Terremoti in Emilia e ricerca del gas, fracking

Siamo in Romagna terra a metà fra il verde delle colline e l’azzurro del mare. Assistiamo tutti i giorni al trasferimento di famiglie di terremotati che dall’Emilia trovano casa in riviera, estenuati dalle continue scosse diurne e notturne dei loro territori. Benvenuti fra noi, cari fratelli, cari amici, che magari da sempre avete scelto la riviera romagnola come posto di vacanza e non di rifugio dal terremoto. Spero che troverete un momento di pace e di serenità per qualche giorno, mese o per quanto vorrete fermarvi. Siccome tanti di voi ci parlano prima dei disastri causati dal terremoto e poi delle perforazioni, del petrolio, del gas, e di tante voci che vi arrivano a spicciolate sulle possibili interazioni fra il terremoto e la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo, ci siamo messi alla ricerca di materiale per fare un pò di luce su questo argomento.

In Italia ci sono diverse zone “interessanti” per il Fracking, un metodo molto contestato per la ricerca di Gas e Petrolio (fra queste c’è anche la zona del Pò)

La nostra non è una presa di posizione politica o sulla naturalità o meno di questo terremoto, è una breve indagine, che, dopo aver pubblicato diverse opinioni di geologi e ricercatori, ora cerca di fare luce su un fenomeno, il Fracking, che, se usato, potrebbe aver contribuito a dissestare a livello geologico il territorio interessato dagli ultimi terremoti. Un gruppo di studio coordinato dal prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia all’Università di Napoli, ha pubblicato una ricerca per valutare eventuali correlazioni fra i recenti eventi sismici in Emilia Romagna e le attività petrolifere in corso da vari anni in quella zona.

Presentazione della ricerca dell’Università di Napoli. Il PDF originale – linkpdf

Qualche anno fa Maria Rita D’Orsogna, ricercatrice presso la California State University di Los Angeles illustrava i problemi e le conseguenze ambientali e sociali dell’estrazione e della lavorazione del petrolio in Italia. Vi riportiamo informazioni tratte da questo Blog: link che ci è sembrato veramente interessante e dettagliato. Guardando i vari post del blog di certo troverete alcune informazioni su ciò che state cercando.

In seguito trovate le affermazioni del sismologo Salvatore Barba che nega questa teoria e illustra i vari motivi che la smontano. Beh fatevi la vostra opinione!

Ecco una mappa esemplificativa della ricerca di idrocarburi in Italia:


Che cos’è in pratica il Fracking?

Intanto l’opinione di Alexei Miller (Ceo di Gazprom, parlando delle estrazioni di gas con il metodo del fracking):

“Porta inevetabilmente a danni ambientali. A parte gli enormi consumi di acqua, questo metodo produttivo puo’ causare l’inquinamento delle acque sotterranee e anche provocare l’attivita’ sismica”.

A sostegno di questa opinione un articolo del New York Times sull’argomento. link I democratici del Congresso americano hanno infatti sponsorizzato una investigazione di questa nuova pratica estrattiva di gas – il fracking – con la quale si mandano sottoterra inieizioni di sostanze chimiche tossiche e sabbia, si scatenano dei microterremoti, si spacca la roccia che cosi’ rimanda in superficie il gas incastratosi nei millenni. Gli studi commissionati dal Congresso mostrano che dal 2005 al 2009 le ditte petrolifere hanno reiniettato sottoterra con piena consapevolezza di quello che facevano, miliardi e miliardi di litri di acqua di scarto – tossica – sottoterra, contaminando le falde idriche. Oltre all’acqua usata, anche 866 milioni di galloni di fluidi perforanti – oltre un miliardo di litri di sostanze chimiche sparate nella pancia della terra. Un miliardo di litri di robacia chimica e chissa quanti altri miliardi di litri di acqua nei quali discioglierli. Secondo il report, gli stessi petrolieri non sanno cosa ci sia esattamente dentro la miscela tossica che rimettono sottoterra. Sono stati identificati pero’ almeno 650 composti chimici che contengono materiale cancerogeno o inquinante, come il benzene e gli altri composti BTEX, toluene, xylene ed ethylbenzene.

Gli stati piu’ colpiti il Colorado, il Texas e l’Oklahoma, ma non mancano altri esempi, come in Pennsylvania, dove a un certo punto il fracking ha contaminato l’acqua del fiume Allegheny con livelli di benzene 28 volte superiore alla norma. Un cancerogeno 28 volte superiore alla norma. L’equivalente del Ministero dell’Ambiente americano, the EPA – Environmental Protection Agency – sta facendo il suo studio indipendente sul fracking ma si lamentano perche’ le ditte petrolifere non vogliono cooperare e si rifiutano di dare le liste del materiale tossico che iniettano nell’acqua. La societa’ americana che si occupa di petrolio – The American Petroleum Institute – ha ritenuto non opportuno dare alcuna dichiarazione al giornalista del New York Times che li ha contattati. Alcuni petrolieri hanno detto che lo studio e’ sbagliato (!!!) I politici che hanno sponsorizzato questo studio sono uno della California, Henry Waxman, uno del Massachussetts, Edward Markey e una del Colorado, Diana DeGette

Tutto il mondo e’ paese, ma noi altri queste cose le sappiamo PRIMA ed e’ per questo che dobbiamo imparare dagli sbagli degli altri e far si che non accadano piu’.

E in Italia cosa succede? Il ministro Stefano Saglia ha dettto “si al Fracking in Italia, lo shale gas potrebbe aprire nuove strade per l’approvvigionamento energetico in un momento particolarmente delicato a livello globale. L’Italia accoglie con favore l’avvio di approfondimenti a riguardo Diventa strategica l’opportunita di produrre gas naturale non convenzionale dalle gas shales”. Chi è Stefano Saglia? E’ il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico che ogni tanto dice delle cose folli. Secondo me non sa di quel che parla. E’ quello che un giorno ha detto che il limite delle 5 miglia della Prestigiacomo sarebbe stato tolto, solo per essere smentito il giorno dopo dalla stessa Prestigiacomo.

Ora viene fuori con un altra delle sue: facciamo fracking in Italia!

Ministro Saglia, dove la metteremo noi l’acqua inquinata? La vuole bere lei? Dove li facciamo i pozzi – numerosi e incompatibili con natura, agricoltura e alta densita’ abitativa? A casa sua? Nessuno sa cosa c’e’ sottoterra prima di fare buchi ed esplorazioni. Infatti i petrolieri nei loro progetti parlano sempre di idrocarburi – dicitura che comprende entrambe le sostanze- e mai di gas o di petrolio separatamente. E poi siamo pur sempre in Italia ed e’ molto facile dire gas ed intendere petrolio, e usare l’appiglio del gas per azzannare tutto il territorio. Sono film gia’ visti. Ma il motivo principale per cui questa posizione e’ stolta e’ che le trivellazioni di gas non sono meno nocive e tossiche che quelle di petrolio.

I metodi sono gli stessi, sempre fanghi e fluidi perforanti si usano, sempre monnezza cacci dal sottosuolo, sempre rischi di scoppi ci sono, sempre subsidenza puoi causare.

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