alla centrale di Cernobyl (Ucraina 1986), e quello di Fukushima (Giappone 2011) hanno suscitato gravi preoccupazioni nell’opinione pubblica e alcuni paesi, come l’Italia e l’Austria, hanno optato per l’abbandono del nucleare. Tuttavia, altri stati hanno continuato a ricavare dalle centrali nucleari una parte consistente della loro energia: è il caso della Francia (dove il 78 per cento dell’elettricità prodotta è di origine nucleare), del Regno Unito, Belgio e di quasi tutti i paesi dell’Europa Orientale.

Energia pulita

In Europa Occidentale, le aree in cui la produzione di energia idroelettrica è maggiormente sviluppata sono la Regione Scandinava (Svezia, Norvegia) e quella alpina (Svizzera, Austria, Italia); in Russia le centrali maggiori si trovano sul Volga e sui fiumi siberiani.

Tra le fonti energetiche “pulite”, che consentono di ridurre la dipendenza dal carbone e dal petrolio, è sempre rilevante l’energia solare: centrali elettriche solari di una certa dimensione sono presenti in Grecia, Paesi Bassi, Danimarca, Germania e Italia.

L’energia del vento (eolica), già molto sfruttata prima della rivoluzione industriale, è stata riscoperta negli anni Settanta; questa fonte di energia è utilizzata in misura abbastanza rilevante in Danimarca, Germania, Paesi Bassi e un buon uso ne fa anche la Spagna.

Impianti per lo sfruttamento dell’energia geotermica sono in funzione nelle aree caratterizzate da fenomeni di vulcanismo, in particolare in Italia Centrale e in Islanda: il vapore e l’acqua ad alta temperatura emessi dal sottosuolo vendono utilizzati sia per riscaldare le abitazioni, sia per produrre elettricità.

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