Terremoto Emilia e Nord Italia, cause e possibile soluzione

La sismogenesi: un’analisi attenta dei vari scenari coinvolti, da quello geologico al tettonico fino al planetario.

ANALISI DELLO SCENARIO GEOLOGICO
In Gennaio 2012 un terremoto di MA 5.4 colpì l’area del parmense, senza tuttavia provocare danni. Pochi giorni fa, però, il 20 maggio 2012 , l’energia sismica si è manifestata con maggiore intensità nella vicina area, compresa tra Modena Bologna e Ferrara, facendo registrare un movimento superficiale di MA 6.0, che ha provocato vittime e danni al patrimonio architettoniico dei luoghi.
Due punte di iceberg in un territorio colpito da frequenti movimenti sismici di minore entità, registrati solo dagli strumenti e quindi spesso non avvertiti dalle popolazioni. La Pianura padana, composta da sedimenti fluviali, riceve ed assorbe l’imponente spinta tettonica della placca adriatica, che s’incunea in quel territorio dove in ere geologiche remote si apriva l’Oceano Tetide e dove, secondo rilievi effettuati per la ricerca petrolifica fino agli anni sessanta, vi è ancora la propaggine nord dell’Appennino, che spinge verso l’esterno. Causa geologica, questa, descritta dagli scienziati del settore, che dà giustificazione dell’ultimo terremoto di MA 6.0, e lo differenzia da quelli, come il movimento del parmense, dovuti alle spinte della placca adriatica.

LO SCENARIO TETTONICO
Ho potuto constatare nel tempo che le ondate sismiche più frequenti hanno origine dal Polo Nord, manifestando la loro energia con terremoti che interessano la Dorsale atlantica. Possono anche essere di modesta entità, ma la loro ripercussione nel mondo è molto vasta e a volte molto intensa. La dinamica dei terremoti è ciclica ed è più frequente rispetto a quella che proviene dal Polo Sud e che risale diffondendosi verso l’Oceano Pacifico. L’ultimo ciclo proveniente da Nord si è manifestato con un terremoto di MA. 4.8, registrato a Reykjanes Ridge alle ore 7.15 UTC del 15 05 2012. Si è trattato di un movimento più forte di altri e le sue ripercussioni si sono verificate con due terremoti nello Stretto di Gibilterra, entrambi nel giorno 16 05 2012: uno di MA 2.5 alle ore 9.54 e l’altro di MA 3.1alle ore 11.19. Il 17 maggio vi è stato un movimento di MA. 3.2 nelle Isole Azzore e il 18 maggio uno di MA. 3.2 in Marocco. Nei giorni 17-18 -19 è seguita una serie di piccoli terremoti in Sicilia, con un massimo di MA. 2.8. Si sono poi avute ripercussioni in Albania e in Grecia (questa, comunque, sempre bersagliata da continui movimenti sismici). É avvenuto che la spinta della placca iberica, dovuta a quel movimento di espansione della Dorsale atlantica, e la controspinta della placca adriatica hanno compresso l’Italia, provocando anche una serie di piccoli terremoti lungo tutta la catena emersa dell’Appennino. La placca africana, che spinge sempre dal basso e mette in moto anche quella adriatica, ha fatto registrare il 17 maggio un primo terremoto di MA. 3.1 in Croazia, il 18 maggio alle ore 13.12 uno di MA 4.7 in Algeria e, alle ore 20.38 dello stesso giorno, un secondo in Croazia di MA 3.3. La dinamica della duplice spinta delle placche, iberica e afro-adratica, ha poi concentrato la sua massima energia nella Pianura padana, sulla quale incide anche la spinta da nord della placca euroasiatica. Tale interazione tra placche ha provocato, nella notte del 20 maggio 2012, il terremoto di MA 6.0 dell’Emilia Romagna. La sequenza tellurica registrata, anche in questo ciclo di movimenti dovuti all’espansione della Dorsale atlantica, ha seguito comunque le linee tettoniche che dalla Dorsale atlantica deviano verso lo Stretto di Gibilterra, proseguono verso il Mare Tirreno e, attraverso lo Stretto di Messina, s’immettono nel Mare Ionio, dove a sud del Golfo di Taranto, divergono verso l’Adriatico e verso la Grecia.

LO SCENARIO GEOMORFOLOGICO
Il rapporto tra terremoti e le linee di congiunzione tettonica deriva dall’attività tellurica che ha provocato tali fratture in ere geologiche passate e che continua ad incidere su di esse, prolungando le faglie o modificando quelle già esistenti. L’origine dell’energia sismica che incide su di esse è invece da ricercarsi nei nodi di una griglia geo-elettromagnetica naturale, che corrispondono a centri di emissione e di diffusione nella litosfera di elettromagnetismo distruttivo proveniente dall’interno del pianeta. Trattandosi di punti di griglia fissi, la loro energia distruttiva continua perciò ad insistere sempre sulle stesse linee di frattura della crosta terrestre, stabilendo un apparente nesso diretto tra le linee di separazione delle placche e i terremoti.
Gli scontri tettonici tra placche in scorrimento sull’astenosfera e la subduzione dell’una sotto l’altra derivano, invece, dal movimento di rotazione della Terra intorno al suo asse. In ultima analisi lo scorrimento delle placche in un senso o nell’altro deriva dal riequilibrio delle geomasse della litosfera, reso necessario in risposta ad ogni pur minima variazione dell’inclinazione dell’asse terrestre.

SCENARIO INTERPLANETARIO
Ieri sera, 24 maggio 2012, alle ore 22.47 UTC, nel Mare di Norvegia, sulla frattura della Dorsale atlantica, si è registrato un forte terremoto di MA. 6.2. Oggi, sullo stesso luogo, ossia all’interno del Circolo Polare Artico, un altro di MA 5.2. L’ondata sismica si sta già ripercuotendo in queste ore sull’Europa con piccoli movimenti tellurici. Il ciclo di espansione atlantica è quindi ricominciato con una maggiore intensità sismica iniziale, che richiama l’attenzione su tutte le aree interessate del versante europeo e americano.
Il sisma nel Mare di Norvegia corrisponde ad un movimento raro, ma in linea con l’attuale richiamo luni-solare dell’asse terrestre verso un’ideale verticale, che prelude allo slittamento del Polo Nord della Terra. La dinamica d’interazione tra tutti icorpi celesti nell’area interplanetaria del Sistema solare è dettata dalla forza gravitazione ed elettromagnetica, che tendono a mantenere l’equilibrio di tutti i pianeti intorno al Sole. La prevalente forza di attrazione gravitazionale del Sole impedisce ad ognuno dei pianeti di andare alla deriva verso orbite più ampie e li costringe a rimanere coesi ed in equilibrio dinamico, se pur precario per l’azione della stessa attività dell’astro, che tende a destabilizzarli con potenti getti di plasma solare (almeno quelli più vicini, come Mercurio e Venere). Venere, nel suo transito davanti al Sole avvenuto nel 3113 a.C., oscillò violentemente, fino a quando non si assestò nuovamente sulla sua orbita, ma con un moto inverso a quello degli altri pianeti. La causa fu un’inversione totale di polarità magnetiche del Sole, un evento che si ripete ad intervalli di circa quattromila anni, a completamento di innumerevoli microcicli undicennali.

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